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25 giugno 2008

Etica digitale

Come era facilmente intuibile, si iniziano ad affrontare le questioni etiche relative alle nuove tecnologie. Più gli strumenti di comunicazione si sviluppano come nuovi ed innovativi, più è indispensabile codificare le regole di comportamento. E più le regole di comportamento vengono condivise oltre che rispettate, più la comunicazione digitale può garantire in pieno la sua efficacia.

Partiamo da un punto preciso, elementare forse, ma indispensabile. La comunicazione digitale ha le sue regole di comportamento. La libertà di parola che la caratterizza non è sinonimo di anarchia. Alcuni termini quali conversazione, condivisione, relazione costituiscono la struttura portante per la comunicazione del terzo millennio, ma non devono trarre in inganno, esse necessitano di un codice etico che ne regoli il funzionamento.

L’etica di cui parliamo oggi non ha niente a che vedere con la vecchia familiare “netiquette”, che rimane sempre valida, ma risulta assolutamente limitata (e spesso inutile) per un mondo digitale in costante evoluzione. Il web si evolve (da 1.0 a 2.0), gli utilizzatori si evolvono (da content viewers a content providers), gli strumenti tecnologici si evolvono (dal web al mobile). Dunque, anche le regole di comportamento si evolvono e diventano più articolate e complesse.Womma

Un’ultima premessa prima di descrivere nel dettaglio i singoli paradigmi di riferimento.

La maggior parte della moderna etica digitale nasce “sul campo” (field not desk).

Nonostante un vero e proprio codice (CODE OF CONDUCT) sia stato effettivamente elaborato(http://www.womma.org/ethics/code/ ) ed Edelman abbia lavorato attivamente con le associazioni di categoria (WOMMA) per definirne i contenuti, le maggiori regole comportamentali sono frutto di “un’autoregolamentazione” spontanea.

Entriamo dunque nello specifico:

Rick Murray è geniale nel sottolineare, sinteticamente, l`importanza di una parola chiave: HONESTY.       

  • HONESTY OF CONTENT: Always tell the truth!! Sembra una regola semplice. Ma in realtà la voglia di comunicare in maniera pubblicitaria, esaltando oltre misura alcuni elementi del nostro brand e minimizzandone altri (magari perche` vulnerabili), è troppo forte. Ma è importante considerare che il digitale si basa sul dialogo. E nessuno, nella vita e nel web, parla come uno spot pubblicitario o come un comunicato stampa. Dobbiamo dunque essere semplicemente veri e veramente semplici. Ed anche quando non sarebbe possibile dire tutta la verità (per motivi di confidenzialità, ad esempio) dobbiamo almeno essere trasparenti (e dichiarare con trasparenza i contenuti che possiamo o che non possiamo condividere). 
  • HONESTY OF RELATIONSHIP: Dichiara subito lo scopo della relazione digitale che sta nascendo tra te e gli altri. Dichiara di essere interessato alla comunicazione, perchè lavori in questo settore. Don’t go undercover!!!!! Fai capire che i tuoi contenuti saranno di grande interesse, ma comunque vicini al mondo della comunicazione, perchè è quello di cui ti occupi. E` fondamentale farlo anche se, a volte, RP può sembrare una parola legata (per stereotipo) alla "falsità precostituita" delle dichiarazioni.
  • HONESTY OF OPINION: Questo significa un assoluto reciproco rispetto. La tua opinione è la tua opinione ed io la rispetto in pieno, anche se posso non condividerla, ed anche se il commento è negativo!!!!!! Tutti devono sentirsi liberi di commentare in piena autonomia e di condividere il loro pensiero con gli altri. Lasciamo che tutti gli altri possano formare la loro specifica opinione e la possano esprimere. Soprattutto quando, alcune volte, queste opinioni si trasmormano per noi in vere e proprie “negatività” (e magari sono assolutamente reali, vere e giustificate). Niente di meglio che prenderne atto, esprimere la nostra opnione sostenuta da dati reali e, anzi, quando non ci sono più aree di defendibilità, tramutare il tutto a nostro favore: sottolineando che, proprio grazie ai loro commenti critici ma costruttivi, siamo riusciti a migliorare qualcosa nel nostro brand.
  • HONESTY OF IDENTITY: Dichiara subito la tua vera identità. I bambini si possono travestire e far finta di essere quello che non sono, noi no. E' fondamentale dichiarare la nostra appartenenza ad un'azienda o ad un'agenzia, questo aumenterà e non diminuirà la nostra credibilità, soprattutto la renderà solida e duratura (anche se magari non immediata). Non si deve far finta di essere consumatori felici per parlare bene dei nostri prodotti. Ecco di seguito uno "squallido" esempio di grave errore etico, dove un Senior VP di Burgher King finge di essere un consumatore, usando l'account di sua figlia, per contrastare alcune critiche all'azienda (burger king’s virtual missteps 'a cautionary tale' on Google or on YouTube). Non gestire multiple false identità sul web per parlare positivamente del tuo brand e far finta di esserere consumatori contenti. DISCLOSURE!!!!
  • HONESTY OF RESPONSIBILITY: "YOUR TOOLS. YOUR RESPONSIBILITY". Quando crei un nuovo strumento di comunicazione (blog) sii attento e responsabile su come questo potrebbe essere usato da tutti nel bene e nel male. Se qualcuno lo usa male e fa qualcosa di poco responsabile, sei tu ad essere in realtà responsabile per l’uso sbagliato dello strumento. Cerca dunque di prevederlo (Xbox live kidnapping on GOOGLE). Addirittura se cambi qualcosa sul tuo blog, anche solo una data, o semplicemente correggi un qualunque piccolo errore, devi segnalarlo esplicitamente, perchè in un’ottica di passaparola, questo cambiamento, anche se banale, potrebbe avere verificato errori o fraintendimenti a catena. Siamo socialmente responsabili di ciò che creiamo nel mondo digitale.

Posted by Osvaldo Adinolfi

                               

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Commenti

Silvia Lanzano

Gentile dott. Adinolfi,
mi piacerebbe conoscere il suo giudizio in merito al progetto sostenuto dalle Nazioni Unite di redigere un "Internet bill of rights". Stefano Rodotà ha aperto la sua riflessione sull'argomento proprio con la domanda "può avere regole il mondo del web-mobile, sconfinato, in continuo mutamento?" (Nòva, 26/06/08). E se il mare si chiudesse in un bacino?

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