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10 luglio 2006

Blogger attenti, arrivano i soldi

“Pay per sputtanamento”, “Blog marchettari”, “Blogsfera in pericolo?”, “L’inquinamento dei blog”. Così i blogger italiani hanno commentato in questi giorni la scandalosa notizia: c’è chi paga per pubblicare sui blog un post promozionale mascherato. La proposta è di Ted Murphy, imprenditore americano titolare di un blog che già ospitava post a pagamento, tramite il suo sito www.payperpost.com offre da 5 a 10 dollari per la pubblicazione di un post promozionale su un prodotto o un servizio per almeno 30 giorni. Il testo del post naturalmente deve essere concordato e approvato dal cliente.

Scandalo, tristezza, sorpresa, delusione; sui blog italiani il tam tam dei commenti raccolti da Technorati riporta in prevalenza questi sentimenti. C’è chi osserva: “era solo questione di tempo” e chi invece afferma “la marchetta è la spina più profonda e dolorosa, ma silenziosamente condivisa del giornalismo italiano”, mettendo sullo stesso piano blog e giornali. Questo parallelo blogger-giornalisti è ripreso anche da blogs4biz che si chiede: “perché quello che è improponibile per un giornalista dovrebbe andare bene per un blogger?”

Di fronte a questa notizia (che curiosamente è stata fin qui ignorata dai più noti blogger italiani e ripresa invece da diversi giornali) noi crediamo sia necessario ribadire la fiducia nelle potenzialità dei blog e della comunicazione orizzontale tra persone e consumatori.  Se mister Murphy ha fatto le sue proposte (legittime anche se non trasparenti) e qualcuno le ha accettate, vuol dire soltanto che la blogsfera è sì il mondo nuovo della comunicazione, ma che le regole eterne e umane della domanda e dell’offerta restano sempre in vigore. Per fortuna verrebbe da dire, perché solo il confronto e la libera competizione, anche tra modelli di comunicazione, indicano alla fine qual è quello vincente.

Murphy e i suoi clienti credono nella potenzialità rappresentata da migliaia di blogger anonimi da usare come megafoni occulti a basso costo per le loro promozioni. Altri come noi e Dan Gillmore, crediamo invece nell’importanza per il soggetto comunicatore di entrare a far parte di una comunità di blogger scelti tra i più significativi ed influenti che garantiscono serietà e trasparenza alle notizia di sui si parla in rete.

Solo così le news e il dibattito diffuso nelle communities di influencers possono venire considerate attendibili da tutti coloro che partecipano alla “relazione” e alla “conversazione”, i luoghi cioè dove si crea il valore della comunicazione.

posted by Fiorella Passoni

Commenti

Marianna Borella

Salve sono una studentessa di Ateneo Impresa.
Leggo spesso il vostro blog, e per la prima volta ho pensato di intervenire.

Abbiamo studiato il caso Levi's, e nello specifico la campagna "Romeo & Juliet" (credo si chiami così, comunque quella in cui venivano recitati i versi shakespeariani in un contesto metropolitano contemporaneo).
La campagna vera e propria era stata preceduta da una campagna teaser tramite sms, interventi su blog, forum, community; senza però rivelare il valore pubblicitario del messaggio.

Io stessa ho ricevuto un sms firmato Romeo, presero il mio numero dall'indirizzario di studenti.it.
Onestamente lo cancellai convinta che qualcuno avese sbagliato numero,
mai lo collegai alla campagna televisiva (che, tra l'altro, mi piaceva moltissimo).

Vi chiedo, secondo voi, se il teaser è così difficilmente riconducibile al messaggio pubblicitario, che valore di efficacia ha?
Non è, inoltre, possibile che il lettore web (che notoriamente ha un grado di attenzione molto basso) cambi pagina nel momento in cui non riesce a capire i collegamenti?
In casi come questo, poi, che è stato un fenomeno di viral marketing non spontaneo, ma indotto dagli operatori della Levi's, non si rischia di essere poco efficaci e, oltretutto, di ottenere anche effetti negativi sul brand?
Grazie,
Marianna Borella.

Osvaldo Adinolfi

Cara Marianna,
non conosco la campagna di cui parli. Non potrò dunque rispondere nello specifico sui dettagli del progetto.
Cercherò invece di commentare alcuni dei punti interessanti da te sollevati... senza riferimenti precisi.
La campagna Levi's sembra essere un esempio interessante di comunicazione integrata. Come da manuale, i messaggi veicolati attraverso diverse leve di comunicazione (web, wireless, media, adv...) devono essere necessariamente tra loro collegati. Sinergia è la parola d'ordine. Questo non significa che i messaggi debbano essere tutti uguali. Ma che ciascun messaggio debba essere in sintonia con gli altri, raccontando una parte della campagna. No sinergy... no party!
Le modalità in cui questa sinergia viene poi a concretizzarsi attraverso la creatività sono molto varie e dipendono da fattori differenti. Dalla notorietà del brand name, dall'esclusività dei messaggi chiave, dal profilo del target, dalle tipologie di azioni.
Insomma, se la sinergia tra messaggi è un MUST il modo in cui realizzarla può variare e dunque la riconducibilità di un "teaser" ad un "main message" può essere più o meno immediata. Soprattutto quando trattasi di sms. L'ultima campagna wireless su cui ho lavorato (PUMA) utilizzava il brand name in maniera esplicita, ma giocando sul suo primario significato (l'animale). Non per tutti il collegamento al marchio era immediato. Da questo il successo dell'iniziativa.
Un'ultima ossarvazione. Nessun fenomeno VIRALE è oggi veramente spontaneo. Chiunque lo azioni lo fa per motivi ben precisi: per giocare, per boicottare, per comunicare... La differenza tra una campagna virale efficace ed una inefficace non sta nella spontaneità (che oggi è un bene assai prezioso e raro... come la privacy), bensì nelle modalità con cui viene eseguita e nel rispetto dell'autonomia del target (che sempre più pretende chiarezza e partecipazione nelle iniziative di comunicazione)
Spero, nella sintesi delle circostanze, di aver in qualche modo risposto alle tue domande.
Saluti
Osvaldo Adinolfi

Marianna Borella

Gentilissimo Dottor Adinolfi,
La ringrazio molto sia di avermi semplicemente risposto sia di aver effettivamente sciolto dei dubbi che mi portavano, erroneamente, a pensare che un certo tipo di comunicazione fosse SEMPRE inefficace.
A presto,
Marianna Borella

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