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22 aprile 2009

La Cina parla inglese e gli americani fanno del blog un mestiere

Due notizie che segnano il nostro tempo.
La prima ce la rivela Federico Rampini, sempre attento corrispondente dall’Estremo Occidente di Repubblica.
E’ arrivata l’edizione in lingua inglese di Global Times, il giornale con cui la Cina vuole “presentarsi” all’opinione pubblica internazionale. Global Times esisteva già da tempo in mandarino: è un giornale di qualità, letto prevalentemente da una élite che vuole informarsi sull’attualità internazionale. Il lancio dell’edizione inglese fa parte di un imponente sforzo da parte del governo di Pechino per estendere la sua capacità di comunicazione verso il resto del mondo”.
Global Times, ricorda Rampini qui, è una testata che appartiene allo stesso editore del Quotidiano del Popolo: il comitato centrale del partito comunista.

E mentre la Cina si misura con il “quinto potere”, gli Stati Uniti scoprono che blogger è una professione: il Wall Street Journal ci avverte che la categoria ha superato, per numero, pompieri e baristi. Su 2 milioni, 1,7 ne ricavano reddito e per 450 mila persone è il primo lavoro.

L’inviato di Repubblica, Alberto Flores D’Arcais, racconta che la categoria di chi si guadagna da vivere "postando" online è più numerosa dei programmatori di computer, oltre che dei pompieri o dei baristi (tanto per citare mestieri molto diversi tra loro) e alla pari con gli avvocati - anche se questi ultimi guadagnano sicuramente di più.
Shakespeare Lo ha scoperto il
Wall Street Journal (sito online) mettendo insieme gli studi, le analisi e le statistiche disponibili che riguardano gli oltre 20 milioni di blogger presi in esame in America (tutti quelli che lo fanno per passione, per informare, per gioco o per qualsiasi altro motivo).
Crescono i blogger e calano i giornalisti. O forse i giornalisti oggi fanno i blogger. Difficile stabilirlo. Certo è che mentre il numero dei blogger cresce, il numero dei professionisti dell'informazione tradizionale diminuisce significativamente. Solo a Washington, sottolinea Flores D’Arcais, la città più "blogged" d'America e forse del mondo, rispetto a pochi anni fa è diminuito del 79 per cento il numero dei giornalisti che lavorano nei tradizionali giornali di carta. Del resto i siti online al top della graduatoria già oggi hanno introiti considerevoli e a un certo punto "non ci sono dubbi che l'Huffington Post varrà più del Washington Post". 1997215819_516ef09668

Viene anche fornito l'identikit del blogger. Molto istruiti (tre quarti sono laureati in un college), la maggioranza bianchi che guadagnano sopra la media. Un giovane americano su tre fa il "blogger" (nel senso più esteso) e tra questi chi ci guadagna per vivere è il due per cento. In che modo? Secondo i calcoli del Wsj con centomila visitatori unici al mese un sito può guadagnare 75mila dollari all'anno. Per un buon "post" i blogger possono prendere da 75 a 200 dollari, qualcuno può fare addirittura lo 'spokeblogger', pagato dai pubblicitari per "bloggare" un prodotto.

Posted by Sergio Veneziani

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