Ignora la comunicazione e dominerai il mondo
Rumsfeld fa il suo ingresso nella sala del Pentagono adibita a ricevere le delegazioni internazionali con grande sicurezza, un sorriso smagliante e un’apparente gratitudine per la visita. Guidati da Dan Edelman, noi 20 country manager di Edelman, gli chiediamo come viene monitorato il consenso, come vengono analizzati i messaggi nella quotidianità, come si relaziona il suo staff con tutta una serie di nuovi interlocutori, i blogger ad esempio. Sorprendenti le risposte: si fa poco o nulla, non c’è tempo, non ci sono le risorse, non si vogliono elementi di disturbo verso una linea ben chiara e precisa. In fondo più o meno siamo sempre sulla linea alta del consenso. Chi critica oggi diventa sostenitore domani e viceversa. I pesi si bilanciano sempre. Una risposta costruita per eludere la vera risposta? Certamente l’impressione non è stata positiva! Nell’era del "conversation space" sapere che chi ha accesso alla stanza dei bottoni ascolta poco o per nulla non è rassicurante. Lo stile della conversazione con Rumsfeld è complicato: interrompe spesso l’interlocutore durante la domanda, rafforzando con brevissimi interventi il tuo questito (sure, I got it, ok, good point) ma in realtà con la chiara intenzione di farti perdere il filo. E la risposta parte sempre con un sorriso oppure una battuta.
Sempre su Newsweek del 26 giugno Jack Ma, CEO della più grande compagnia di e-commerce cinese, dice: They (the Americans) are strong and they’re confident. And their weakness is probably that they think they are strong, and they are too confident. Uscita dal Pentagono ho proprio pensato che Jack Ma aveva fatto una giusta osservazione .
Mi ha colpito molto il mood generale: siamo la supremazia mondiale, ciò che facciamo siamo chiamati a farlo. Noi dobbiamo andare avanti. Poco importaneo le critiche sia da parte americana (someone is questioning us? Who cares!), sia da parte del resto del mondo (Zapatero now is back!). Una sorta di finta arrendevolezza al destino che chiama la popolazione americana a compiere una Missione.
Anch'io ho sempre avuto l'impressione che gli americani vivessero in una campana di vetro sospesa sopra di noi, guardando il nostro mondo, che alla fine è anche il loro, e pensando di dovere decidere del suo destino. Quanto racconti mi conferma questa impressione, grazie per post così "insider".
Scritto da: Carlo Odello | 01 luglio 2006 a 12:42