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Detto Tra noi

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30 gennaio 2006

Tutti dicono I LOVE YOU

In una società evoluta , società socievole, leggiamo un po’ ovunque in questi giorni, come vedrete qui di seguito, infinite declinazioni sul tema “amore”. Sorpresa, ma in fondo condividendo, le ho brevemente raccolte e commentate, perché è interessante vedere come questo argomento nei momenti difficili torni di attualità.

Davos: Dagmar O’Connor pioniera della sessuologia,35 anni di carriera,molti libri ed una clinica a New York,ha condotto un seminario affollatissimo nel quale i manager partecipanti hanno riscoperto il concetto-binomio sesso e felicità,ed anche quindi il tempo necessario che ciascuno dovrebbe poter dedicare alla vita di coppia,come la O’Connor dice su La Repubblica siamo degli “human beeing” e non “human doing”. La felicità di coppia non aiuta solo a farci vivere meglio ma a stare bene con gli altri,ad applicarci con maggior gioia in altri campi della nostra vita.

Il tema "amore" è stato anche trattato in modo attento,da William Trevor (scrittore irlandese nato nel 1928, vive in Inghilterra) nei 12 racconti del suo ultimo libro “Le regole dell’amore”,storie solo in apparenza semplici, ma piene di dettagli che diramano all’interno della mente e della psiche umana. In un’intervista conclude con una frase semplice ed illuminante: ”Adoro scoprire le cose, adoro i misteri quindi scrivo dell’amore che è in assoluto meraviglioso e misterioso”.

Giovedì scorso nell’articolo sul Corriere della Sera “Manifesto di Papa Ratzinger” mi ha sorpresa un titolo insolito:”L’Eros che ci solleva verso il Divino” Quando tra un uomo ed una donna il corpo e l’anima si incontrano si schiude una promessa di felicità irresistibile. L’eros è come radicato nella natura stessa dell’uomo che abbandona tutto per trovare la donna,e solo nel loro insieme rappresentano l’interezza dell’umanità.

Francesco Alberoni è in libreria da qualche mese con il suo “Sesso e Amore” oltre alla rubrica su “Io Donna” tutti i sabati, ed anche qui leggiamo tutta una serie di riflessioni, ma la sintesi in fondo è: l’eros espresso al meglio si trasforma in amore, fino alla ricerca della felicità dell’altro della quale ci si preoccupa più che della nostra, “esserci per l’altro”.

Sempre sul Corrriere di nuovo un articolo domenica 15 gennaio: “Amore e Sesso la libertà si riscopre dopo i 50 anni”, evidenzia che oggi molte coppie divorziano dopo i 50/60 anni, cosa fino a poco tempo fa impensabile. Come di seguito commenta Lidia Ravera: “anche se il corpo cambia non c’è scadenza, se mai il problema è il cervello, non certo il fisico”. Diventiamo più esigenti e selettivi e quindi pretendiamo di più. Probabilmente con la testa di oggi non sposeremmo più l’uomo o la donna dei nostri 20 anni ,forse un breve esame fatto oggi li farebbe a pezzetti.

Si scrive, si discute molto dell’amore, il “mondo nuovo” che viene proposto come attuabile e rinnovabile a tutte le età della vita. La mia conclusione? L’amore è la cosa più importante, senza sei troppo triste! L’amore è un balsamo per l’anima e a tutte le età ci procura ondate di tenerezza che lavano le ferite della vita

Posted by Patrizia Druetti

26 gennaio 2006

2005, anno nero dei media

Mai come quest’anno la libera stampa nel mondo sembra screditata presso gli opinion leader. Soprattutto in Europa dove, secondo l’indagine Trust Barometer 2006 realizzata da Edelman, la fiducia riposta nei media appare in continuo calo da cinque anni a questa parte e continua a scendere: oggi solo 3 intervistati su 10 si dicono disposti a credere a giornali e tv.

Per contro , proprio il 2005 è stato l’anno più tragico per il mondo dell’informazione, che ha assistito all'assassinio di 89 giornalisti su un totale di 150 caduti sul fronte della notizia a livello mondiale. Lo denuncia la International Federation of Journalist, nel suo annuale rapporto, che rileva come nel mondo sia in aumento la tendenza all’omicidio “mirato” dei professionisti dell’informazione.

Il numero più alto di caduti si è avuto, ovviamente, in Iraq dove sono stati assassinati 35 reporter, in gran parte giornalisti iracheni ingaggiati dagli organi di stampa internazionali. Oltre a questi , la federazione internazionale denuncia 5 uccisioni per mano dei militari Usa, sulle quali i giornalisti chiedono l’avvio di inchieste indipendenti per fugare il sospetto che si tratti anche in questi casi di omicidi e non “incidenti”.

Quello del giornalista si conferma dunque un “mestiere difficile”, ad alto rischio ma ben poco considerato dall’opinione pubblica di cui i reporter sono al servizio.

Posted by Sergio Veneziani

23 gennaio 2006

Giovani, tra impresa e impegno

L’universo giovanile viene periodicamente scandagliato dalle aziende e dai media per capire, e possibilmente anticipare, stili di vita e modelli di consumo del futuro prossimo. L’ultima indagine su questo importantissimo target della popolazione italiana è stato realizzato da MediaHook per la rivista Campus ed era finalizzata a scoprire quali sono i modelli di riferimento dei giovani italiani di età compresa tra i 16 e i 23 anni.
Scontate le preferenze per i personaggi della musica e dello sport, a sorprendere sono le preferenze che indicano negli imprenditori e nei leader del volontariato i due modelli di riferimento dei ragazzi del ventunesimo secolo. Insomma, musica e sport a parte, i giovani di oggi sognano di diventare i Luca Montezemolo e i Gino Strada di domani.
Impresa e solidarietà,secondo l'indagine condotta su un campione nazionale di 1.052 giovani, sono i due obiettivi di riferimento di una generazione che sembra aver deciso di mettere in secondo piano i miti di quella precedente, decisamente più impegnata a sfidare il mondo sui terreni della politica e della cultura. Libertà e coraggio sono, infatti, i valori ritenuti fondamentali dai ragazzi di oggi, seguiti da altruismo e spirito di sacrificio.
Il “mondo nuovo” dei nostri giovani ha dunque due volti: quello notturno, segnato dalla vita spericolata e dagli occhiali neri di Vasco Rossi, e quello solare, spiritoso e vitale di Valentino Rossi, che rischia di più, ma lo fa sorridendo e con l’aria di divertirsi davvero,il look rigorosamente dark di Asia Argento e i jeans made in Italy di Renzo Rosso.
Da questo mix nascerà un mondo migliore e più giusto di quello che noi abbiamo cercato di costruire? Ce lo auguriamo con tutto il cuore.

Posted by Carlo Arcari

Blog in progress

22 gennaio

Detto tra noi. Questo è il nome del blog. Mi chiedo se le cose che scriviamo rimangano davvero tra noi, nella cerchia dell'agenzia. In realtà ci accorgiamo che i lettori delle nostre riflessioni non mancano. Mi ha fatto piacere leggere il commento lasciato da Roberto. Spero che altri seguano l'esempio e ci segnalino il loro punto di vista.
Per alcuni blogger non è importante sapere se coloro che leggono approvino o meno i loro contenuti. E' una posizione legittima, poichè ogni blogger ha il diritto di esprimere le proprie idee e lasciare agli altri la libertà di leggere o meno.
Per quanto mi riguarda, invece, avere un feedback da parte di chi legge è importante. Non pretendo che i miei post siano perle di saggezza, nè che meritino fiumi di elogi o critiche. Mi piacerebbe però poter avviare un dialogo, se non altro perchè sarebbe un momento proficuo di confronto delle proprie idee.
Un blog di successo, mi rendo conto, mette a disposizione molte risorse informative e si conquista la fiducia dei lettori col tempo. Noi siamo ancora all'inizio ma confido in tutti quelli che leggono affinchè ci diano gli stimoli giusti per accelerare la crescita del blog. Che non rimanga solo "detto tra noi" ;)

Posted by Marco Magli

18 gennaio 2006

Venezia sotto la neve, Kubrik e fotografia cellulare

18 dicembre

La neve. Capita anche questo a Venezia. Non credo di dovermi impegnare a descrivere la bellezza di una città unica come questa. La Torcia è arrivata ieri in Laguna accompagnata dal solito entusiasmo, anche se raffreddato per le condizioni meteo. M'ero fatto un'idea strana di questa città: me l'aspettavo sommersa dai turisti, soffocata dal commercio di souvenir. Complice la stagione, invece, si è presentata nella sua magnificenza.
Certo, anche io non mi sono tirato indietro di fronte ad alcuni splendidi negozi, quindi ho acquistato delle maschere di carnevale, prodotte artigianalmente in cartapesta. Ho passato un'ora a scegliere, discutere con il proprietario/artigiano. Come cambia la relazione tra le persone quando non si ha fretta! E in queste situazioni escono fuori storie che non t'aspetti. L'artigiano in questione è stato uno dei due che hanno realizzato le maschere per il film "Eyes Wide Shut" di Stanley Kubrick. Fantastico!
Del suo nome, però, non vi è traccia nei credits del film, per cause che dipendono dai contatti tenuti con la produzione. Mi sono sentito un po' giornalista, a scovare storie nell'ombra e capisco sempre più quei reporter che rimpiangono il lavoro in strada, a chiacchierare con le persone, i veri protagonisti della cronaca. Me lo confermava anche un amico fotografo dell'Ansa di Venezia. Ormai anche la sua professione, a suo parere, sta perdendo quella dimensione "avventuriera" che le era propria. O, per essere più precisi, la fotografia di reportage non è riconosciuta come frutto di una professionalità che si aquisisce con gli anni. Al contrario, imperversano i reporter di strada armati di cellulare. La velocità aumenta e aumenta anche la quantità di immagini in circolazione. Ormai i quotidiani riescono a pubblicare anche le foto scattate col telefonino e inviate via MMS.
E' indubbio che il giornalisnmo dal basso, il "grassroot journalism" come lo chiamano gli americani, stia cambiando il panorama dei media. Blog e podcast sono le nuove frontiere dell'informazione. Ma come dare torto a chi difende la fotografia professionale? Non credo che, almeno ad oggi, si possa dire che la rivoluzione dell'informazione sia in grado di poggiare sul giornalismo dal basso. Occorre distinguere ancora tra chi produce qualità e chi no. Spezzo una lancia a favore dei fotografi perchè continuo a credere nell'importanza di una buona foto capace di raccontare una storia.

Posted by Marco Magli

16 gennaio 2006

Noi cinquantenni con le ragazze di oggi, per tutte le donne di domani.

Sabato pomeriggio 14 gennaio non ero intenzionata ad andare alla manifestazione di piazza tra gli altri 100 mila che hanno sfilato a Milano in difesa della legge 194.
Ma poi, anche se in ultimo, non ho saputo resistere: lo slogan “libera di scegliere” mi ha catturata.
Non con la forza di 30 anni fa, ma forse con una determinazione ancora maggiore: quando ormai una cosa si è conquistata e l’abbiamo ottenuta, guai a chi ce la tocca!
Sulla pelle delle donne, e questa volta non parlo di skin-care , creme, buon mantenimento dell’epidermide, ma di salvarci la pelle, termine che riassume la violenza e l’enorme rischio dell’aborto clandestino. A nessuna donna piace abortire. L’aborto non è e non deve essere un metodo contraccettivo, ma per varie ragioni: salute psicofisica della madre, salute del feto, violenze subite o per tante altre buone ragioni, deve poter essere consentito come lo è stato in questi anni.
Una nota positiva sulla manifestazione: non solo donne, ma molti uomini hanno deciso di aderire. Una nota negativa: solo Ombretta Colli per il centro-destra, sarebbe stato meglio, infatti, vedere anche altre facce, comprendere il rischio di fare cambiamenti alla 194, ignorando schieramenti ed indirizzi politici.
Trent’anni fa eravamo sole, sabato abbiamo visto tante coetanee con le figlie e a volte le madri ottantenni; 3 anche 4 generazioni di donne unite per salvare una legge che avrà anche qualche difetto, tutto è migliorabile, ma che funziona nonostante i sabotaggi.
Le figlie dimostravano ammirazione per le madri che si erano battute per i loro diritti, perché si può essere favorevoli o contrari alla 194 , ma è fondamentale che venga rispettata LA LIBERTA’DI SCELTA!
Rispetto al 1978 i cartelli inalberati dalle donne erano più divertenti ed ironici, nel corteo c’erano tanti vip, opinion leaders, donne legate alla militanza politica ma anche moltissime donne comuni: la manifestazione non era quella degli schieramenti ma dei DIRITTI CIVILI, perché la libertà delle donne è anche la misura della democrazia di un Paese.
Ci saranno ancora tentativi di modificare o limitare la 194? Probabile, la libertà non è mai garantita ed è un bene che si conquista tutti i giorni. Di sicuro, chiunque ci proverà, troverà sulla sua strada milioni di donne decise a difendere i loro diritti.

Posted by Patrizia Druetti

11 gennaio 2006

Uomini di comunicazione: wireless, speriamo che tenga..

11 dicembre

Fermo in una piazzola di un autogrill, con portatile aperto e appoggiato sulle ginocchia. Sono in auto e fuori fa freddo. Guardo con apprensione l'icona che segnala il collegamento alla rete internet. Riuscirò a inviare questa importante e-mail di 3 mega? Mi chiedo quanto siamo simbiotici con la comunicazione wireless. Il cellulare non ci abbandona mai, ormai nemmeno nelle gallerie. Fantastico, direte, la vittoria della nuova società dell'informazione! E' vero, anche io credo che stiamo vivendo in un'epoca entusiasmante, in cui possiamo lavorare ovunque, in un parcheggio come in ufficio. Per poter seguire un progetto come questo, l'evento itinerante più lungo che sia mai stato organizzato in Italia, la tecnologia rappresenta la chiave di volta. Ed è per questo che forse mi sento un uomo delle caverne, visto che sono qui a pregare che la connessione regga, la VPN non faccia le bizze e la batteria del portatile non si esaurisca (esaurimento nervoso?!). Evviva la tecnologia, ma poveri noi che dobbiamo pregare gli dei egizi per ogni dispositivo che ci portiamo dietro! Ah, dimenticavo..esiste anche il blackberry. Qualcuno ben informato mi dice che è quasi impossibile resistergli e spegnerlo durante i pochi momenti di vita privata che ci concediamo. Ma sarà questo il futuro dei professionisti delle relazioni pubbliche? La gente normale già ci guarda come alieni, lo vedo qui fuori in autogrill. Prima o poi dovremo deciderci a utilizzare il tasto "spegni". Detto da chi non si separa mai dal suo portatile e viaggia con almeno due batterie cariche per il cellulare :)

Posted by Marco Magli

10 gennaio 2006

Buon Compleanno, Repubblica

La Repubblica compie 30 anni. Il giornale che per opinione unanime ha rivoluzionato il modo di fare i quotidiani in Italia festeggia la sua età adulta e si racconta con un’intervista ai suoi due direttori: il fondatore Eugenio Scalfari e il “giovane”, Ezio Mauro che da 10 anni lo ha sostituito al timone.

Quella che ne esce, in estrema sintesi, è l’immagine di un quotidiano innovativo, per temi, titoli e scrittura, nato dal felice matrimonio di due settimanli di successo e grande innovazione: Panorama (con alle sue spalle la Mondadori di Mario Formenton) e L'Espresso, il settimanale della lotta politica per eccellenza. Voleva ereditarne i lettori, per fortuna, è il caso di dire, non è stato così, pertanto Scalfari e i suoi hanno dovuto trovarsi un altro pubblico, meno elitario ed esclusivo, da far emergere e rappresentare. Scoprirono così un’altra Italia, fatta di giovani, ma soprattutto di donne che la grande stampa quotidiana non considerava ancora un target interessante e che proprio su Repubblica, per la prima volta, conquistarono, con la firma e le idee di tante giornaliste, l'onore della prima pagina.

A metà degli anni 70, nei grandi quotidiani le donne già c’erano, ma scrivevano perlopiù di giardinaggio, cucina e moda. Con Repubblica l’universo femminile (il movimento femminista fece la sua prima manifestazione a Roma nel 1976) cominciò a contare e fu proprio il nuovo pubblico delle donne e dei giovani a decretare il successo del primo tabloid italiano, che in pochi anni diventò il primo quotidiano realmente nazionale (grazie anche a numerose edizioni locali) a fianco del “vecchio” Corriere della Sera.

Molti hanno definito in questi anni (e ancora definiscono) Repubblica un “giornale-partito”, ma è un equivoco che si perpetua perché questi osservatori, soprattutto i politici, non riescono a comprendere la qualità del forte legame identitario che tiene legato al giornale il nuovo pubblico scoperto da Scalfari e dai suoi giornalisti nel lontano 1976. L’anima del giornale, infatti è condensata in una parola che oggi forse più di ieri rappresenta la somma dei significati positivi: innovazione. Un valore che donne e giovani considerano fondamentale per il loro futuro. Buon Compleanno, Repubblica.

Posted by Sergio Veneziani

09 gennaio 2006

Gioco duro? Sesso “debole”.

L’analisi del passato su quanto è accaduto all’universo femminile non giova alle coscienze, ma è formativa per capire l’evoluzione storica/sociale/culturale delle donne. Se tralasciamo però di parlare di “cose” ormai note e spero condivise, e vogliamo guardare avanti, passiamo con prodigiosa velocità a noi all’inizio di questo 2006.
Vorrei attirare l’attenzione su un fatto: quando le cose non vanno bene, nei momenti più difficili, le donne appaiono e prendono visibilità perché la loro presenza è fondamentale per ricostruire l’immagine usurata delle Istituzioni. Vorrei ricordare quindi le figure di 6 Signore con i fiocchi che hanno recentemente conquistato la ribalta mondiale.
Shamir Ebadi, avvocatessa iraniana, seguita da Wangari Maathai simbolo alla lotta alla desertificazione, 64 anni sottosegretario all’ambiente in Kenia e l’anno scorso premio Nobel per la pace.
Anne Lauvergeon 46 anni dirige Areva in Francia la più grande compagnia mondiale di reattori nucleari al 2 posto tra i manager più potenti del mondo,senza energia i paesi non possono vivere o progredire e questo deve essere fatto in condizioni di massima sicurezza.
Condoleezza Rice,nessuno siede in alto quanto lei,segretario di Stato USA, tra i suoi incarichi soprattutto la politica estera.
Attualmente il “ fenomeno” che in Europa appare più strabiliante è Angela Merkel, da poco a capo del Governo tedesco, che in brevissimo tempo ha dimostrato il suo valore sia in patria che all’estero. Proprio in questi giorni in visita in USA con la sua presa di posizione sul lager di Guantanamo: “il fine non può giustificare il mezzo” si conferma una donna che parla chiaro , cosa rara in politica. In Europa si batte per dare alla UE una Costituzione; primo passo verso questo obiettivo portare tutti i Paesi ad un successo economico in quanto abbiamo bisogno di crescita, di più occupazione, più innovazione ed anche più ottimismo.
Arrivo per ultima ad una signora cilena, sorridente e con un viso sereno, che il 15 gennaio se vincerà il ballottaggio diventerà la Prima Donna Presidente del Sudamerica.
Michelle Bachelet persona di grandi vedute, progressista, medico, madre single di 3 figli,
con un passato terribile; nel 1975 la polizia segreta di Pinochet, prese lei e la madre antropologa con quello che ne conseguiva, le uccise il padre generale dell’aeronautica, torturato in un carcere militare.
Dice di non provare odio o rancore, ognuno ha i suoi tempi per superare il dolore, lei l’ha superato. Da buon medico dice anche: le ferite possono guarire. La sua popolarità è altissima, il Cile in Sudamerica, è il paese leader per lo sviluppo con una crescita annuale del 6%, conti a posto, poca criminalità e corruzione ed un sistema bancario moderno.
La povertà del Paese andino comunque resta un serio problema, ma il suo passato coraggioso le ha insegnato a lottare e a spuntarla, e questo è sicuramente una garanzia per i cittadini più deboli.

Posted by Patrizia Druetti

Una Torcia, mille storie

7 Gennaio

Ho ancora negli occhi i riflessi della fiamma che accendeva la mia Torcia e penso a tutti coloro che si stanno avvicendando in questa straordinaria avventura. Tra quelli che ho incontrato nei giorni scorsi voglio ricordare il signor Roberto Villa, tedoforo a Capua, che ha avuto l'onore di portare la Torcia delle Olimpiadi anche nel 1960 per i Giochi di Roma. 45 anni dopo, eccolo nuovamente a vivere le emozioni olimpiche, più motivato che mai. Chissà cosa si prova? Magari anch'io avrò l'opportunità di fare altrettanto tra qualche decade. Nel frattempo ascolto storie, andando a zonzo per l'Italia. Ho anche incontrato un tedoforo che nel 1960 ha perso l'opportunità di portare la torcia per colpa degli esami di riparazione a scuola.
I punti di raccolta dei tedofori, sparsi lungo il percorso, sono i più svariati, dalla sede di un fast food a ristoranti, concessionarie di auto o agenzie di viaggio. Ma tutti sono accomunati dalla presenza di uomini e donne con le proprie storie. Ed è meraviglioso muoversi tra loro e ascoltare i loro racconti, rispondere alle curiosità e dare informazioni preziose per permettere ai familiari di raggiungere il posto esatto in cui potranno vedere il loro caro vivere l'esperienza da tedoforo.
Stare tra le persone, tra i tedofori, mette di buon umore. E' bello leggere l'emozione nei loro occhi e l'entusiamo di amici e parenti. Un grande merito va anche a tutto lo staff del Toroc e ai volontari, davvero instancabili nel loro lavoro, pazienti fino all'inverosimile e allegri quel tanto da contagiare tutti.
E' un peccato invece vedere pochi giornalisti andare in giro per i punti di raccolta. Ovviamente l'evento è lì per strada, e il tempo pochissimo per coprirlo con una cronaca esaustiva. Ma quanto sarebbe bello mettere insieme tutte le storie che stanno dietro al Viaggio della Fiamma.

Posted by Marco Magli

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