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Detto Tra noi

23 luglio 2012

The Holmes Report: Edelman in testa alla classifica mondiale delle R.P.

Global%20RANKINGS%202012%20SquareL'Holmes Report ha rilasciato la nuova "Global Ranking" delle agenzie di relazioni pubbliche: Edelman, con oltre 600 milioni di dollari di fatturato, si è collocata al vertice mondiale per il 2011, davanti a Weber Shandwick e Fleishman-Hillard. Edelman ha messo a segnpo una crescita del 15,7 % nel 2011, la più elevata fra le 10 top firme. Fra i giganti, Edelman, Weber Shandwick, Ogilvy Public Relations e MSLGroup crescono a doppia cifra.

 

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20 giugno 2012

EDELMAN GOOD PURPOSE®: lo studio 2012 conferma la buona propensione degli italiani nei confronti dell’impegno sociale, ambiente, e società civile

Eccoci giunti alla quinta indagine globale sugli atteggiamenti dei consumatori nei confronti delle problematiche della società, sul loro impegno nel sostenere cause sociali e sulle loro aspettative nei confronti delle marche e delle aziende.

 GoodpurposeEdelman Good Purpose® 2012 è stata condotta da StrategyOne (la società di ricerche di mercato di Edelman) fra il gennaio e il febbraio di quest’anno per mezzo di interviste online in 16 paesi coinvolgendo oltre 8.000 adulti. In dettaglio: 500 in Belgio, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Malesia, Olanda, Singapore, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti e U.K.

Vediamo i risultati più significativi: solo il 44% degli italiani è personalmente impegnato nel sostegno di attività di responsabilità sociale, ma a parità di qualità e prezzo, più di un italiano su due (63%) acquista guardando all’impegno che le aziende produttrici hanno in ambito sociale.

Un criterio quindi molto più importante della fedeltà al brand (indicato dal 21% degli italiani) e addirittura del design e dell’innovazione (primo criterio di scelta per solo il 16% contro una media mondiale del 29%), spesso citati come cavallo di battaglia dalle aziende che vogliono conquistare il consumatore del Bel Paese.

In tempi di crisi, gli italiani delegano al Governo anche la responsabilità dell’impegno sociale: il 93% degli intervistati italiani dichiara di essere stato colpito in qualche modo dalla crisi economica (contro l’85% della media globale), il 62% di aver ridotto lo shopping non necessario (51% la media globale), il 46% di aver smesso di risparmiare (28% globale). Colpiti dalla crisi, i consumatori italiani (55%), ma anche quelli di tutto il mondo (54%), sono convinti che dovrebbe essere il Governo a occuparsi dei problemi che affliggono la società.

Solo il 18% ritiene che tocchi farlo a “persone come me”, il 12% alle organizzazioni umanitarie no-profit, il 6% alle istituzioni religiose e il 4% alle imprese. Curioso in un Paese di cultura cattolica come l’Italia che pochi fra gli intervistati ritengano la responsabilità sociale un compito della chiesa.

L’ambiente resta sempre in cima ai pensieri degli italiani: forse non coinvolti personalmente nel sostegno di attività a finalità sociale come nel resto del mondo, gli italiani hanno comunque una loro lista di priorità quando pensano all’impegno sociale. In particolare, sempre secondo i dati raccolti, ben l’87% è interessato alla protezione dell’ambiente in cui viviamo (ma era il 95% nel 2007), seguito a stretto giro dalla lotta alla violenza e agli abusi in famiglia (79%), dal miglioramento del sistema sanitario come anche dall’aiuto volto a migliorare l’autostima delle persone (entrambi al 78%). Da sottolineare che, rispetto al 2007, ci sono clamorose discese, come le uguali opportunità di educazione (-20%), l’aiuto per i diritti umani e civili (-19%) e la lotta alla riduzione della povertà (-21%), ma anche consistenti risalite, come il sostegno per la fame e i senzatetto (+14%), l’aiuto in caso di disastri naturali (+13%), la lotta contro la diffusione di malattie ed epidemie (+13%).

Interessanti le risposte date dagli italiani se i costi non fossero un problema, se le loro scelte potessero avvicinarsi a quello che davvero sognano senza pensare al prezzo. Infatti, il 70% preferirebbe vivere in una casa “green” più che in una casa “grande” (30%); l’83% acquisterebbe prodotti locali più che di “design” (17%), l’82% sceglierebbe un’auto ibrida più che una macchina di lusso (18%) e il 57% sogna poi un lavoro con finalità sociali.

Parlando di aziende, il 74% degli italiani consiglierebbe un prodotto di un’azienda impegnata attivamente nella responsabilità sociale, il 71% comprerebbe un prodotto o un servizio, il 70% condividerebbe un’eventuale esperienza positiva. Interessante anche scoprire che ben il 78% passerebbe a un brand competitor se solo fosse impegnato in scopi sociali, oltre ad acquistare più volentieri e con maggiore fiducia, aiutandolo anche nel sui gentili propositi.

 

Per ulteriori dettagli: www.purpose.edelman.com

Per scricare il pdf della presentazione, cliccare Download Goodpurpose2012_ITAdef

Posted by Anna Capella

10 aprile 2012

Donne e potere, ecco il rapporto McKinsey

Il numero delle donne in alti ruoli manageriali sta aumentando. Ma il processo è lento: mentre in Europa più donne siedono nei consigli d'amministrazione, in molti Paesi le donne hanno poco potere.

Dal 2007, McKinsey and Company commissione una ricerca mondiale per misurare la presenza delle donne nel usiness. 

Buona visione http://www.mckinsey.com/Features/Women_Matter

 

09 febbraio 2012

Presentato da Edelman Italia il Trust Barometer 2012: cresce la fiducia nei media

E' stato presentata a Milano, il 31 gennaio scorso, l'edizione 2012 dell'Edelman Trust Barometer.

Per vedere la presentazione, cliccate Download 2012 Trust Barometer_Italy - SV def

 

Cliccando qui sotto è possibile assistere a una conversazione sul Trust fra Dennis Redmont e Alan VanderMolen.

 

 

Qui sotto il comunicato stampa:

 

Milano 31 Gennaio 2012 – L’Italia si conferma un Paese complessivamente “fiducioso”: in Europa soltanto l’Olanda, con il 61%, dimostra di aver maggior fiducia nel governo, nei media, nelle aziende e nelle Organizzazioni non governative. L’Italia era al 56% l’anno scorso e al 56% resta quest’anno, mentre la Francia scivola al 40%, la Spagna al 37%. Il Giappone crolla dal 51% al 34% per effetto del disastro nucleare. Il Regno Unito resta basso: 41%, gli Stati Uniti al 46%.

E’ il risultato del caos finanziario e politico del 2011: nella maggior parte dei 25 Paesi presi in esame, i governi raccolgono un indice di consenso al di sotto del 50%. In Francia, Spagna, Brasile, Cina, Russia e Giappone, così come in altri sei Paesi, la fiducia nei governi è scesa di oltre 10 punti percentuali. Anche in Italia la caduta di fiducia nel governo è stata notevole, ma ormai è storia passata visto che l’indagine, condotta fra il 12 ottobre e il 15 novembre, ha preso in considerazione il governo Berlusconi (punteggio disastroso: 38%) e non il nuovo governo Monti.

“Oggi le aziende sono più credibili”, ha commentato Fiorella Passoni, amministratore delegato di Edelman Italia, “e possono guidare una ripresa generale della fiducia, cercando di essere percepite come forza di progresso e fonte di ricchezza, non come enti a scopo di lucro”.

La maggior fiducia nelle imprese non corrisponde ad altrettanta fiducia nei CEO, mediamente crollati di 12 punti percentuali in Europa (il più grande scivolone in 9 anni). Invece, torna in auge la fiducia nelle “persone come me”, nei pari, nei colleghi, ora preceduti soltanto da accademici ed esperti.

Ma in Italia è particolarmente significativa la ritrovata fiducia nei media, balzati dal 40 al 59%, e nei social media, cresciuti del 19%. Oggi social-networking, micro-blogging, e siti di condivisione di contenuti sono fonti di informazione altrettanto affidabili dei media tradizionali, e certo molto di più della pubblicità.

"I media hanno fatto un lavoro eccezionale lo scorso anno per spiegare i problemi finanziari in tutta l'Europa”, ha dichiarato Alan VanderMolen, Presidente e CEO di Global Practices and  Diversified  Insights Business di Edelman. “Hanno saputo offrire una vasta gamma di servizi e opzioni”.

Accademici, esperti e tecnici aziendali sono sempre al top della fiducia in Italia e nel mondo, considerati ancor più affidabili dei rappresentati delle Organizzazioni non governative. E questo forse spiega perché il governo Monti, tecnico per eccellenza, sembra ottenere in Italia e nel mondo un buon livello di fiducia. 

In Giappone, lo si è accennato, il terremoto dello scorso marzo e il conseguente disastro nucleare hanno minato la fiducia generale: il governo ha perso 26 punti, i meda 12, le NGO’s 21. L’industria dell’energia è crollata addirittura di 46 punti, le banche di 20. Al contrario, la Cina è è oggi al primo posto nel mondo per fiducia complessiva (76%) e l’unica a far registrare un significativo aumento di fiducia anche nelle aziende, passando dal 61 al 71%. Un vero passaggio di testimone dal Giappone, oggi “sol calante”, alla Cina.

 



Il Trust Barometer di Edelman
Il Trust Barometer è un’indagine condotta in 25 Paesi da Edelman. L'indagine è stata condotta dalla società di ricerca StrategyOne e consiste in interviste online 20 minuti condotte fra il 10 ottobre e il 30 novembre 2011. Il campione è stato di 25.000 intervistati (popolazione generale) e di 5.600 (pubblico informato) suddiviso in due gruppi di età (25-34 e 35-64), in 25 Paesi. Per pubblico infornato si intende persone che rispondono ai criteri seguenti: diploma di istruzione, reddito delle famiglie elevato (compreso nel 25%); letture frequenti di notizie sui media. Per ulteriori informazioni, visitare http://www.edelman.com/trust o chiamare il 212.729.2166.

14 luglio 2011

Due nuovi strumenti Edelman per misurare l'influenza di blogger e Twitter

Edelman ha lanciato oggi BlogLevel e la versione 2.0 di TweetLevel, due strumenti grauiti che permettono di identificare chi siano i veri creatori di opinione nei diversi campi. Ovviamente, TweetLevel analizza Twitter e BlogLevel misura la blogosfera.

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I due strumenti offrono elementi pratici di indagine a aziende e brand che, attraverso questi algoritmi messi a punto da Edelman, possono stabilire metriche di comparazione fra blogger e tweeters, in tutti i Paesi e in tutte le lingue del mondo. Ottengono punteggi più alti coloro che creano contenuti e idee proprie che sono poi amplificate e riprese dagli altri, così come coloro che più scambiano commenti con i loro follower. 

Per maggiori informazioni su BlogLevel eTweetLevel, cliccare qui per FAQ, qui per una presentazione e qui per il comunicato stampa Download Edelman launches BlogLevelTweetLevel final.

Posted by Sergio Veneziani

13 aprile 2011

Il web in Italia vale 32 miliardi, il 2% del PIL.

Interessante l'articolo di Daniele Lepido pubblicato su I bastioni di Orione. Scrive "Se qualcuno non avesse ancora compreso fino in fondo la portata “economica” del web, farebbe bene a dare un occhio allo studio del Boston Consulting Group, commissionato da Google e intitolato Fattore Internet. Un'indagine che cerca di stimare l'incidenza della rete sull'economia italiana. Nel 2010 il valore della web-economy è stato di 31,6 miliardi di euro, pari al 2% del prodotto interno lordo nazionale, in crescita del 10% sul 2009. Per avere un termine di paragone, si sappia che i settori dell'agricoltura e delle utilities, sempre nel 2010, hanno raggiunto il 2,3% del Pil, mentre la ristorazione non è riuscita a superare il 2 %".

Fattore Internet Certo, bisogna capire che cos'è internet, multiforme filiera, “costellazione” di servizi e competenze, oltre che di prodotti. Intanto oltre la metà di questi 31,6 miliardi è fatta dalla componente “consumo”, pari a 17,4 miliardi, più altri 11,2 miliardi che arrivano dai privati (soprattutto dagli investimenti degli operatori di telecomunicazione nelle reti), più altri 7,1 miliardi di spesa “istituzionale” da parte di Stato ed enti pubblici. Tutte cifre alle quali bisogna sottrarre le importazioni nette di 4,1 miliardi. Dei 17,4 miliardi della voce "consumo" il 65% (oltre 11 miliardi) è dato dall'acquisto di prodotti, servizi e contenuti online. In pole position tra i servizi c'è sempre il turismo, che batte informatica, elettronica di consumo, assicurazioni e abbigliamento. Mentre tra i contenuti digitali i più ricercati non sono le news, ma il gaming e nello specifico il poker online, che nel 2010 ha registrato una raccolta di oltre 3 miliardi di euro. Il rimanente 35% della voce consumo (circa 6,4 miliardi) se ne va nell'hardware per connettersi in rete, in tablet, smartphone e ovviamente nelle bollette telefoniche. Cioè in tutto ciò che permette “fisicamente” di accedere a internet.

Le previsioni. Da qui al 2015 la crescita annua del valore economico del web potrebbe oscillare tra il 13 e il 18 per cento. E sempre tra quattro anni l'incidenza del cyberspazio sul prodotto interno lordo italiano potrebbe stimarsi tra il 3,3 e il 4,3 per cento. Conclusione: Bcg stima che nel 2015 tutto l'ecosistema economico di internet potrebbe valere in Italia 59 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto a oggi. Ecco il documento del Boston Consulting Group.

Posted by Sergio Veneziani

La stessa cosa, ma con parole diverse

Il collega David Brain, responsabile dell'area Oriente di Edelman, segnala nel suo blog (Sixtysecondview) un video su YouTube che vale veramente la pena di vedere, se ci si occupa di comunicazione, perché raffigura in modo brillante una parte importante del nostro lavoro. Si chiama The Power of Words. Eccolo.

Default Posted by Sergio Veneziani

04 aprile 2011

Troppa immagine positiva non giova alla buona reputazione

Si sa che ai clienti non piacciano le critiche e che anche solo un piccolo articolo "cattivo" generi ire profonde. Eppure un po' di critica non fa male a nessuno, il totalitarismo non è di moda e i giornali hanno il diritto di esprimere le proprie critiche.

Ho trovato molto interessante a questo proposito un vecchio articolo (2007) della Harvard Business Review, dal titolo: "Reputation and Its Risks", di Robert G. Eccles, Scott C. Newquist, e Roland Schatz.

ImagesCAR4YPP5 In un passaggio, molto interessante, gli autori citano la ricerca fatta dal Media Tenor Institute for Media Analysis (fondata da uno degli autori, Roland Schatz) di Lugano, dalla quale emerge che una reputazione positiva ottimale dell’azienda richiederebbe almeno il 20% di articoli sui giornali importanti positivi e non più del 10% negativi. Il resto neutro. Un eccesso di positività nei media comporta il rischio di una eccessiva vulnerabilità di fronte a una qualsiasi issue.

E ne concludono: i manager possono influenzare il mix positivo o negativo degli articoli cercando di mantenere il livello di “coperture” negative nei limiti ottimali.

In sostanza, una certo minimo livello di criticità da parte dei media non solo è fisiologico, ma addirittura auspicabile per mantenere buona la reputazione di un’azienda senza creare l’illusione di una perfezione assoluta nell'immaginario collettivo degli stakeholder, che rischierebbe di portare a bruschi disincanti e a “crolli” improvvisi. Interessante.

Posteb by Sergio Veneziani

30 marzo 2011

7 suggerimenti per ottenere un brain storming efficace

ImagesCA2P1N9P Quando si tratta di proporre nuove idee, siamo tutti sulla stessa barca. Ognuno di noi – indipendentemente dalla seniority o dalla carica – vorrebbe uscirsene con l’idea migliore e la più creativa. Ma non è sempre semplice …Spesso durante le sessioni di brainstorming si è bloccati, non vengono in mente nuove idee, magari anche intelligenti, mentre un gruppetto ristretto di persone domina la sessione con il proprio contributo creativo.

McKinsey Quarterly, il periodico di McKinsey and Company, ci accompagna attraverso 7 suggerimenti per generare nuove idée: “7 Steps to betterbrainstorming

Una buona lettura.

Posted by Anna Capella

04 febbraio 2011

Ecco 11on11, i pensieri Edelman sulle ultime tendenze

Con qualche settimana di ritardo, così come tutti gli anni, torna l’appuntamento con la newsletter – "11on11"  “Download Edelman11on11” è il titolo di questo 2011 – che raccoglie alcuni pensieri di Edelman sulle tendenze e le realtà dell’anno che ci aspetta.

Edelman “11on11” ospita i contributi di 11 professionisti della comunicazione provenienti da diversi paesi del network per il 2011. Il nuovo concetto di mobilità che ci rende tutti sempre connessi, l’importanza della misurazione delle performance, la generazione dei Millennial, i nuovi “action consumer” sempre più disposti a farsi liberamente ambasciatori delle marche di cui si fidano, le previsioni sul futuro della marca nei prossimi dieci anni …. sono soltanto alcuni degli argomenti che vedrete trattati dalla nostra newsletter.

Buona lettura!

Posted by Anna Capella

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