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26 giugno 2008

Social Media Rules

Ho pensato di scrivere ancora sulle regole comportamentali nella comunicazione digitale.

Perchè l'argomento è molto caldo negli Stati Uniti. Perchè la tematica è ancora molto discussa all'interno della Edelman Summer University. Perchè la discussione tra i paesi (dall'America Latina all'Asia) non si è ancora sopita, e tutti noi continuiamo a dialogare sulle differenze e sulle similarità di un simile argomento riferito a culture molto diverse tra di loro. Perchè gli esempi (peggiori) presentati in aula appartengono a multinazionali strategicamente evolute che stranamente sembrano aver fallito miseramente proprio nella comunicazione digitale, cadendo proprio sulla tematica etica e comportamentale.Picture2

E, last but not least, perchè ho appena cominciato a leggere un libro strano, ma estremamente interessante. “Everything I need to know about social media I learned it in Kindergarten”. Lo consiglio a tutti. Così come Gary Goldhammer (Los Angeles) lo ha consigliato a noi. Il messaggio che vi è contenuto si basa su di un concetto centrale: le regole comportamentali per partecipare correttamente ai social media sono molto simili a quelle semplici ed elementari per partecipare alla normale vita scolastica, con alcuni sottili adattamenti.

Ecco dunque alcune ulteriori SOCIAL MEDIA RULES tratte da questo volume. Non si tratta soltanto di etica, ma di linee guida (tattiche e strategiche) per un corretto approccio alla socialità tecnologica.

Sono in inglese, per non togliere a voi il piacere di cogliere tutte le sfumature che la lingua anglosassone permette di avere attraverso la tipica sintesi terminologica.

Occhio all'ultima "regola", la mia preferita!

Buona lettura.

SOCIAL MEDIA RULES

  1. BE PART OF IT..... PARTICIPATE - Show up. You have to be there (write thoughtful comments to be credible).
  2. SHARE EVERYTHING - Social media is NOT about Blogs. Social media IS about People.  People make the media.  People are blogs: People are forums: People are message boards. A blog is "just" a tool, they all are more then Social Media, they must be SHAREABLE MEDIA..
  3. PLAY FAIR -  No need for further explanations.
  4. HOLD HANDS AND STICK TOGETHER - HUMBLE HYPERLINK – THE POWER OF WORDS Humble hyperlinks to highlight and really exploit the power of words. Be sure you talk to others (not to yourself). Look who's talking, but also look who's listening. Understand and differently leverage who is a listener and who is a listening influencer.   
  5. SAY YOU’RE SORRY WHEN YOU HURT SOMEBODY - ...And do it now!! Acknowledging your mistakes raise your credibility.
  6. HONESTY IS THE BEST POLICY - Don't misrepresent who you are, who you work for, what is your personal and professional interest in communicating. Es. Hi, I’m Gary Goldhammer from Edelman and this is my client.
  7. BE YOURSELF -  Even when handling issues or crisis (look at a YouTube Video “A day in the life of airport operations” by Southwest Airelines).
  8. LIVE A BALANCED LIFE - Get online sometimes, not averytime! And most of all, live a first life, not only a Second Life!!

Picture1_2 Posted by Osvaldo Adinolfi

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Commenti

Biagio Di Leo

leggevo proprio ieri sulla tematica dell'etica e della regolamentazione, più in generale nel web. in un articolo di Rodotà su Nova, si tentava un paragone con quanto avviene nella legislazione marittima: in particolare il tema dello spazio in linea di principio sconfinato e in continuo mutamento. in fondo si tratta in entrambi i casi di navigare, e proprio in queste situazioni di movimento, le regole e il diritto sembrano perdere forza.
come può crearsi una regola o una norma che valga sempre pur adattandosi a condizioni sempre mutate?
mi sembra di ravvisare anche un problema ancora più radicale: come conciliare la salvaguardia dell'identità con il condividere il più possibile? si rischia di perdere quanto di peculiare una persona ha, in un formato prestabilito che lascia trasparire solo alcune caratteristiche prestabilite.
un caro saluto.
Tuttavia si può dire a 273 persone di essere un cane e nascondere questa informazione a tutti gli altri utenti... ciò vuol dire che unire un'identità con un "profile" può essere se non altro fuorviante.

Osvaldo Adinolfi

Caro Biagio,

indubbiamente il Web è un mare magnum in continuo mutamento, ma soprattutto in espansione esponenziale e con tempi ben diversi da quelli di un oceano che sta là da milioni di anni.

L’Internet 2.0 vive, è vissuto ed è fatto dalle persone, l’identià diviene quindi un tema centrale ed imprescindibile.

Proprio la molteplicità composita di strumenti a disposizione (blog, tumblr, account in diversi social media, microblogging, video, videoblogging, e chi più ne ha ne metta) può dare modo a un utente non di perdere la sua identità ma di crearla, online, ogni giorno sottolineandone le diverse sfaccettatture, in un mosaico composito e decisamente esaustivo. Non quindi una negazione dell’identità bloccata in schemi fissi, forse più rispondente ai “vecchi” media, ma una composizione dell’identità che dipende dalla partecipazione, e spesso gli utenti che si avventurano in questo mondo digitale non si limitano ad un unico “tool” ma creano un perfetto “digital communication mixed tool”, che tra l’altro più essere facilmente interconnesso.

Forse è il concetto stesso di identità che è in fase di ridefinizione, per cui ti rimando ad esempio al testo di Sherry Turkle, “La vita sullo schermo. Nuove identità e relazioni sociali nell'epoca di Internet,” che pur essendo di una dozzina di anni fa, rappresenta una pietra miliare nella discussione sulla definizione di identità multiformi e legate molto al mezzo digitale, in un momento in cui nascevano e cominciavano ad affermarsi.

Sul versante aziendale vale la regola, applicabile anche al resto dei mezzi di comunicazione, di mantenersi coerenti: un brand ha un’identità e un posizionamento ben definiti, ai quali tutta la comunicazione, le modalità e le scelte dei tool afferiscono.

Concludo semplicemente ricordandoti due delle regole sopra elencate: HONESTY IS THE BEST POLICY e BE YOURSELF, che da sole e semplicemente applicate, dovrebbero spingere ognuno di noi a evitare di fuorviare gli altri.

Vincenzo

Gentile Dott. Adinolfi,
Leggendo questo posted così come è riportato pedissequamente, non posso fare a meno di avere un ricordo biblico come la tavola dei comandamenti...10 regole fondamentali per poter vivere bene con se stessi e senza ledere gli altri; però poi penso alle polemiche accese e sempre più frequenti sui casi di bullismo, violenze e xenofobia che colpiscono in maniera indistinta la nostra società e sul fatto che essa stia tornando ad una sorta di era primitiva in cui non c'è rispetto per nessuno e dove chi possiede quel briciolo di educazione rappresenta una minoranza molto esigua.Giovani che usano i social network per sfoggiare la loro identità, un'identità rappresentata da immagini di violenza e azioni che sfiorano la barbarie o ancora più semplicemente agli incontri che si fanno in metro o dal giornalaio che personalmente mi lasciano "speechless"(trovo che l'inglese appunto renda meglio l'idea)di gente maleducata che se ne infischia di tutto e di tutti pur di non fare file o andare ad accaparrarsi un posto a sedere. Non trova che sia opportuno tornare ad educare le persone sul vivere civile sulla terra prima di aspettarsi che tutti seguano delle regole di "bon ton" nei social network?In ogni caso trovo molto acuto ed interessante questo vade-mecum di regole di comportamento tranquillamente applicabile a mio avviso in molti contesti che esulano dal social media network.
Vincenzo
MEDIA RELATIONS Il sole 24 ORE

Patrick Trancu

Ho letto con interesse il post. Sottoscrivo al blog tramite bloglines ed è sempre ricco di spunti interessanti. Leggendo il tuo post mi sono chiesto "Ma Wal-Mart non è un cliente Edelman negli USA?" e non era forse scoppiato uno scandalo in rete sulle attività digitali del cliente? (http://marketing-alternativo.blogspot.com/2006/11/fake-blog-il-caso-edelman-per-walmart.html). Possibile che Osvaldo non lo sappia? Aspetto che ora gli scrivo un commento. E poi sono arrivato al blog e, magicamente, la frase incriminata non c'era più! Questo è uno dei pericoli del blogger: scrivere in fretta e voler postare subito. Per dover di cronaca eccola:

Ho pensato di scrivere ancora sulle regole comportamentali nella comunicazione digitale.
Perchè l'argomento è molto caldo negli Stati Uniti. Perchè la tematica è ancora molto discussa all'interno della Edelman Summer University. Perchè la discussione tra i paesi (dall'America Latina all'Asia) non si è ancora sopita, e tutti noi continuiamo a dialogare sulle differenze e sulle similarità di un simile argomento riferito a culture molto diverse tra di loro. Perchè gli esempi (peggiori) presentati in aula appartengono a nomi quali Burger King, Microsoft, Wal Mart. Ed ancora ci si chiede come sia possibile che alcune multinazionali così strategicamente evolute possano aver fallito miseramente nella comunicazione digitale, cadendo proprio sulla tematica etica e comportamentale.

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