Riunioni da riscattare
La recensione di un libretto (difficilissimo da trovare) dal titolo curioso “Morto di riunioni”, di Patrik Lencioni mi stimola a riflettere sul concetto di "riunione" che credo sia oggi totalmente depauperato del suo valore originario. Nel mio mondo professionale si è “riuniti” quando ci si vuole proteggere da invasioni eccessive (in una giornata tipo, su 100 telefonate che faccio, trovo 100 interlocutori “in riunione” che promettono via segretaria o sms che mi richiameranno. Ed io sono fra quelli che mantengono inalterata la percentuale!). Si è “riuniti” quando ci si vuole dare un tono. Si è “riuniti” quando entrano in gioco forze di potere. Si è “riuniti” anche senza saperlo, per volontà di segretarie troppo zelanti o troppo poco attive. Insomma, la riunione sta diventando uno strumento obsoleto e troppo oneroso. Eppure la riunione ha ancora un suo grande valore da riscattare. Ci si riunisce intanto per la voglia di comunicare (e non solo di informare, cosa che viene fatta benissimo con le e-mail), per la voglia di usare uno dei sensi più caldi, la vista, che nelle riunioni diventa “sguardo” e soprattutto per il bisogno di mettersi in discussione, come spesso avviene (o dovrebbe avvenire) nelle riunioni.
La riunione scalda i cuori, alimenta i cervelli, dona energia alle nostre emozioni, ma è ancora "sostenibile" da un'azienda? Io credo di sì, a patto di rivedere lo strumento, innovandolo nelle modalità di svolgimento, nell'etichetta, nella tempistica e supportandolo con le nuove tecnologie di comunicazione aziendale.
Edelman, che di riunioni vive, tra clienti, brainstorming interni e new business, ha raccolto in una specie di decalogo (sono in realtà dodici punti) le regole per rendere sostenibili le future riunioni aziendali. Eccolo: Download MEETING.pdf
posted by Fiorella Passoni
Come mai il decalogo è per metà in inglese?
Nicola
Scritto da: Nicola Mattina | 20 novembre 2006 a 19:14
interessante, credo che il punto fondamentale sia proprio imparare a condurre le riunioni e in questo dovremmo imparare dal mondo anglosassone, forse anche per questo che il decalogo è in parte in inglese. No?
Scritto da: SABRINA LARESE | 20 novembre 2006 a 20:00
utile, molto ultile, dovrebbero diventare talmente radicate da poter essere annoverate tra le "consuetudini e usi" di giurida memoria. Complimenti ;-)
Scritto da: andrea | 22 dicembre 2006 a 17:41