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Detto Tra noi

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22 novembre 2006

Tutti puntanto ai "content", ma poi si finisce nel "trash"

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La parola di moda è "contenuti": tutti li vogliono, tutti li fanno, tutti sono "molto attenti ai contenuti". Anche il Corriere della Sera, naturalmente, primo quotidiano italiano per diffusione, che oggi è scivolato su una "disinvolta" impaginazione: una grande e mistica apertura della sezione Cultura dedicata al primo futuro libro del papa Benedetto XVI proprio a fianco della ben più prosaica auto-promozione della raccolta completa del Calendiario Pirelli, opera meno ispirata ma certo di grande impatto ad opera dello stesso Corriere della Sera. C'erano una volta i capiredattori che vigilavano in tipografia e rimediavano queste, come dire? ineleganze. Adesso ci si affida alla videoimpaginazione e, come si sa, i computer non fanno distinzione fra immagini digitali più o meno "religion correct". Va benissimo ugualmente, il giornale di oggi incarta il pesce di domani, come ci insegnavano i capiredattori quando eravamo piccoli, tanto per smorzare le nostre ambizioni. Gente rozza che non sapeva neppure cos'è il "content", ma che insegnava ad aver rispetto del pubblico. E a fare attenzione in tipografia, per non fare "trash".

Posted by Sergio Veneziani       

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20 novembre 2006

Riunioni da riscattare

La recensione di un libretto (difficilissimo da trovare) dal titolo curioso “Morto di riunioni”, di Patrik Lencioni mi stimola a riflettere sul concetto di "riunione" che credo sia oggi totalmente depauperato del suo valore originario. Nel mio mondo professionale si è “riuniti” quando ci si vuole proteggere da invasioni eccessive (in una giornata tipo, su 100 telefonate che faccio, trovo 100 interlocutori “in riunione” che promettono via segretaria o sms che mi richiameranno. Ed io sono fra quelli che mantengono inalterata la percentuale!). Si è “riuniti” quando ci si vuole dare un tono. Si è “riuniti” quando entrano in gioco forze di potere. Si è “riuniti” anche senza saperlo, per volontà di segretarie troppo zelanti o troppo poco attive. Insomma, la riunione sta diventando uno strumento obsoleto e troppo oneroso. Eppure la riunione ha ancora un suo grande valore da riscattare. Ci si riunisce intanto per la voglia di comunicare (e non solo di informare, cosa che viene fatta benissimo con le e-mail), per la voglia di usare uno dei sensi più caldi, la vista, che nelle riunioni diventa “sguardo” e  soprattutto per il bisogno di mettersi in discussione, come spesso avviene (o dovrebbe avvenire) nelle riunioni.

La riunione scalda i cuori, alimenta i cervelli, dona energia alle nostre emozioni, ma è ancora "sostenibile" da un'azienda? Io credo di sì, a patto di rivedere lo strumento, innovandolo nelle modalità di svolgimento, nell'etichetta, nella tempistica e supportandolo con le nuove tecnologie di comunicazione aziendale.

Edelman, che di riunioni vive, tra clienti, brainstorming interni e new business, ha raccolto in una specie di  decalogo (sono in realtà dodici punti) le regole per rendere sostenibili le future riunioni aziendali. Eccolo: Download MEETING.pdf

posted by Fiorella Passoni

Cyberbullying, compagnie telefoniche e responsabilità sociale

I fatti di cronaca di questi ultimi giorni ci regalano almeno un servizio televisivo a Tg e due belle pagine sui principali quotidiani di abusi su minori, su soggetti diversamente abili, sul sesso femminile e talvolta anche sui professori. Con tanto di immagini choc e non solo. I servizi spesso sconfinano nel ben più drammatico tema della pedofilia. Se ne discute per strada, in radio, davanti alla macchinetta del caffé durante la pausa dei colletti bianchi. Un breve trafiletto sul Corriere di sabato riporta che Londra ha vietato i telefonini in classe, per volontà dell’Associazione nazionale degli insegnanti e tra il plauso del Dipartimento per l’educazione. E sempre sul Corriere di oggi i dati dell’indagine di Eurispes e Telefono Azzurro che indaga la relazione dei bambini 7-11 anni e degli adolescenti 12-19 con la tecnologia. Quasi il 55% dei bambini ha un cellulare e il 50% lo usa in classe per fare filmati o foto. Percentuale che sale a oltre l’82% tra gli adolescenti. Passiamo a qualche dato sui pc: la quasi la totalità delle famiglie con figli tra i 7 e 11 anni (parliamo del 92%) ha in casa un pc e l’82% lo usa regolarmente. Una sola grande domanda: stanno facendo qualche riflessione su questo tema le compagnie telefoniche per le quali i minori e gli adolescenti sono i soggetti preferiti della comunicazione di massa di questi ultimi mesi?

posted by Fiorella Passoni

17 novembre 2006

Giornalisti, etica, pubblicità e shopping a Dubai

Abruzzo3Ieri Franco Abruzzo, il presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, ha scritto mettendo in guardia i direttori dei media da un invito della Azimut, società specializzata nella gestione e distribuzione di prodotti finanziari, che grosso modo dice ai giornalisti: "Venite a Dubai con noi, e con la compagna/o, è tutto gratis. Parleremo della nostra trimestrale". Violazione del Codice dell'articolo 4 della stampa economica e degli articoli 2 e 48 della legge del 1963 sulla stampa, dice Abruzzo. L'invito mi ricorda quello epico, ricevuto come giornalista molti anni fa, di un grande gruppo pubblico in occasione di una fiera dall'altro capo del globo: naturalmente con andata da una parte e ritorno dall'altra. Insomma un bel giro del mondo. Scoppiò un finimondo e poi ci furono le varie inchieste di "Mani pulite" e poi di "Penne sporche".

A noi comunicatori fa piacere il richiamo di Abruzzo, perché le aziende hanno bisogno di segnali forti in termine di etica professionale e di corretti rapporti con i giornalisti. Peccato, e questo non è polemica con Abruzzo, che anche i media nel loro complesso dovrebbero dare miglior prova di eticità e correttezza nei rapporti con la pubblicità. Solo quando i tre attori in campo, giornalisti, editori e investitori troveranno un equilibrio etico (un codice di autodisciplina?) si risolverà la questione davvero. Nel frattempo, chi andrà a far shopping a Dubai?

posted by Sergio Veneziani

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