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29 maggio 2009

La crisi è un’opportunità di comunicazione

Nei momenti di crisi, purtroppo, occorre anche comunicare la crisi. Lo si fa abitualmente, insieme agli avvocati del lavoro, insieme ai responsabile delle Risorse Umane, insieme ai consulenti di organizzazione aziendale, ma è importante rifletterci e farlo sempre meglio. Per questo motivo Edelman ha proposto alla rivista Top Legal di mettere intorno a un tavolo queste figure professionali. È nato così l’incontro della serata del 26 maggio allo Spazio Chiossetto di Milano.

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Titolo: “Quando la crisi diventa una opportunità”. Moderatore Nicola Di Molfetta, brillante direttore di Top Legal. Mike Seymour, responsabile Edelman per la crisi a livello internazionale e autentico guru della materia (oltre che piacevolissimo gentleman) ha partecipato per conto di Edelman,  Alessandro Concialini di McKinsey ha spegato il ruolo del consulente strategico,  Luca Failla, partner dello studio legale LabLaw, ha raccontato con semplice efficacia il ruolo dell’avvocato del lavoro, Stefano Bianchi di RSM Italy, una società di revisione, ha portato la testimonianza della sua professione.   

La discussione è stata molto interessante e densa di contenuti. Uno dei punti sicuramente rilevanti è stato che tutti gli attori, avvocati in primis, hanno concordato sul ruolo indispensabile della comunicazione in un processo critico come la riorganizzazione aziendale. Manca ancora un po’ di cultura in questa direzione da parte delle aziende, ma in ogni caso i tempi sembrano maturi per poter cogliere un numero sempre crescente di opportunità di business.

Posted by Sergio Veneziani

27 maggio 2009

LA CRISI ECONOMICA FA VOLARE I PRODOTTI HEALTH AND WELLNESS

Secondo Euromonitor International, cresce per molti consumatori l’attenzione per la prevenzione delle malattie

 

L’indagine Euromonitor International riporta che i prodotti alimentari health&wellness hanno registrato un incremento del 64% nelle vendite nel periodo 2002-2007, rispetto a un +45% relativo ai beni di largo consumo e un +57% per le bevande calde.

Secondo Ewa Hudson, responsabile health&wellness di Euromonitor, la crisi globale non incide sui prodotti di questa categoria, anzi, proprio questi sembrano meglio rispondere ai desideri e alle aspettative dei consumatori. Non solo, le aziende alimentari e delle bevande lo hanno capito e si sono impegnate fattivamente nella realizzazione di programmi a lungo termine in questo comparto.

Fra queste Nestlé, responsabile del 3% della produzione alimentare a livello globale, che é diventata la principale azienda di alimentazione, salute e benessere al mondo.

Altre aziende, come Coca Cola, Danone, PepsiCo e Unilever si sono impegnate con strategie similari che stanno portando avanti in modi diversi.

Danone, ad esempio, secondo la Hudson si distingue per essere fra i pionieri dell’health and wellness grazie sia all’innovazione, sia alla scelta di privarsi di business lontani dai concetti di H&W.

I consumatori pretendono dalle aziende alimentari, grandi o piccole che siano, un impegno costante in termini di H&W e non soltanto temporanei aggiustamenti a giustificazione di prezzi premium.

Il mercato degli yogurt è quello che, recentemente, ha registrato la trasformazione maggiore, con un 35% delle vendite nel 2008 composto da prodotti funzionali, prevalentemente probiotici (nel 1999, la percentuale era del 19). In Asia, la percentuale supera il 50%.

I chewing gum, i grassi e gli oli, le bevande sono fra le categorie di prodotti che hanno segnato la maggior tensione verso concetti legati all’H&W.

In conclusione, la Hudson ritiene che continuando ad offrire prodotti con reali benefici e ad investire in health&wellness le aziende alimentari e delle bevande potranno allontanare l’incubo della recessione e assicurarsi una crescita a lungo termine.

 

Posted by Anna Capella

19 maggio 2009

Se l'informazione ha un prezzo

La novità che sta creando un “caso mediatico” dentro è fuori la rete è da giorni sui giornali: La News Corp di Rupert Murdoch avrebbe deciso di far pagare agli utenti di Internet le notizie pubblicate su tutti i suoi quotidiani, sulla scia di quanto fa già oggi per alcune news del sito del Wall Street Journal.
Al di là degli aspetti tecnici e della modalità di pagamento che sarà messa a disposizione – si parla di un sistema di micro-pagamenti per leggere i singoli articoli e dei veri e propri abbonamenti per le sezioni o per la totalità delle news – quello che colpisce è che anche per i grandi tycoon dell’informazione globalizzata i tempi sono sempre più duri. Il calo delle vendite nelle edicole e la riduzione degli introiti pubblicitari stanno, evidentemente, spingendo gli editori a trovare altre strade alternative: l’idea di far fruttare le news online, come soluzione al declino della carta stampata, appare prendere sempre più piede.

Tendenza irreversibile? Tante le opinioni, con gli schieramenti diversi che dibattono su quanto sia giusta o sbagliata una decisione del genere. Quel che è certo è che siamo di fronte a un drastico cambio di stagione e di model­lo culturale, che potrebbe avere imprevedibili conseguenze sull’informazione, stampata o digitale. Forse, però, sarebbe più stimolante pensare ad alternative che un mondo sempre più mobile rendono possibile: riflettere su come sfruttare economicamente la fruizione delle informazioni via cellulare, ad esempio, potrebbe rivelarsi un’alternativa alla tassazione della libera fruizione delle informazioni in rete.

Posted by Vanessa Carmicino 

 

18 maggio 2009

8 RAGIONI PER SCEGLIERE UN’AGENZIA

Come i responsabili comunicazione delle aziende top scelgono le proprie agenzie di consulenza?

 Sono stati recentemente pubblicati i risultati dell’indagine annuale di PRWeek sulle prime 150 società di consulenza in comunicazione nel Regno Unito.
Ciò che emerge con grande chiarezza è che dopo un 2007 dai risultati scintillanti, nonostante un certo ottimismo, nel 2008 le aziende devono necessariamente rendere conto di ogni penny speso, mostrando una sempre maggior oculatezza anche nella scelta dei partner.
Emerge una tendenza verso la preferenza di iniziativa a progetto verso progetti continuativi, dato che emerge chiaramente anche dalla classifica delle 150 agenzie top.
Da qui la necessità per le agenzie di cogliere con esattezza le ragioni che spingono le aziende a scegliere un partner di comunicazione piuttosto che un altro. E, come vedremo, le scelte non ricadono solo su mere questioni di investimenti.

Sono 8 i fattori chiave che emergono dall’analisi, qui riportati in ordine sparso:

1.     Premi e classifiche, che i direttori comunicazione delle aziende consultano con grande attenzione  

2.     La “chimica” che si stabilisce tra i  diversi team di lavoro

3.     L’investimento é importante, ma non a discapito della qualità dei risultati

4.     La creatività, le idee devono essere originali e attinenti all’azienda e ai suoi brand

5.     La reputazione: i clienti presteranno attenzione a successi e fallimenti precedenti

6.     Le persone: i team presentati in fase di selezione devono essere gli stessi di cui il cliente potrà disporre nel lavoro quotidiano

7.     Essere visibili e proattivi

8.     Essere capaci di dire “no”: i clienti apprezzano le agenzie oneste rispetto alla loro offerta e performance

 

Da PRWeek – 24/4/2009

 

Posted by Anna Capella

11 maggio 2009

Il Premio Ischia scopre i blog, nuovi "martiri" della libertà d'informazione

Sulle sfaccettature della blogosfera tanto si è scritto, su quando o quanto il citizen journalism andrà a sostituire il giornalismo tradizionale sono stati scritti saggi in tutte le parti del mondo. Che il giornalismo stesso riconosca – finalmente – il potere e la valenza che i giornalismi partecipati possono avere nel modificare e contribuire al flusso informativo mondiale, beh, è un passo avanti. Prova che qualcosa sta cambiando è fornita dal Premio Ischia, che da trent'anni premia il mondo del giornalismo italiano e internazionale. L’edizione 2009 porta con sé una bella novità: per la prima volta verranno premiati anche i blogger. Per il trentennale del Premio la Fondazione Giuseppe Valentino ha, infatti, instituito il Premio Ischia al mondo del giornalismo partecipato.

                                                            

La scelta del blogger vincitore seguirà il filo rosso della partecipazione nella rete, di cui i blog rappresentano uno degli elementi storicamente più importanti: la giuria coordinata da Cristina Sivieri Tagliabue ha selezionato dieci post, da blog più o meno famosi, scelti in base alla precisione, l’affidabilità e/o la tempestività delle loro comunicazioni. Tra questi dieci finalisti verrà poi, in base al giudizio degli utenti del sito del Premio, scelto il blogger vincitore.

Ecco i dieci blogger scelti:

 

Attivissimo

Byoblu

Blackcat

Dagospia

Giornalettismo D

Lastknight

Piovono Rane

Punto Informatico

Step1

Voglio Scendere  


Diventa interessante notare, a questo punto, che la commistione tra blog tout court e giornalismo tradizionale è già ben radicata nella rete: tra i dieci finalisti scorgiamo testate giornalistiche vere e proprie e giornalisti della carta stampata, che – sicuramente prima degli altri – hanno capito le potenzialità di questo strumento senza lasciarsi andare a dissertazioni teoriche sul futuro dei settimanali, accanto a blogger "puri". Termine ultimo delle votazioni online è il 25 giugno: per votare basta leggere qui.

 

Ulteriore prova - sicuramente più drammatica - dell'importanza della blogosfera nel mondo è fornita dal CPJ, il Commitee to protect Journalists. Come ci racconta Marco Pratellesi qui, nel 2008 il numero di blogger e giornalisti online incarcerati ha superato quello dei giornalisti della stampa e della tv che si trovano in prigione. Fare i conti con questo triste dato ci permette di capire il valore, sempre più forte e quindi sempre più a rischio, dei blogger e del giornalismo partecipativo nel mondo. 

 

Posted by Vanessa Carmicino

06 maggio 2009

Arriva l'era del consumo consapevole?

Le crisi economiche hanno sempre ricoperto una funzione di catalizzatore per nuovi comportamenti alimentari e di ridimensionamento nelle scelte di consumo. L’ultima crisi, in particolare, vede affermarsi una tendenza verso un consumo consapevole, un particolare livello di sofisticazione culinaria mai registrato precedentemente e una rifocalizzazione verso attività che trovano la casa al loro centro.

Risulta chiaramente che il mercato alimentare non sarà più lo stesso.

L’Institute of Food Technologies ha recentemente dedicato un articolo alle 10 principali tendenze in ambito alimentare e rivelato alcuni interessanti dati sui cambiamenti nelle abitudini di consumo degli americani in tempi di crisi. (si veda l’articolo completo: Download 0409Feat_Trends)

1)     Ritorno al piacere della cucina

Contrariamente a quanto avvenne durante la recessione dei primi anni 90, quando i consumatori si rivolsero all’acquisto di cibi pronti e surgelati, oggi il 53% dichiara di cucinare con maggiore frequenza.

2)     “Casa dolce casa”

L’88% degli americani dichiara di preferire restare a casa più spesso, creando nuove opportunità di consumo alimentare. Cresce, anche fra i giovani, il desiderio di “ricevere” gli amici a casa.

3)     Diventare gourmet

Il livello di sofisticazione culinaria e l’interesse per la sperimentazione di nuovi sapori, cibi, ricette, non è mai stato così elevato. Mediamente, la popolazione americana adulta trascorre tre ore la settimana cucinando per divertimento.

4)     Nuove figure di primo piano

Sono 72 milioni i giovani adulti americani (generazione Y) diventati oggi un’importante forza nel settore alimentare. Poco inclini, ad oggi, alla pratica del cucinare, sono certamente fra gli estimatori del cibo gourmet e rappresentano il segmento in maggiore crescita fra coloro intenzionati a cimentarsi in cucina.

5)     Piccoli lussi

Nonostante necessari tagli alle spese alimentari non essenziali, molti consumatori continueranno ad acquistare alimenti “di lusso”. Sapori forti e contrastanti caratterizzano le scelte alimentari del 2009. A volte sono gli alcolici a rientrare nei lussi abbordabili (l’85% dei consumatori non ha rinunciato al loro acquisto). Ma non bisogna dimenticare che la soddisfazione dei piccoli desideri é totalmente soggettiva.

6)     Via dalla paura

Il 58% dei consumatori ha modificato le proprie scelte di acquisto, allontanandosi da prodotti con possibili issue legate alla qualità e alla sicurezza/salubrità (ingredienti, additivi, OGM, conservanti).

7)     “Green”

I consumatori hanno spostato i propri acquisti verso categorie di prodotto legate alla naturalità, freschezza, salute.

8)     “Automedicazione”

Il costo elevato delle medicine e della spesa sanitaria ha spinto gli americani verso una gestione autonoma della propria salute, creando un’incredibile opportunità alla crescita dei prodotti funzionali. Questo interesse per i cibi naturalmente funzionali e per la nutrizione in generale rappresenta forse la tendenza più marcata per gli anni a venire (anche nei confronti di prodotti per l’infanzia).

9)     “Sete di salute”

Continuo allontanamento dalle bevande zuccherate, a favore di acqua minerale, energy drink e tè.

10)  Forma e funzione

La difficile situazione economica ha spinto molti consumatori verso una riduzione di “forma e funzione”. Calano le vendite di prodotti surgelati, refrigerati... a favore di un aumento dei prodotti in scatola, in lattina, in busta.

 

Posted by Anna Capella

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