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15 dicembre 2005

Dimmi per che parola sei

I neologismi che entrano ogni anno nel nostro linguaggio non sono solo legati alla diffusione delle parole straniere, soprattutto quelle angloamericane, più o meno adattate alle regole dell'italiano, come "cliccare" e "blogghista", o del tutto immutate rispetto alla provenienza, come "boom", "provider" e "business". Ad arricchire l'italiano contemporaneo ci sono anche le parole, spesso destinate a una vita effimera, derivate dalla cronaca e diffuse dai media: concertista, furbetti (del quartierino), eurobarometro, antitav.
Per registrare e aggiornare il fenomeno, l'Istituto della Enciclopedia Italiana, mette a disposizione sul suo sito web, nell'area linguistica (Lingua e linguaggi http://www.treccani.it/site/lingua_linguaggi/index.), un archivio che viene incrementato di circa 200 nuove schede ogni mese. Il quiotiodiano la Repubblica ha oggi lanciato un sondaggio sulle parole del 2005 ricavate da questo archivio e ha proposto 15 neologismi al giudizio dei lettori. In poche ore sono stati oltre 6mila i votanti che hanno consacrato come "parole dell’anno" due nuovi termini entrati a far parte del linguaggio comune: "tsunami" e "Pacs". Il primo è stato votato dal 21% dei lettori e il secondo dal 16%. Interessante notare che una parola, sulla quale si è addirittura fatto pochi mesi fa un referendum, come “fecondazione assistita” è stata scelta solo dal 4% dei votanti. Per non parlare di “devolution”, da anni sulle prime pagine dei giornali, che ha raccolto appena il 5%.
Anche in questo caso, come già per le foto, sembra emergere, dalle scelte di comunicatori e utenti, una diversa percezione della realtà. Tsunami e Pacs sono due termini che riflettono immagini ed emozioni molto umane e molto attuali: lo sgomento per la catastrofe naturale che colpisce “naturalmente” sempre i più poveri, e l'evoluzione del modello di famiglia nell’Occidente evoluto, che chiede di perseguire con regole più flessibili il proprio ideale di felicità.
"Devolution" e "Fecondazione assistita" invece sono considerate parole della politica, parole distanti ed estranee, che rimangono tali e non entrano nell'imnmaginario collettivo. Come "protocollo di Kyoto", un termine usato da giornali e televisioni dal 1997, ma che viene riconosciuto (e usato) solo da una sparuta minoranza di lettori..

Posted by Fiorella Passoni

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