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13 luglio 2007

Chi mi ama mi segua... e tagli la firma

Siamo nell'era WEB 2.0 e di quella che potremmo definire "mobilità connettiva", i nostri figli chattano con linguaggi a noi incomprensibili e velocissimi, fatti spesso di simboli e acronimi :o), :o( , ma la nostra cultura è ancora quella della vecchia scuola letteraria. Un esempio? Sul mio Black Berry ricevo messaggi di 2 parole, spesso di 2 sole lettere: "OK", ma poi seguono 25-30 righe di firme, indirizzi, diffide scritte in legalese puro, appelli, affiliazioni. Firme che sembrano i foglietti illustrativi dei farmaci: corpi piccolissime e frasi complicatissime. Rintracciare il testo importante, il vero contenuto, sperso in tanto bla bla, è scoraggiante. Bene, abbiamo deciso in Edelman Italia di cancellare tutto: la firma di tutte le mail, anche quelle spedite dai pc, sarà solo nome, cognome, telefono, e-mail. Punto e basta. Piccola deroga per l'appello ecologista

P Please consider the environment before printing.

Con buona pace dei "legal" d'azienda e delle loro formule di protezione dei diritti intellettuali. Sarebbe bello che tutti facessimo così: siamo esperti di comunicazione? Battiamoci tutti per una cultura della comunicazione più adatta ai mezzi di oggi: telefonini, palmari, Black Berry. Inventiamo insieme acronimi che racchiudano tutti i concetti in un solo simbolo, come si è fatto per il copyright ©, l'euro €, o i trade mark ™. Potremmo decidere di farlo come categoria, o come associazione Assorel. Ogni tempo ha i suoi mezzi di comunicazione, dobbiamo solo capirlo e adeguarci.

posted by Fiorella Passoni

Commenti

Marco Massarotto

Mah.

Molto spesso il problema non è la lunghezza della firma (che ha una propria utilità rendendo immediatamente reperibili recapiti, numeri, indirizzi: basta cercare una mail della persona in questione).
Molte volte noto che è il modo in cui la si gestisce e si scrive/risponde alle email a renderla un intralcio.

Se invece che togliere la firma, ci fosse un po' più di "educazione" alla composizione di un messaggio email forse riusciremmo ad avere email ordinate da leggere e complete di informazioni.

Per esempio c'è un libro interessante al riguardo che spiega quel set minimo di regole per mandare un'email leggibile, piacevole e rispettosa del destinatario:

http://libri.html.it/recensioni/libro/91.html


Enrica Orecchia

anche per tagliare ci vuole del buon senso. Delle volte questo scarseggia e allora arrivano delle e-mail che, oltre a essere poco comprensibili, sono anche indisponenti per chi legge.
A parte i ke, i nn e i cmq che secondo me rendono poco scorrevole la lettura se usati a profusione(piuttosto fatevi un corso di dattilografia per corrispondenza) la firma spesso e volentieri manca proprio e il testo è talmente scarno che non si capisce neanche che cosa vuole chi scrive. Personalmente preferisco una firma di 10 righe che se non altro mi permette di capire subito con chi ho a che fare. Sovente per non perdere il messaggio e rendere più chiare le informazioni basta lasciare una riga di spazio tra una frase e l'altra.

massimo ascani

bella iniziativa, può essere un bel punto di partenza per insegnare a tanti come "semplicemente" comunicare a seconda dello strumento che si vuole utilizzare.
dei primi tempi di internet e soprattutto della posta elettronica mi ricordo tre semplici regole - basata sulla scarsità di risorse tecnologiche disponibili allora - che mi hanno insegnato ed aiutato molto: scrivi nell'oggetto di cosa si tratta o cosa vuoi; formatta il messaggio in modo semplice e coimprensibile e\o riporta almeno una porzione di quello cui rispondi per aiutare la persona con cui dialoghi; valuta bene chi può essere interessato a quanto scrivi prima di spedirlo a mezzo mondo.
della quarta regola, invece, non si poteva nemmeno parlare, era la leggerezza del messaggio e quasi ogni allegato era mal sopportato: se ci penso oggi mi viene da ridere, con le tonnellate di mondezza informatica che si riceve.
sarà sicuramente impossibile tornare indietro ma l'educazione prima s'impara e poi s'insegna, quindi brava fiorella.

carlo arcari

A proposito di lezioni di comunicazione, mi permetto di suggerire ai colleghi un interessante caso di studio: quello delle "cuginette in rosso" di Garlasco, due ragazzine di provincia che con una semplice foto taroccata hanno conquistato le prime pagine dei giornali e adesso, a colpi di comunicati, memoriali (veri o presunti), conferenze stampa, occupano di fatto tutta la scena di un evento di cui sono diventate protagoniste con consumata e spregiudicata abilità. Due talenti naturali di cui sentiremo ancora parlare?

Marco Magli

Ciao Carlo, mi permetto di far notare che quello delle due cugine di Garlasco non sia proprio un esempio di buona strategia di comunicazione. Piuttosto penso sia un tentativo ben riuscito di sfruttare l'occasione per soddisfare una personale mania di protagonismo. Se dovessimo analizzare i risultati ottenuti dalle due ragazze, non credo che raccoglieremmo tante evidenze di visibilità positiva...sono riuscite addirittura a entrare nella rosa dei sospetti "papabili" dai media. E poi, riuscire a far scomodare Fabrizio Corona da Milano non mi sembra un successo...dov'è finito Azouz, il marito vedovo della strage di Erba???
Evitiamo di etichettare queste brutte storie come casi di studio professionali...forse lo sono per medici o criminologi.

Carlo Arcari

Ciao Marco, quello che mi ha colpito della vicenda e che mi interessa capire meglio sono state: 1) la facilità con la quale le due genelle si sono conquistate le prime pagine e sono diventate ci piaccia o meno dei personaggi. A farmi riflettere è stata la semplicità, anzi la rozza efficacia della tecnica usata (il fotomontaggio approssimativo), ma soprattutto è stata: 2) la permeabilità estrema dei nostri media all'operazione. Chiunque avrebbe capito che si trattava di un falso male confezionato, eppure i grandi giornali lo hanno cavalcato (era una notizia?) e utilizzato senza problemi. E' stato, infatti, il direttore di Oggi a chiedere alla cugina Paola, studentessa dello IULM, di scrivere il famoso "memoriale" puntualmente pubblicato, proprio sulla base di quel fotomontaggio. Insomma mi ha colpito la facilità con la quale le due ragazze hanno usato i media e la "normalità" con la quale i giornali le hanno usate: abilità delle ragazze o insostenibilità e inattendibilità del sistema?

Marco Magli

Che le due ragazze sia abili non mi sorprende più di tanto. E' affascinante vedere le nuove generazioni crescere con una spiccata abilità a leggere e "usare" i media...sono più bravi di noi a utilizzare mezzi per rompere la soglia di rumore e riuscire ad emergere...i reality e gli user generated content insegnano.
Inattendibilità dei media? Forse proverei a ragionare in termini di "ansia"..sembra che i media siano sempre più sotto pressione per riuscire ad avere notizie e soprattutto storie da scrivere...con il web che incombe... Queste storie da cronaca della provincia violenta sono sempre esistite (Carlo, me ne hai parlato tanto anche tu..)...quello che mancava era la spettacolarizzazione...che altro non è se non provare ad attirare l'attenzione dei lettori che vengono strattonati da tutte le parti..
Forse occorre rassegnarsi a un nuovo modo di far notizia. Che ne pensi?

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