"Voices on personal technology" dal The Washington Post
Oggi vorrei condividere con voi alcuni videocast che abbiamo commentato in aula.
Sono tratti dal sito “The Washington Post”.
Si tratta di una rassegna che comprende almeno una decina di video-interviste con altrettanti guru legati al mondo della comunicazione, pur provenendo da differenti background (si passa da un musicista fino ad un’ ambientalista).
VOICES ON PERSONAL TECHNOLOGY è il nome della raccolta.
Questa volta lascio dunque la parola alle immagini ed alla voce di esperti che da tempo hanno sperimentato una moderna comunicazione digitale.
Non perdete il mio preferito, quello che tratta di “Technology and Happiness”.
Ecco il link.
Vi auguro buona visione e mi auguro una buona notte. Mi aspettano solo cinque ore di sonno prima di tornare in aula.
Ne parliamo domani.
Posted by Osvaldo Adinolfi
gentile dott. Adinolfi
purtroppo il mio inglese è ancora scarso e anche se ho visto le interviste non sono riuscita a seguire....cmq qualche giorno fa ho letto un articolo di Piero Ottone su come ai giorni nostri la comunicazione spesso è rindondante e ricca di circonlocuzioni verbali che ritroviamo in tante sedi diverse: nelle bollette, nei bollettini metereologici ma anche in un ministero, in ospedale dove vorremmo trovare un ufficio o un reparto e nessun cartello ci sa indicare dov'è.
le mie domande sono molteplici:
a cosa è dovuto questo deficit di comunicazione???
secondo lei c'è un disinteresse nei confronti del destinatorio???
io credo che bisognerebbe mettersi nei panni del destinatario e rendere la comunicazione più semplice e comprensibile ad esempio nel caso dei bolletini metereologici perchè viene detto precipitazioni quando si potrebbe piu semplicemente dire pioggia o neve....???
la ringrazio per l'attenzione
Scritto da: Annunziata Bove master media relations | 30 giugno 2008 a 19:52
Dott. Adinolfi,
ho visto le interviste che ci ha proposto e le ritengo molto interessanti.
Naturalmente alcune sono più comprensibili di altre...però devo dire che sono d'accordo con lei sull'originalità dell'intervista rilasciata da Dan Gilbert sulla possibilità di felicità che i media possono darci. Ho trovato condivisibile anche il discorso di Wyclef Jean (storica voce dei Fugees) sull'impatto delle nuove tecnologie sul mondo dell'industria musicale e sulle maggiori opportunità che oggi si hanno di poter condividere e usufruire gratuitamente e liberamente musica.
Infine, mi sono soffermato sull'intervista di Jimmi Wales sul "come quest'era verrà ricordata". Siamo sicuri che il discorso valga anche per l'Italia???Siamo sicuri che per noi questa è l'era di Internet e delle nuove tecnologie e degli accessi per tutti!?!?Anche se le percentuali aumentano, siamo ancora molto lontani dal definirci "internettiani". Non crede?
Stefano Rollo (Master Media Relations Sole24ore)
Scritto da: stefano rollo | 30 giugno 2008 a 20:59
Gentile Dott. Adinolfi,
ho seguito in questi giorni i suoi resoconti relativi alle giornate all'"Edelman Summer School" - Chicago, USA".
Gli argomenti trattati sono molto interessanti così come le interviste da Lei proposte, in particolare ho trovato particolarmente stimolanti sia quella di Jeff Jervis che quella di Esther Dyson.
Ma quanto la realtà americana, per quanto concerne le innovazioni oppure le sperimentazioni effettualte attraverso le nuove tecnologie e le opportunità che queste offrono al mondo della comunicazione si avvicina a quella europea e in particolare a quella italiana?
Quanto gli interessi economici possono compromettere o comunque influenzare tutti i principi fin qui enunciati?
Quanto la "buona comunicazione" può essere deviata verso una "cattiva/ falsa informazione" o verso quello stato che in psicologia del linguaggio viene definita come "discomunicazione?"
Non vè dubbio che le nuove tecnologie e la diffusione massiccia di internet abbia portato anche ad una maggiore pluralità di messaggi, non sempre però questo comporta un effetto positivo, non sempre si riesce ad identificare la fonte reale delle notizie spesso si lascia al destinatario la responsabilità di scegliere un percorso di senso tra quelli possibili.
Francesco Indrizzi
VIII Master Media Relations
Sole 24 ore Roma
Scritto da: Francesco Indrizzi | 30 giugno 2008 a 23:49
Gentile Dott. Adinolfi,ho visto le interviste, anche se non ho compreso tutto (purtroppo il mio inglese non è molto buono...). Indubbiamente, è interessante vedere la comunicazione attraverso gli occhi di persone che hanno background così differenti e, in particolare, ho trovato rilevante il pensiero di Dan Gilbert. Tuttavia, mi viene spontaneo pensare anche a quanta comunicazione non sia poi così "buona" e positiva... Non sarebbe interessante rifletterci e vedere delle interviste che esprimono anche questo punto di vista?Grazie per l'attenzione!
Scritto da: Chiara Marchetti | 01 luglio 2008 a 11:11
Gent.le Dott. Adinolfi,dopo aver visto le interviste da Lei proposte non ho potuto fare a meno di "eleggere" la più interessante.
Ho trovato molto significativo il tema affrontato dal Presidente della EDventure Holdings Esther Dyson su quanto fosse diventato difficile conciliare gli strumenti comunicativi con quelli che sono i limiti imposti da una corretta tutela della privacy. Nell'intervista la Dyson si riferisce a Facebook che sta plasmando oltre che il modo anche la capacità di comunicare.
Senza dubbio i più moderni strumenti comunicativi stanno allargando le nostre prospettive ma, a questo punto, mi domando se ciò nn avvenga in maniera troppo indiscriminata e incontrollata. Magari ne possiamo discutere durante il prossimo incontro...
Grazie!
Marcella Tabacchini
Master Media Relations
Sole 24 Ore, Roma
Scritto da: Marcella Tabacchini | 02 luglio 2008 a 00:15
Grandi commenti, ottimi spunti… eccellente conversazione digitale.
Ma non è sempre facile rispondere in modo appropriato alle buone domande.
Durante il master americano, abbiamo partecipato ad un seminario universitario sulla leadership. Ricordo una frase in particolare: “The real leaders are listeners. Leaders have opinions not answers. Leaders’d say “I don’t have a lot of answers.... but I do have opinions. Let’s discuss about it”.
Una frase un po’…… furba. Ma intrigante...!!!!
E allora discutiamone, partendo dal punto interessante sull’abbondanza e sulla ridondanza della comunicazione attuale (Annunziata).
Ci viene in aiuto Kotler con uno dei sui migliori aforismi: “Advertising is like alcohol... the more you have, the less you remember”. GENIALE!!! E ancora... “Companies should slow down with 4Ps and focus on one big P... PEOPLE”.
La risposta è dunque in queste affermazioni. La comunicazione, negli ultimi anni ha davvero perso di vista “il people = le persone”, nella loro quotidiana realtà e nei loro personali stili di vita. Ci siamo concentrati troppo sul fare invece che sull’ascoltare; ci siamo concentrati troppo sul prodotto pubblicitario che sul pubblico interattivo; ci siamo concentrati troppo sulla quantità (output) che sulla qualità (outcome).
I modelli di comunicazione classica entrano dunque in crisi. I modelli di comunicazione “non convenzionale” invece prendono piede e cercano di considerate il consumatore non un semplice ricettore-spettatore, bensì un attore-protagonista. Il dialogo e le relazioni dei media digitali viaggiano proprio in questa direzione. Le realtà che ruotano intorno ai termini Blog, Viral, Word of Mouth, Mobile, ect... si muovono proprio nella direzione di evolvere la comunicazione verso il consumAttore del terzo millennio.
Scritto da: Osvaldo Adinolfi | 02 luglio 2008 a 15:39
Interessante lo spunto che viene da Stefano. L’impatto delle nuove tecnologie sul mondo dell’industria musicale (Grande Wyclef Jean...!!!). Ma anche l’impatto che le nuove tecnologie hanno sul modo di comunicare la musica oggi. Pensate a cosa ci hanno raccontato a Chicago: la “Digital Division” di Edelman è stata contattata dai manager rispettivamente di Justin Timberlake e di Bruce Springsteen (boss of the boss) per studiare nuovi modi di condividere e comunicare la musica attraverso i social media (da Flickr a Twitter... a Blinkx). Non male vero.......!!!!!!!!!!!!!!!!
Ma direi ancora di più. L’impatto delle nuove tecnologie su tutti i mondi ed i mercati che possiamo immaginare: dalla musica al cinema; dall’arte alla moda; dallo sport alla..... politica (chi di voi non ha visitato almeno una volta il Blog di Beppe Grillo o di....... Di Pietro?!)
Le nuove tecnologie digitali hanno ormai un impatto su tutti i campi della comunicazione. C’è ancora qualcuno che pensa di avere a che fare con una “piccola leva di nicchia specialistica”...... da non avere alcun collegamento con le altre leve di comunicazione”?! Eccolo servito:
• 90 % of journalists read blogs before writing a story
• 40% of them are also bloggers (source: NYTimes)
Come non dire dunque che le nuove tecnologie coinvolgono in pieno anche le classiche (ma ormai nuove) MEDIA RELATIONS?!
Certo, in Italia le percentuali sono un po’ diverse. Un po’ più contenute. Ma sono altrettanto alte.
E cosa dire dei giornalisti che si firmano con il loro indirizzo di posta elettronica (vedi Sole 24 ore)? E dei quotidiani che richiamano esplicitamente a web sites per approfondimenti (vedi La Repubblica)? O di quei media on line (o mobile) che ormai impazzano in Italia (vedi Tgcom).
La rivoluzione digitale non riguarda più soltanto pochi “esperti” dal gergo incomprensibile. Riguarda tutti noi. Ed un buon MEDIA RELATOR deve conoscere le nuove tecnologie fino in fondo.
Scritto da: Osvaldo Adinolfi | 02 luglio 2008 a 16:10
Gentile Dottor Adinolfi,
Da ciò che ho capito delle interviste che lei ci ha proposto, anche io come altri sopra prima di me ho difficoltà nella comprensione dell'inglese, si evince, e credo che tutti siano concordi, che la tecnologia abbia cambiato radicalmente il mondo in cui viviamo. Politica, Industria Musicale, i Modi di Vivere e di Lavorare, il Rapporto tra l'Uomo e la Natura: la nostra Vita insomma.
Come può la tecnologia essere utilizzata per aiutare gli ecosistemi o parte di essi, secondo quanto detto da Majora Carter?
Non rischiamo, ad esempio per quanto riguarda l'Industria Musicale, di perdere il gusto di andare a un concerto e quelle emozioni che magari la tecnologia rende a portata di mano, facilitando la fruizione di un disco?
Come possiamo utilizzare la tecnologia per aiutarci, per alimentare e per raggiungere altra felicità?
Giorgio Bocchieri
Master Media Relations
Scritto da: Giorgio Bocchieri | 02 luglio 2008 a 20:22