Lunedì 23 giugno. Il giorno di Rick Murray - President, Edelman Digital
Rick Murray è un guru nel suo settore. Qualcuno da cui ti aspetti una visione strategica sul futuro della comunicazione piuttosto che una semplice panoramica strumentale sulle recenti scoperte tecnologiche.
La portata del suo messaggio non si è fatta attendere e le nostre aspettative sono state pienamente soddisfatte!!! Ecco dunque alcune delle prospettive da lui ipotizzate, e da noi pienamente condivise (oltre che approfondite), sulla crescita della comunicazione tecnologica nei prossimi anni: alcuni requisiti indispensabili perchè le parole “digital” e “social” diventino una parte integrante delle strategie di marketing communications.
Il successo del digitale dipende da questi semplici quanto fondamentali concetti:
· CONTINUITY. Una vincente moderna comunicazione digitale si deve ormai basare sulla continuità: del dialogo, della relazione, della interattività. Non sarà più sufficiente e nemmeno immaginabile, in futuro, inserire un video dalle potenzialità virali su YouTube e lasciare che produca da solo i propri possibili risultati (contatti). “Digital is not like Adv: one shot.” Ha sottolineato Rick con quella forza che proviene da una grande passione. Noi abbiamo bisogno di generare una relazione, di costruire una conversazione, di nutrire costantemente un dialogo basato sulla reciproca stima e fiducia. E questo richiede tempo ed impegno. “Digital needs continuity: especiacially continuous commitment and continous engagement”. Le aziende che non intendono investire le giuste risorse per garantire questa continuità nel tempo, farebbero bene a desistere dall’intraprendere questa strada.
· CONTENT DRIVEN. Nel futuro del digitale non sarà più la creatività d’impatto a generare attenzione e coinvolgimento; bensì la rilevanza dei contenuti. E questo futuro non è poi così lontano. Già da oggi, infatti, è possibile assistere ad un evidente successo di tutte quelle campagne di comunicazione digitale che fanno leva sul “content providing” piuttosto che su di una mera (spesso gratuita) creatività. Esse generano valore per il target coinvolto, invitandolo ad una discussione interattiva basata sugli argomenti di reciproco interesse. Dopotutto i Blog, i Forum, i Wiki, le stesse Community non nascono dalla volontà di stupire con effetti speciali, quanto dalla volontà di condividere le proprie passioni ed i relativi contenuti. “Don’t think (creativelly) digital... BE DIGITAL!!!”
· DIGITAL CULTURE vs digital division. Finchè le tecnologie digitali rimarranno appannaggio di poche persone il vero cambiamento strategico, da una tradizionale ad una moderna e vincente comunicazione, non avverrà mai in pieno. Le strutture aziendali (clienti ed agenzie) non dovrebbero più limitarsi ad avere una (piccola) divisione tecnologica; dovrebbero diffondere una cultura digitale in tutta la loro realtà professionale. Coinvolgendo tutti i dipendenti in diversi livelli di training. “Digital should not be a corporate division. Digital must be a corporate culture, behavior, philosophy and strategic approach. It’s not just about designing a new department but is about re-defining the whole corporate and marketing communication. Digital should move from a nice-to-have tool to a must-have strategic approach to communication”.
Alcuni semplici ed immediati esempi di questo prossimo (auspicato) futuro digitale?! Rick non ha dubbi, anche se sceglie di fornirci indicazioni non prive di un forte potenziale “polemico”. Due tra i siti internet che si prevedono essere più caldi nella prossima stagione: http://www.barackobama.com e http://www.johnmccain.com,
“the new level of relationships” come li ha definiti Rick Murray. Guardateli senza alcuna implicazione politica. Ma soltanto con gli occhi curiosi di un comunicatore digitale. Così come ho fatto io. E lasciatevi trasportare dall’interazione, dai video, dal blog, dai message board. Leggete tutto con interesse e troverete delle sorprese inaspettate. Ne parleremo prossimamente!!!
Posted by Osvaldo Adinolfi
C'è un grande fermento nel mondo delle pr, per tanti anni ferme, ma che ora stanno ri-scoprendo Internet con grande convinzione. Mi perplime invece notare una quasi avversione per il digitale da parte del mondo dell'advertising che vi si accosta con grande diffidenza.
Molto bella la figura che hai inserito nel post, sarebbe molto interessante disporre delle slides per comprenderne il contesto. E' infatti una rappresentazione abbastanza densa. Mi interessa sapere al di là delle mie supposizioni, le ragioni che hanno spinto l'autore a mettere l'RSS al centro.
Scritto da: Maurizio Goetz | 24 giugno 2008 a 19:19
Caro Maurizio,
Ottima osservazione sull'advertising. Proprio in questo momento stiamo parlando delle agenzie tradizionali di pubblicità e del loro modo (limitato e parziale)di accostarsi al mondo internet (soprattutto quello di seconda generazione: web 2.0). Il problema -confermato dalle varie nazionalità presenti al meeting di Chicago- è sicuramente correlato all'evoluzione che negli ultimi anni ha interessato il web. Parole come relazione, condivisione, conversazione... sono ormai i nuovi principi della comunicazione digitale. Queste parole sono state da sempre vicine al mondo delle RP che si è sempre confrontato con l'importanza del dialogo e delle opinioni condivise. Le agenzie di pubblicità, invece, sono da sempre state più vicino alle dinamiche dell'acquisto e dell'autogestione creativa di uno spazio. Questo, sicuramente, pone loro in una posizione di svantaggio per partecipare ad un gioco in cui le regole stanno fortemente cambiando. Un mondo di comunicazione in cui non basta più solo giocare: bisogna mettersi... in gioco. Un mondo dove un target smette di volersi definire tale e pretende di passare da "content viewer" a "content provider".
Ma ti saprò dire di più nelle prossime ore. Alla fine di questa specifica sessione di training.
Al mio rientro in Italia (la prossima settimana) cercherò di rendere disponibile la presentazione da cui è tratta la slide che ho pubblicato, per meglio rispondere alle tue osservazioni in proposito.
Scritto da: Osvaldo Adinolfi | 24 giugno 2008 a 21:28
La tecnologia forse è ancora appannaggio di pochi ma sta avendo uno sviluppo mostruoso. Basta vedere la crescita di chi utilizza internet da un lato e il cambiamento del modo di usare il web da parte delle aziende dall'altro, che vediamo entrare nel mondo dei social network non limitandosi a comunicare informazioni, ma a ricevere feedback o conversare direttamente con gli stessi fruitori dei propri messaggi.
Credo che questo sia un punto di non ritorno. Se anche le aziende usano il web 2.0 più per "moda" che per bisogno (spero non tutte), comunque lo fanno e continueranno a crescere. Sono d'accordo che il futuro sarà la rilevanza di contenuti. Le aziende in conversazione con gli utenti del web non si possono permettere passi falsi rischiando di compromettere la propria immagine davanti al mondo. Ma la creatività ci sarà sempre (e me lo auguro).
Alessandro A.
Master Sole24ore
Scritto da: Alessandro A. | 24 giugno 2008 a 23:22
Gentile Dott. Adinolfi,
sono una studente del master in Comunicazione Marketing e Nuove Tecnologie, del Sole24ore; Leggendo la Sua relazione sui concetti fondamentali del Dott. Murray,mi è tornato in mente il mio primo giorno di master, quando di fronte ai miei prof di tecnologie e ai loro commenti sullo sviluppo di internet, ho provato una sensazione di timore, la paura che tante piccole sfumature venissero perse. Ma grazie ai miei insegnati, ho imparato a capire che è solo ciò che non si conosce che fa paura ed è meraviglioso come internet ci dia la possibilità di essere, in qualche modo, parte attiva delle aziende; e mi compiace sentir parlare di interattività, di relazione, di dialogo, perchè internet e la tecnologia in genere, rappresenti sempre più una grande finestra a cui affacciarsi, perchè se lo si fa senza paura,ti da la possibilità di crescere, imparare e di poter dire la tua senza aspettare che nussuno te lo chieda ;-)
Scritto da: Annalisa Turrisi | 24 giugno 2008 a 23:35
Condivido al 100%. Evidenzio che nella visione di Murray non sono le scelte tecnologiche a guidare il cambiamento ma piuttosto i fattori strategico-organizzativi: la comunicazione integrata, la rilevanza del messaggio e del contesto, la cultura, il change management.
Scritto da: Marcello del Bono | 25 giugno 2008 a 11:30
Siamo ad un punto di non ritorno.
Sono le parole che spesso ricorrono anche durante le giornate di riunione.
Ed e' proprio vero!!
Quando si parla di "digital communication" ci si riferisce spesso al dialogo, alla relazione, alla condivisione... al passaparola.
Ma non si sottolinea mai abbastanza che tutto questo accade... "indipendentemente da noi". Sono i consumatori a creare ed a gestire la conversazione, non i comunicatori (azienda o agenzia).
Sono loro a generare, a sviluppare, a nutrire costantemente un dialogo attivo sugli argomenti piu' disparati.
Un comunicatore puo' scegliere di partecipare o meno alla conversazione e condividere le proprie opinioni con gli altri, cercando di influenzarli positivamente ed eticamente sui propri messaggi chiave.
Ecco il punto di non ritorno... che molte aziende spesso non riescono a comprendere. Non e' la nostra campagna di comunicazione a generare conseguenze virali. La conversazione, il passaparola, la condivisione tra le comunita' sociali e digitali gia' esistono. A noi la scelta se partecipare oppure no.
In questi giorni stiamo lavorando su di un progetto reale per il lancio della nuova Nissan 370Z. Provate tutti ad andare sul web (come abbiamo fatto noi) e tentate di identificare tutte le conversazioni (blog, community, forum, message board, podcast) che gia' parlano di automobili, di Nissan e... addirittura di questa nuova vettura (prima ancora che sia lanciata). Notate quanto dialogo c'e' gia' sulla nostra azienda e sul nostro prodotto prima ancora che noi si cominci a comunicare anche un solo messaggio. Ecco il punto di non ritorno. E' il mondo che cambia. Sono le relazioni umane che cambiano. E' la comunicazione interpersonale che cambia. Noi possiamo solo prenderne atto, adeguarci e... TURN DIGITAL AND TECHNOLOGY DRIVED.
Scritto da: Osvaldo Adinolfi | 25 giugno 2008 a 17:04
E' il mondo che cambia, le persone intessono relazioni sociali diverse, ma i consumatori non utenti ancora non riescono a precepire il cambiamento. Credo che purtroppo, in Italia, siamo ancora in una fase in cui i consumatori-utenti siano pochi eletti. Ecco perchè sono fermamente convinta che si debba puntare sul Web 2.0, con blog, community, podcast, per lavorare su lanci di prodotto, advertising...
Noto anche che sono ancora poche le aziende che si sono rese conto della vera potenzialità di Internet e la considerano come un "punto di non ritorno". In realtà non è vero, Internet ha la capacità di far parlar di sè, nel bene e nel male, ad un pubblico vastissimo. Può aumentare il livello di percezione da parte dei consumatori in maniera esponenziale...e viceversa può far sprofondare. Bisogna saper come utilizzarlo, altrimenti può essere un'arma a doppio taglio.
Fare comunicazione non è facile, comunicazione digitale poi, credo sia ancora più complicata, ma indispensabile oggi. L'augurio è quello di riuscire a capire la corretta utlizzazione delle nuove tecnologie nella comunicazione, anche grazie al Sole 24 Ore!;)
Emanuela Palomba
Scritto da: Emanuela Palomba | 25 giugno 2008 a 18:18
Io sono d'accordo sul punto di non ritorno, nel senso che, a meno di catastrofi naturali o artificiali, ritengo impossibile un mondo futuro senza web collaborativo e non, senza email, senza internet. Sono anche d'accordo sul fatto che le relazioni, i network e la comunicazione esistono anche prima che l'azienda abbia cominciato a comunicare. Ma ovviamente questo non vuol dire che le organizzazioni, profit e no profit, non possano imparare ad utilizzare al meglio gli strumenti e tecnologie del web 2.0 per supportare i propri obiettivi strategici. Questa è una presentazione che ho postato proprio sul tema creare valore con i social media http://blog.delbono.eu/2008/06/social-media-e-creazione-di-valore/ La presentazione rivista il modello della catena del valore di Porter alla luce delle nuove opportunità del web 2.0, con al centro l'idea di creare valore supportando gli obiettivi aziendali.
Scritto da: Marcello del Bono | 25 giugno 2008 a 19:46
Mi trovo su questo blog ma in fondo non ne kapisko il senso....Qualkuno mi ha "invitato" a farlo...ok....lo faccio perkè mi tornerà utile??? ke ipocrisia....Leggo i messaggi postati dagli altri e rifletto: c'è ki ha paura, timore (ma di kosa???), c'è ki si augura ke blog e community vengano saggiamente usati per lanci di prodotti e advertising...Oh mio Dio, copro la frase e guardo verso il basso...
Internet, il web (quello di ieri, quello d'oggi il 2.0...e domani kissà...), le community, rappresentano la libertà di esprimersi, di condividere e di ascoltare opinioni, criticarle o compiacersene...Nasce sul bisogno intrinseco all'individuo di comunicare, e con l'individuo stesso si evolve in forme e manifestazioni incontrollabili, per questo temibili...
E' lo status stesso della comunicazione ke kambia, è la possibilità di dividere finalmente il dominio dei pensieri con altri, di rifiutare regole di conoscenze, screditare il sapere e il non sapere che le Società hanno imposto (e impongono ancora oggi) coi loro modelli stilizzati...Internet è l'utopia ke si realizza, è affacciarsi dall' "altro lato", è provare un gusto decisamente nuovo e assaporarlo con l'ingenuità del bambino ke per la prima volta konosce il mondo, costruisce il suo mondo...è voglia di apprendere allo stato puro....
Le aziende non hanno ankora compreso le reali potenzialità di Internet???? E non credo siano le sole...
Dott. Adinolfi so di andare contro ogni suo ragionevole giudizio dicendole ke non auspico alcun tipo d'incontro tra l'azienda e il web: ogni azienda risponde oggi a strategie e logiche puramente economiche e commerciali; il web, invece, nasce e sopravvive libero, slegato da ogni fine e scopo ke non sia essenzialmente quello di SCAMBIO, di accrescimento reciproco nell'ottica relazionale dell'Io-Altro, del puro piacere di comunicare (come ora).
Ammettere la possibilità di un qualsivoglia "controllo" dell'imprese sulla libera parola dell'individuo vuol dire rinnegare il concetto stesso di web e ridurlo o rinkiuderlo alla visione semplicistica di rendiconto finanziario di qualke azienda "intelligente".
"Io Aborro" tutto questo; credo nei valori e nell'essenza di Internet, credo negli spazi (come questi) in cui posso esprimere il mio punto di vista libero da vincoli e restrizioni, (ma non da critike); credo nella possibilità di incontrare ogni giorno altre menti, di nutrirmi dei pensieri di altri navigatori come me...
Internet è il pianeta di tutti e di nessuno...è la terra da abitare, la risorsa da "sfruttare" per un solo scopo comune: il benessere di chi come me la visita giorno per giorno, il benessere di tutta quella Comunità che, vivendola, di fatto gli appartiene.
Scritto da: Internauta | 25 giugno 2008 a 21:41
Condivido in pieno le considerazioni circa la rilevanza dei contenuti sul web....Del resto, in un mondo che fa del contenuto un superfluo orpello, sarebbe bello se almeno internet andasse costantemente controcorrente, ribadisse i contenuti al centro del "net talking".
Tale sforzo è stato in realtà solo parzialmente compiuto dai blog:
il rischio di queste comunità è talvolta quello di parlarsi un pò troppo addosso, di arroccarsi dietro le proprie passioni, avvilendo la creatività di sistema, incentivante, quella che insomma aiuta quotidianamente internet a non essere mai uguale a se stesso.
La creatività va a mio giudizio superata, ma non cancellata.
Scritto da: Antonio Soriero | 26 giugno 2008 a 22:23
Gentile Internauta
(spero un giorno di conscere il suo nome così come lei conosce il mio e quello di tutti coloro che, parlando liberamente su questo blog, condividono anche la loro identità con trasparenza.)
Ho letto con molta attenzione ed interesse il suo commento. Ed ho immediatamente pensato: ...Finalmente una voce fuori dal coro! Finalmente una critica costruttiva! Finalmente un pensiero espresso con forza e passione!
Condivido in pieno molti (tanti... forse insospettabilmente troppi) concetti da lei espressi. Sono pienamente d’accordo sui valori di libertà, di condivisione, di passione... di benessere. Ma pur avendo (io e lei) in comune tutti i punti di partenza, mi trovo a raggiungere differenti punti d’arrivo.
Mi dispiace che lei si senta spaesato in questo Blog. E “non ne kapiska il senso”. Si tratta di un Blog d’agenzia dedicato al mondo della comunicazione. La comunicazione è il mio lavoro e la mia passione. Ed è uno di quegli argomenti di cui so parlare e posso parlare. E, dunque, che amo condividere. Recentemente mi e’ stata offerta una grande opportunità Quella di andare negli USA per partecipare un MASTER UNIVERSITY di specializzazione sulla comunicazione moderna e digitale. Un buona opportunità per crescere e migliorarsi. Ho pensato fosse una buona idea condividere questo con i miei colleghi, con i miei clienti, con i miei studenti e con tutti coloro che (liberamente) possono essere interessati all’argomento.
Ho cercato di trasformare quella che lei chiama la mia “voglia di apprendere allo stato puro....” in qualcosa che potesse soddisfare la “voglia di apprendere allo stato puro....” di chiunque altro voglia visitare questo Blog. Ecco il senso. Ecco lo scopo. Chiunque e’ libero di sfruttare questa opportunita’ o meno. Non ci trovo nessuna ipocrisia.
Mi piace molto la sua definizione di internet: “Il web rappresenta la libertà di esprimersi, di condividere e di ascoltare opinioni, criticarle o compiacersene...Nasce sul bisogno intrinseco all'individuo di comunicare...”. E’ appunto quello che sto facendo io stesso, esprimendo le mie opinioni .....E' quello che ha fatto anche lei.... Questo è dialogo, questa è conversazione.....E’ quello che possono fare anche le aziende.....il popolo della rete è libero di conversare o meno con loro. Non trattiamole con il solito stereotipo preconcetto. Il concetto di libera espressione deve valere per tutti.
Io, personalmente, darei alle aziende una possibilità ed agli internauti una responsabilità: quella di non agire come una “casta” che rifiuta gli altri -chiunque essi siano- bensì come un “coach” che insegni a tutti le regole di comportamento ed il valore della libera condivisione di pensiero, senza classismo alcuno. A differenza di lei, io AUSPICO un qualunque tipo d'incontro tra l'azienda e il web: auspico che i valori del dialogo, della libertà di pensiero, della verità... siano davvero uguali per tutti, condivisi da tutti... senza l’irrigidimento di nessuna delle due parti. Chi si comporta male -azienda o persona fisica che sia- sarà sbattuto fuori spontaneamente dalla comunità digitale. Senza preconcetti. Recita una famosa canzone “It doesn’t a matter WHO you are. Is WHAT you do that takes you far”.
Termino questo mio commento nel modo in cui l’ho iniziato.
Ammiro la forza ed il coraggio delle sue idee. E condivido molte di queste.
La invito però ad avere la stessa forza e lo stesso coraggio anche per la sua identita’. In modo che tutti noi la si possa apprezzare anche per la coerenza del suo pensiero.
Il mio “bisogno intrinseco di comunicare” si accompagna sempre alla mia voglia intrinseca di conoscere il mio interlocutore, per meglio confrontarmi piacevolmente con lui e, soprattutto, per meglio poterlo rispettare.
Scritto da: Osvaldo Adinolfi | 27 giugno 2008 a 08:16
Dott. Adinolfi è con estremo piacere ke leggo e rileggo il suo commento al mio post....
Ogni tanto fermo la mente e strofino gli okki quasi incredulo...
Avrei il piacere di risponderle e parlarle, riparlarle, ma freno la mia voglia di "apprendere" e faccio un passo
indietro...
Lei condivide le mie idee???
Ma queste idee non sono le mie....
Noi (io e lei) condividiamo le idee di tutto il popolo di internet,la mia "voglia di apprendere" è la sua, ma è sempre stata soprattutto la Loro, quella della community, quella dei blog-people...
La pensiamo allo stesso modo perkè fondamentalmente (credo)
viviamo e ci adoperiamo sul web con la stessa smania di comunicare; lei mi parla di forza e passione, io direi egual fede...
Internet, come lei ben sa, diventa sempre più parte della nostra esistenza, serbatoio di conoscenze indispensabile, forse unica risorsa “primaria” ankorkè inesauribile e pertanto meritevole di essere rispettata e quindi difesa...
Un mio pikkolo rammariko??? l'esser stato in alkuni punti del mio intervento frainteso, ma d'altronde fa parte delle regole del gioco: la comunicazione non è mai simbiosi..; eh si…"La comunicazione non è mai perfetta comprensione..."
Innanzitutto leggo la critica alla mia voluta non-trasparenza; il non essere trasparente, il non voler definire la mia identità, non doveva signifikare, però, paura o timore di un confronto...(Se avessi avuto paura, non avrei "urlato" qui il mio pensiero, e non sarei, ora, ankora qui, pronto a "difenderlo" con foga).
Essere un'Internauta (uno qualsiasi) vuol dire (a mio parere)saper condividere con Altri l'idea di poter instaurare anke una semplice relazione "io-tu", tralasciare qualsivoglia formale implicazione di stato o di ruolo; vuol dire riconoscere ke ogni voce nel web è su uno stesso piano d'importanza, vuol dire recepire ogni discorso mettendo da parte l’autorità o l’eccellenza della sua fonte:
è il contenuto del messaggio in sè, non il suo
emittente ke può interessare il blog…
Non auspicare, poi, punti d'incontro tra il web e l’impresa non voleva dire kiudere i “cancelli” e rakkomandare ki è Dentro e ki è Fuori:
ki siamo noi per gestire logike di in o out sul web???...
Internet non è elitaria, non può esserlo per sua natura, e la formazione di una "casta" (riprendendo il suo discorso)
andrebbe a capovolgere, di fatto, l'essenza stessa della
sua creazione, la sua definizione di struttura open-source e resource-zone.
Leggevo l'altro giorno con estremo interesse il pensiero
del dott. Murray, da lei poi di seguito riportato,
sul concetto di Honesty e su tutte le sue più peculiari
sfaccettature...
Credo sia proprio questo il nocciolo della
questione; è in questa sottile linea di confine ke si distingue il proposito, un buon proposito da voler "incorniciare" e ostentare, da un progetto ke poi sia effettivamente realizzabile....; ma attenzione... scetticismo non è non volerci credere o non volerci sperare con tutte le forze...
Konkludo (finalmente) la “paranoia” dei miei pensieri con una piccola Riflessione a tutti gli amici del web:
Your tool is Your responsibility??? ok...io l'ho capito....
ma loro???
Ps. Onde evitare ulteriori fraintendimenti…. mi kiamo Generoso, studio e vivo per la comunicazione, e “da grande” (???) farò il comunicatore!!!
Scritto da: Internauta | 27 giugno 2008 a 21:42
Caro Internauta,
crediamo che la vera ipocrisia sia auspicare nessun tipo di incontro fra le aziende e il web.
Internet è un luogo di scambio, di informazione e conoscenza che spesso le stesse imprese offrono alla massa. Verrebbe da chiederti: "non usi mai Internet per acquistare un volo, una vacanza, un nuovo computer o semplicemente per l'home banking?". Se la risposta è si come presumiamo, oltre ad esserti contraddetto, non sei tu stesso a profetizzare una mancanza di libertà? La stessa che ritenevi fosse l'anima del web?
Inoltre, continuando a ritenere che la trasparenza di contenuti da parte delle aziende sia indispensabile per mantenere la propria credibilità e per difendere la propria immagine, cosa succederebbe se gli internauti, la cui identità nel web risulta spesso celata, nascondesse personaggi il cui fine è quello di boicottare o deviare comunicazione e reputazione?
Gentile Dott. Adinolfi, chi ci vieta inoltre di pensare che dietro al misterioso "Internauta" non si celi in realtà proprio lei, intenzionato a provocare e generare nuove forme di discussione?
Anche questa potrebbe essere comunicazione 2.0
Alessandro Abbati
Marco Evola
Giancarlo Baccolini
(Master Sole 24 ore)
Scritto da: Alessandro A. - Marco E. - Giancarlo B. | 28 giugno 2008 a 18:51
Se invece dietro Internauta ci foste voi del Master Sole 24 Ore sarebbe un colpo di autentico genio conversazionale ;)
Scritto da: Maurizio Goetz | 28 giugno 2008 a 19:46
Oh my god….Sto creando un caso politiko….La community è in fermento…
Ragazzi, dall’altro lato dello skermo, con tastierino alfanumerico e monitor (tra l’altro anke a mezzo servizio….) c’è soltanto una mente giovane, non meno illustre della vostra, ke elabora
semplici pensieri e considerazioni…
Mi spiace deludere amaramente le vostre aspettative, ma non assisterete
a nessun gran finale hollywoodiano….mettetevi pure comodi nelle vostre
poltrone, ma non attendete alkun colpo di scena finale, non c’è….
alla fine l’assassino si toglie la maskera ed è semplicemente ”chi
vi aspettavate”, ki la sala aveva indikato come Il Colpevole già dalla
sekonda scena….ahimè lo so… una trama scadente di un noir ankora più scadente.
Rispondo a te Alessandro, tu ke sei il primo della “lista” (e ke gli
altri componenti del “trio” non me ne vogliano poi per questo…)
Certo ke ho acquistato sulla piattaforma di Internet e continuo tutt’ora a farlo
(proprio mentre ti sto scrivendo sto valutando alcune offerte estive
scrupolosamente da me selezionate tra mille e mille proposte delle agenzie…)
ma, frankamente, non credo affatto ke questo particolare utilizzo del web,
qualificabile da tutti come settorialità e-commerce, (quello a kui TU
stesso ti riferisci negli esempi), possa poi avere valida attinenza
sui temi di libertà, condivisione (di conoscenze) e interrelazione delle
community, da me finora dibattuti.
Quali sono le procedure di acquisto di un biglietto aereo o ferroviario, quali quelle dell’acquisto di un
cellulare o di un computer???
Lo scroll “statiko” di un numero di possibilità offerte al consumatore dai siti commerciali
(esauriente e conveniente senza alkun dubbio…), non è però paragonabile
allo skambio, a mio avviso, essenziale di informazioni, alle dinamike multiple di interazione
che instauriamo quando, navigando in appositi spazi di forum o di blog,
cerkiamo di comprendere se poi, alla fine, conviene più il nuovo Nokia o il vekkio Samsung…
E’ proprio questa la “necessità” ke io cerko di difendere…..difenderla
dalla possibilità di essere compromessa, difendere la genuinità stessa
dell’informazione da fornire…
A questo punto mi risulta ankora più facile rispondere alla tua sekonda tua
critika….
Mi parli di boikotaggio degli internauti, di comunicazione deviata e deviante…
Cosa succederebbe se invece dell’internauta inesperto, ad influenzare il mio,
il tuo acquisto fosse, invece, l’ “esperto” della casa, l’ “inviato” di turno nel blog???
Non sono una persona diffidente, o almeno cerko di non esserlo, ma di solito “valuto”
la sincerità di una persona (in special modo poi in un mondo geneticamente non predisposto
alla trasparenza, come quello del web); le sue opinioni, le sue ragioni, il suo consiglio
disinteressato (o meno) sono conseguenze del fatto ke poi questa persona
abbia o meno un fine ulteriore, un suo scopo ultimo da raggiungere… così è in Internet, così nella vita
di tutti i giorni…..
Beh…fortunatamente Alessandro, siamo tutti esseri pensanti, e alla fine, la decisone Ultima,
quella ke poi veramente conta, spetta solo a noi.
Scritto da: Internauta | 29 giugno 2008 a 15:38
La comunicazione può essere manipolata. Ogni azienda, associazione o le stesse persone possono mostrarsi al mondo scegliendo solo le informazioni utili a qualificarsi positivamente. Non credo proprio che troverai nel sito di un'azienda che produce prosciutto o formaggio la lista dei conservanti utilizzati e il rischio che questi comportino per la nostra salute. Si concentreranno solo sulle peculiarità del gusto e vari ed eventuali "plus" di prodotto. Quindi di fronte a un sito informativo e/o e-commerce, cosi come davanti a uno spot TV o una pagina di giornale siamo utenti passivi, liberi di ricevere informazioni ma potenziali vittime di quello che dall'alto ci vogliono comunicare (sperando sempre nel modo più veritiero e trasparente possibile).
Quello che invece cambia nel cosiddetto approccio 2.0 e la nostra possibilità di interagire e colpire se necessario. La voce di tanti può influenzare le stesse aziende, da un lato a capire meglio i nostri bisogni e soddisfarli, dall'altro ad evitare che abbiano un atteggiamento che ci possa penalizzare. Questo ritengo sia libertà.
Per quanto riguarda la seconda critica forse non ci siamo spiegati correttamente ma volevamo dire esattamente la stessa cosa. Guardando oltre ci chiedevamo che cosa succederebbe se questa libertà di conversazione potesse stimolare la concorrenza sotto falso nome a boicottare gli avversari commerciali? A questo riguardo sarei curioso di conoscere l'opinione del Dott. Adinolfi e degli esperti americani se fosse possibile.
Alessandro Abbati
Scritto da: Alessandro A. | 29 giugno 2008 a 20:55
Caro Internauta,
un solo, unico, piccolo e spero incisivo ragguaglio: MOLLA LE "K".
A parte la tua utopistica indi meravigliosa visione della rete - che in parte ancora cerco di condividere malgrado sia sempre per me più difficile dopo anni e dopo aver fatto passare la Rete da un pezzo della mia vita anche un bel pezzo del mio lavoro - ti prego, veramente, con grande sincerità e dal profondo del mio virtuale cuore, di scegliere con cautela i lemmi e rispettare ciò che li compone e di non abbandonare la correttezza linguistica a favore della velocità e del tentativo di palesare un linguaggio e una forma "nuova" che è poi solo una triste riedizione di un vissuto idelogico "contro" che poco si adatta alla dinamica ed innovativa Rete.
Non entro nel merito riguardo a trasparenza, aziende vs utenti, capacità manipolatorie da Grande Fratello online, piuttosto che nicchie di libertà assoluta. Non voto nè pro- nè contro l'e-commerce (che pure continua ad arrancare mentre tutti lo danno per morto), non discuto di web 2.0 o dell'alba del 3.0.
Mi limito a sorridere, piacevolmente intrattenuta da questa lunga discussione, a volte supita a volte inasprita da alcune piccole ingenuità di chi parrebbe non averne, e da critiche sentite di chi invece sembrerebbe ingenuo.
Mi firmo e mi firmerò con la mia vera identità, qui sulla rete, che è quello che sono qui sulla rete (ok, lasciam fuori la diatriba sull'applicabilità o meno delle categorie di essere e non essere di matrice filosofico epistemologica please), dove per farsi riconoscere è sufficiente "fornire" un click.
Però per cortesia, fallo per un'altra internauta: MOLLA LE K!
:)
lasuicidasentimentale
Scritto da: lasuicidasentimentale | 30 giugno 2008 a 12:41
Scusa Alessandro se ti ho frainteso...dicevamo le stesse kose?? Ok...me tapino....kiedo venia...
Kara suicida...sono 10 anni ke scrivo su blog e forum..."annoiando" e "struggendo" le persone kon i miei kommenti da domenika pomeriggio....ho kambiato mille volte opinione, umori e atteggiamenti, ma solo a una kosa resto fedele...indovina un pò??? le K...un mio pikkolo segno distintivo...
E con il massimo rispetto (ke pur non conoscendoti) so di dimostrarti, i'm sorry.... ma non sarai akkontentata...
Pikkola parentesi...credo sia meglio smettere con queste "divagazioni" (sarò il primo a gettare la spugna)....va bene il konfronto...va bene il dialogo e lo skambio di "saccenze", ma kredo si stia a questo punto invantendo uno spazio di komunicazione ke non ci appartiene del tutto e ke serve a ben altro!!!
Kontiniuamo se vuoi in separata sede...
Scritto da: Internauta | 30 giugno 2008 a 19:24
Perchè considerare la creatività come "nemica" dei contenuti? è auspicabile che una corretta comunicazione sia densa di contenuti, razionalità, senso; ma è allo stesso tempo auspicabile che a questi si affianchi la creatività, espressione dell'interiorità della persona. Del resto bisogna considerare che dietro la comunicazione digitale c'è pur sempre l'uomo fatto di mente pensante e sentimenti. Una comunicazione densa di contenuti ma priva di quella "creatività d'impatto" rischia forse di non attrarre i lettori-utenti rimanendo un bene per pochi.
...è forse ancora valida la massima "l'occhio vuole la sua parte"...
Scritto da: emanuela d. | 30 giugno 2008 a 19:30
Certo Internauta,
mi trovi su un paio di blog wordpress volendo.
Anyway... le "K" segno distintivo?!?!
dai non te la prendere eh!
Scritto da: lasuicidasentimentale | 01 luglio 2008 a 09:41
Dott. Adinolfi,
una riflessione sintetica riguardo alla contrapposizione concettuale tra contenuto e creatività…non sono forse i contenuti la più alta espressione di creatività INTELLETTUALE e le varie strategie di comunicazione il loro attuarsi attraverso il linguaggio?…due facce delle stessa medaglia
Grazie per l’attenzione
Claudia C.
Media Relation
Scritto da: Claudia C. Media relations | 01 luglio 2008 a 21:34