Quale sarà l'anima della nuova pubblicità? E chi può dirlo?
Il precedente post sulla rivoluzione della pubblicità e il dialogo con i consumatori in rete ha suscitato un piccolo confronto interessante. Vorrei allargare il tema mettendo sul tappeto un altro aspetto: il conflitto d'interessi di chi offre consulenza nella comunicazione ma appartiene a un gruppo che vede nella pubblicità il suo stesso core business. Situazione, questa, che caratterizza molti dei principali brand impegnati sul mercato italiano.
In questo momento la rete e i social media offrono eccellenti occasioni alle imprese per comunicare con i propri consumatori e i propri stakeholder, senza ricorrere alle tradizionali, "martellanti", campagne pubblicitarie. Occasioni per spiegare invece che stordire, per dialogare invece che bombardare il famoso "target", per conversare invece che gridare.
Ma, vien da chiedersi, come fanno quelle agenzie che dalla pubblicità dipendono ad andare contro i propri stessi interessi e convincere i propri clienti che un democratico dialogo in rete spesso è molto più vantaggioso di un costosissimo stordimento pubblicitario?
Eppure le evidenze ci sono, e tutte le indagini indicano che oggi il pubblico sempre più spesso giudica le imprese per quello che sono, per quello che fanno, per gli impegni di responsabilità sociale che mantengono; e che le scelte di "consumo" sono sempre meno scelte d'impulso (di induzione pubblicitaria) e sempre più scelte razionali (confronto con le esperienze in rete, nel senso di Internet, ma anche di rete nel senso di amici e colleghi).
Insomma, cambiano i consumatori e quindi dovrebbe cambiare la comunicazione nei loro confronti: fatti, non emozioni.
Per questo crediamo che oggi essere indipendenti, consulenti neutrali ed obiettivi, sia importante. Ed ecco forse anche perchè siamo così soli nel difendere la rete e tutto il "nuovo" che avanza e che, inevitabilmente, è destinato a sconvolgere gli equilibri attuali, a rimescolare le carte in tavola e a decretare il successo di nuovi leader. Beppe Grillo sicuramente è uno che ha capito come si utilizzano i nuovi strumenti di comunicazione.
Posted by: Sergio Veneziani
in fondo, la rivolouzione che attende le aziende sarà accompagnata da una pari rivoluzione nelle strutture di consulenza, che dovranno adeguare modelli culturali e di business al mutato scenario.
certo, come in tutte le rivoluzioni, anche qui ci saranno dei morti e dei feriti, ma come potrebbe essere diversamente?
ricordiamoci delle parole di quel ceo americano che ha detto "we're not in the business of keeping media companies alive, we're in the business of keeping in touch with our consumers"
più chiaro di così!
Scritto da: max | 09 marzo 2008 a 22:56