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27 aprile 2009

Una legge per Internet: paradiso o giungla?

Arriva da Molfetta la notizia della prima querela per diffamazione a «mezzo Facebook» d’Italia. A sporgere la denuncia è Giulio Cosentino, imprenditore ed editore di una testata locale, nei confronti di un suo ex collaboratore che lo avrebbe offeso in maniera pesante sul più famoso social network. Lo rivela Angelo Alfonso Centrone sul Corriere del Mezzogiorno.
«Un danno d’immagine consistente – denuncia la vittima con la passione di internet – tenendo conto della visibilità delle offese ricevute, apparse sui computer dei miei 867 contatti Facebook e dei suoi 244 (riferendosi al querelato, ndr)». Un target mirato di conoscenti, colleghi e liberi professionisti della città.
Interessante vedere come andrà a finire: Facebook sarà equiparato a un qualunque medium? Quindi si tratterà di una caso ordinario di diffamazione a mezzo stampa? Il punto è importante e richiama alla mente un altro: chi proteggerà l'opinione pubblica dai "cattivi" citizen journalists?

Deprecare l'Ordine dei giornalisti e la mediazione obbligatoria dei giornali è bello, facile, e democratico. Ma un esame di Stato, come quello che consente l'accesso alla professione di giornalista, è pur sempre una barriera, se non una vera garanzia di informazione seria. La libera circolazione delle informazioni è un ideale nobile, ma occorre anche che ci sia chi protegge dalla "disinformazione". Siamo tutti sicuri che una rete del tutto libera e incontrollata sarà un paradiso di informazione autentica e non una giungla insidiosa e inaffidabile? L'interrogativo è lecito. Untitled

Mentre il Parlamento italiano discute la legge su Internet (vedere il blog "piovono rane" di Alessandro Gilioli), è interessante il dibattito che anima la rete sulla regole della rete stessa. Anche il blog di Luca De Biase segue il dibattito sul fenomeno del citizen journalism, rivelando un fatto curioso: un gruppo di 30 giornalisti usciti dal defunto giornale Rocky Mountain News, di Denver, avevano cominciato a scrivere per un giornale su web chiamato INDenverTimes.com, con un obiettivo: arrivare a 50mila abbonati paganti. Doveva essere un esperimento significativo per molti altri giornali online americani. Ed è andato male. Obiettivo mancato. Così come è andata male la migrazione dalla carta all'online per il SeattlePI.com. Il giornale, nato 146 anni fa, ha progressivamente perso lettori online: ora ha 20 giornalisti, contro i 150 di quando faceva anche l'edizione cartacea. E ha perso lettori anche contro l'edizione online del rivale The Seattle Times, che invece mantiene la carta e contemporaneamente aumenta i lettori online (2.2 milioni in marzo).

Posted by Sergio Veneziani

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