Il convegno non comunica
Ieri a Roma con Samaritana Rattazzi, nuova partner di Edelman con la sua Public Affairs per la comunicazione e le relazioni con istituzioni legislative e il Governo, facevamo qualche amara osservazione sui convegni e la loro sempre più evidente inefficacia. Infatti, anche se il promotore è internazionale - l'Alleanza per la Salute e il Futuro - i relatori sono tutti di eccellente livello (due ministri, professori della Sapienza, rappresentanti dell'OCSE), anche se la sede è prestigiosa come quella del CNEL di Roma, anche se il tema è interessante e drammatico (la longevità di un Paese, il nostro, che sta diventando il più vecchio del mondo, con più pensionati che lavoratori), anche se ci sono prospettive interessanti (trasformare queste persone da costo previdenziale a risorsa produttiva), di gente ne viene poca rispetto alle attese e i media generalmente latitano.
La frustrazione è un po' di tutti: i giornalisti non riescono a trovare spazio, perché il tema magari c'è, ma non c'è la "notizia" in senso stretto, così finisce che scrivono un pezzullo che alle 4 del pomeriggio è in pagina e alle 11 di sera nel cestino. Il pubblico fatica sempre più a trovare il tempo per seguire gli interventi, pur essendo di massima interessata ai contenuti.
Che fare, allora? Vorremmo confrontarci con voi, provare a trovare insieme soluzioni. Inventare qualcosa di nuovo.
Sergio Veneziani
Provo ad individuare qualche causa del parziale insuccesso di un evento seppur interessante:
a)Per seguire fisicamente un convegno occorre disporre di tempo libero. Non tutti i cittadini ne hanno (o possono chiederne);
b)Disinformazione del potenziale pubblico. Quali canali sono stati utilizzati per comunicare - con sufficiente anticipo - l'avvenimento?
Il pubblico non è sempre di tipo "attivo" (che va a cercarsi notizie e programmi nelle sedi apposite o nei siti web). Talvolta va raggiunto nei luoghi di aggregazione tipici ( o del target di riferimento, se previsto e/o individuabile).
A Brescia, ad esempio, gli interessanti dibattiti/convegni culturali e scientifici del Lunedì del Sancarlino, vengono trasmessi dalla tv locale pochi giorni dopo (con possibilità di videoregistrarli e seguirli con comodo).
Scritto da: Titti Zingone | 20 ottobre 2006 a 16:48
Da non-esperto di PR ed eventi, credo che un utile supporto possa arrivare dalla Rete per "preparare" determinati eventi. Penso, ad esempio, a sviluppare la discussione nei contesti online legati all'evento non solo annunciandolo, ma auspicando un contributo. La Rete potrebbe aiutare anche dopo l'evento per dare un seguito seppur virtuale. Sono cose non banali che, se mal gestite, possono anche essere controproducenti; in determinate occasioni possono invece far la differenza.
Scritto da: Mauro Lupi | 21 ottobre 2006 a 08:59
Innanzitutto una considerazione sullo specifico evento a cui io non avrei mai partecipato, almeno per i seguenti motivi (mi si perdoni la brutalità):
* la presenza di due ministri dà la certezza di sentire un po' di demagogia d'occasione e quindi non è certo uno stimolo per partecipare;
* l'alleanza mi sembra la solita farloccata roboante da lobbisti: un po' di professori universitari sponsorizzati da aziende farmeceutiche, produttori di cosmetici e assicurazioni per ottenere qualche prebenda pubblica.
Insomma non c'è niente di autentico.
Più in generale, partecipare a un convegno porta via molto tempo: io ci vado se sono sicuro di sentire qualcosa di nuovo e interessante oppure per fare networking. Da quando, poi, ho scoperto che molti si preoccupano di mettere on line su Google Video o You Tube i propri eventi, preferisco guardare il tutto sul computer. Per quello che riguarda il mio lavoro ci sono molte più cose interessanti on line che non dal vivo: in Italia di eventi sulla comunicazione e i nuovi media ce ne sono proprio pochini e tra questi quelli di qualità si contano sulle dita di un mano. Insomma, siamo proprio sicuri che occorra organizzare l'evento nel posto figo? Se la cosa diventa anche un'occasione di incontro si, atrimenti è inutile... ci sono probabilmente strumenti più efficaci e meno costosi.
Nicola
Scritto da: Nicola Mattina | 21 ottobre 2006 a 15:49
Mi trovo talvolta anche io, come accademico, ad organizzare convegni o incontri. Da parte mia, trovo un poco scoraggiante il fatto che non e' sufficiente organizzare un incontro con un tema interessante e con persone compententi (magari le piu' competenti del mondo), ma bisogna anche pensare a come comunicare la cosa a dei giornalisti che ormai sono abiutati a ricervere belli e confezionati comunicati stampa che, nella migliore delle ipotesi, pubblicano ut sic.
Scritto da: AndreaR | 23 ottobre 2006 a 11:51
Inventiamoci qualcosa di nuovo....per questo stiamo organizzando il barcamp a Roma sul web 2.0, il blogging etc.... (, www.romecamp.pbwiki.org, www.barcamp.org
i BarCamp sone un fenomeno nato negli USA e che si sono rapidamente diffusi in tutto il mondo. Utilizzano la rete (i wiki in particolare) per supportare l'organizzazione di convegni su tematiche di nicchia e sono aperti a tutti. Ovvio, magari non si riesce ad invitare il ministro Gentiloni ad espempio, che per altro è ufficialmente invitato il 20 Gennaio al RomeCamp (www.romecamp.pbwiki.com) ma lavorandoci su quella dei BarCamp può rivelarsi una nuova modalità organizzativa per i convegni di "alto livello". tutto come al solito sta nella volontà di aprirsi e conversare esattamente come per il corporate blogging.
E' difficile che vada deserto un evento all'organizzazione del quale i partecipanti hanno contribuito.
Ovviamente sono invitati anche i frequentatori di questo blog. Potete dire la vosta come bloggers, o sponsorizzare l'evento, ospitandolo magari in opportuna sede. un saluto.
Scritto da: Fabio Masetti | 24 ottobre 2006 a 00:17
Parlo da profano, ma curioso del fenomeno, viviamo un'epoca pregna di complessità, in cui i giovani vivono di fretta e superficialmente. Se si dà loro cibi sempre uguali si deliziano di conati, bisognerebbe farli rallentare e coinvolgerli con cose più armoniose e tranquille. I giovani amano la musica, bene, farli venire per un concertino live e dire loro che si parlerà fra un pezzo e l'altro di un argomento con tali relatori. Solo relatori fighi e alti nomi non serve a nulla, non ci si muove. C'è poco da fare, è inutile, ma è la realtà.
Di idee ne avrei cento alla enne, ma se poi continuate a fidarvi solo dei contenitori senza pensare a cosa davvero i giovani vogliono a che servono le idee nuove?
Scusate la schiettezza, ma il marketing sta diventando noioso se non si cambia nulla. Oramai le vecchie formule sono morte.
Scritto da: Morgan | 24 ottobre 2006 a 20:31
Chiedo scusa a Sergio Veneziani perchè intervengo solo ora sul tema del Convegno.Dove la gente dovrebbe per l'appunto "convenire" e invece non conviene o, semplicemente, non viene.Perchè?A mio giudizio per varie ragioni:1)non ha tempo;2)di solito lo dedica a cose più interessanti;3)comunicare con il Convegno è una maniera vecchia di proporsi;4)non funziona più la formula:io di qua che insegno,tu di là che ascolti e magari apprendi:va bene all'Università ma poi non attacca più;5)i messaggi sono raramente straordinarii e non contengono quasi mai notizie;6)ergo i giornalisti si arrampicano sui muri per trovare un appiglio di cui scrivere;7)lo dico da giornalista,prima che da consulente:troviamo formule nuove per comunicare ma il web non basta.E l'evento,come si dice oggi,neppure. La presenza fisica resta fondamentale ed è irrinunciabile.Come insegna il teatro!Le persone vogliono vedere Bill Gates e toccarlo.Il punto è :in quale contesto?
Scritto da: Samaritana Rattazzi | 25 ottobre 2006 a 18:15
Il convegno è morto sia per l'eccessiva offerta a cui il target è sottoposto sia per le modalità con cui questi vengono tenuti.
Mediamente, per ciascuna persona, sono individuabili 2 convegni alla settimana di potenziale interesse. Ciascuno della durata di mezza giornata. Totale 4 giorni al mese. Una persona dovrebbe prendersi 4 giorni di ferie quando, al massimo, ne matura 2,6 e, ache se dovesse partecipare per lavoro, il tempo da dedicare è quasi il 20% (totalmente improduttivo).
Immaginiamo una testata che fogliazione dovrebbe avere per poter recensire tutti i convegni che si svolgono in una settimana? Ok c'è il ministro, il tema è di carattere sociale ed è importante. Ma cosa fa vendere il giornale? Sapere che il paese sta morendo o il sogno dato da una sfilata a Piazza di Spagna? Tutt'al più riprendo il comunicato che tu mi scrivi (come se fosse un articolo) e ti faccio un trafiletto con i dati che mi hai messo nella cartella stampa. Tanto al massimo "la notizia" che mi offri è l'ennesimo battibecco tra un ministro e l'altro (aspetto che in molti convegni veine sempre meno).
Altro problema: i relatori. Sempre gli stessi, autoreferenziali, si parlano tra loro incuranti dell'auditorium. Spesso anche fuori tema rispetto all'argomento del convegno. Quando va bene si lanciano in dibattiti dove, se la sala fosse vuota, sarebbe lo stesso. Spesso seduti, fermi, inchiodati al tavolo: chi si legge il giornale, chi risponde agli sms, chi fa le telefonate. Volti annoiati con l'espressione a dire: "Ma per quanto devo ancora stare qua, con tutto quello che ho da fare?" E se lo pensano loro, perchè non lo può pensare il pubblico?
Scritto da: Simone Favaro | 27 ottobre 2006 a 15:30
Interessante il commento della Rattazzi... ma non è l'organizzatrice del convegno incriminato? O mi sfugge qualcosa?
Nicola
Scritto da: Nicola Mattina | 27 ottobre 2006 a 23:10
Qualche ulteriore considerazione scritta notte tempo in merito ai convegni e alla loro valorizzazione su web: http://blog.nicolamattina.it/?p=322
Buon fine settimana. Nicola
Scritto da: Nicola Mattina | 28 ottobre 2006 a 11:21
E' semplice: il convegno, almeno nell'accezione della gente comune, è sinonimo di noioso. E con ragione. E' una formula vecchia, vecchissima, andare a un convegno significa perdere una giornata e passare molti momenti di tedio assoluto.
La competenza dei relatori non basta, devono essere anzitutto comunicatori. La presenza di politici poi, specie se ministri, è qualcosa che non attira ma fa fuggire la gente. E’ una jattura da evitare a tutti i costi. Niente politici, a meno che non li si scortichi vivi con del salace contradditorio.
Non c'e' nulla di peggio che lasciar parlare un ministro per 3/4 d'ora, magari leggendo la relazione che gli ha preparato il suo portaborse, ucciderebbe qualsiasi convegno.
Dopo le mazzate, qualche idea buttata a casaccio J Il convegno deve diventare una specie di show (certo non tutti i temi si prestano), studiato accuratamente e pianificato dall'inizio alle fine, con particolare attenzione ai contenuti e ai tempi.
Non esiste che io faccia una scaletta tipo “dalle ore 9 alle 10 parla x, dalle 10 alle 11 parla y, dalle 11 alle 12 alfa, pausa pranzo eccetera”.
Molto importante è la presenza di un conduttore-moderatore "forte" che regga le fila, che sia brillante e tenga sveglio il pubblico. Ottimi i supporti multimediali: l'immagine è quasi sempre più efficace della parola.
Non c'e' nulla di peggio della voce sonnacchiosa di qualcuno che annuncia altre voci sonnacchiose che bofonchiano per ore.
Il convegno deve diventare insomma un evento, trasmesso anche su internet e con una parte di interazione tra navigatori e relatori. Studierei anche degli "inserti comici" o comunque divertenti, affidati ovviamente a professionisti.
La gente è afflitta da problemi, non vuole uscire da un convegno più afflitta di prima, riflettere sì ma con leggerezza.
Il convegno perfetto, per dire, è simile a quello che fa Grillo e che riempie i palasport. Ma di Grillo c'e' n'è uno solo :)
Bisogna svecchiare tutto, ci vuole sintesi e linguaggio chiaro, sorprese, battute sdrammatizzanti. Non voglio andare a un convegno e uscire dopo 4 o 6 ore con l'aria greve e le gambe anchilosate.
Scritto da: aghost | 31 ottobre 2006 a 07:23
mi sembra sbagliato generalizzare. Sostenere che i convegni sono morti, perchè l'ultimo convegno che hai organizzato non ha avuto pubblico è un po' come dire la stampa è morta perchè uno dei mensili che io pubblico ha magari pochi lettori. Ci sono convegni che funzionano e altri no. Così come ci sono giornali che vendono copie e hanno pubblicità e altri no. Dipende da cosa ci metti dentro. Le persone vogliono incontrarsi, parlare e ascoltare i protagonisti. Come si spiegherebbe il successo dei vari Festival della Scienza, della letteratura e addirittura dell'Economia? non è la formula che è vecchia, è il contenuto di alcuni convegni che è noioso. O inutile.
Scritto da: Mario Salvatori | 31 ottobre 2006 a 17:36
Caro Sergio, vuoi sapere una cosa? Due anni fa abbiamo inventato un convegno che non c'è mai stato ma di cui tutti parlavano benissimo. L'abbiamo fatto per caso, senza volerlo (non sto a raccontarti tutta la storia). Cmq è bastato fare un bel sito, un bel nome e una bella idea. Mandare in giro gionalista per giornalista una notizia ben scritta e poi per tutti una vera notizia che tutti hanno ripreso in mille salse diverse. Un rapporto ben scritto con dati interessanti (questo è stato il lavoro più faticoso) e comunicare che tutto quanto sarebbe stato commentato in un evento...che non c'è mai stato. Un anno dopo i complimenti: "bello quell'evento ...". Te lo dice una che di convegni ne ha ideati e organizzati davvero tanti. Oggi il lavoro per me più faticoso è stare dietro al mio nuovo BLOG che ti invito a leggere su mutuiaconfronto.com. Ma non mi sono di organizzare mai più un convegno. Francesca
Scritto da: Francesca Tedeschi | 09 marzo 2007 a 12:16
One's first step in wisdom is to kuesteon everything - and one's last is to come to terms with everything.
Scritto da: Vincent Alley | 21 agosto 2007 a 14:46
Direi che il convegno in se' e' purtroppo cosa inflazionata... inoltre richiede il tempo libero che molti di noi non hanno. Infine spesso rischia di non darci occasioni di incontri personali, che sono una seconda molla.
Trovo che la grande offerta di convegni crei una concorrenza notevole. Forse la possibilita' di apparire "interattivi" puo' giocare un ruolo importante nel successo.
Peraltro -concordo con altri interventi nel blog- Ministri e Professori non sempre sono davvero aperti al confronto e all'interazione. Anzi, appaiono un po' su un piedistallo al di sopra di tutti.
Scritto da: Antonio Mansueto | 31 agosto 2007 a 13:09