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Detto Tra noi

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23 luglio 2009

Twitter e l'apocalisse che non c'è

The-story-of-twitter 

Il 12 giugno è passato senza lasciare vittime: per quella fatidica data era stata predetta la fine di Twitter che sarebbe dovuto implodere, vittima di troppi twit – i messaggi da 140 caratteri che gli utenti possono postare – superando la straordinaria cifra di 2.147.483.647 micropost.
È passato più di un mese da quel giorno, i twit sono ormai molti di più e il progetto di Jack Dorsey è sempre più sulla cresta dell’onda. Ne approfittiamo, allora, per ripercorrere il cammino che ha portato alla celebrità il social network attraverso una bella immagine pubblicata da Manolith (poi ripresa da TechCrunch) su un’idea originale di InfoShots e che arriva in Italia da Infoservi. Un chiaro disegno, che ci racconta come questo strumento sia stato in grado di mescolare, in maniera assolutamente originale, citizen journalism e politica, star system e blogostar. Al centro, ovviamente, quella common people che l’ha trasformata nella killer application dell’anno.  
Posted by Vanessa Carmicino

15 luglio 2009

A proposito di digital divide

Via Pandemia, fonte Eurostat
Europa-Internetnutzung-2008-large 

L'immagine racconta bene quanta distanza ci sia tra la diffusione della rete in Italia e il resto d'Europa: non solo UK, Francia, Germania e tutto il Nord Europa ci superano, ma anche Ungheria, Slovacchia e Slovenia. Se l'accesso a internet è sinonimo di sviluppo e competitività dovremmo preoccuparci.
Quando parliamo di banda larga, poi, le percentuali sono ancora più preoccupanti: la diffusione in Italia si attesta al 19%, e si limita alle aree metropolitane.

Corrado Calabrò, l'Autorità Garante per le comunicazioni, negli scorsi giorni ha chiesto investimenti privati in assenza di quelli pubblici, per garantire la diffusione della banda larga sul territorio nazionale. Che sia una soluzione?

Posted by Sergio Veneziani

04 luglio 2009

DDL intercettazioni: giornalisti e blogger protestano

Il DDL Alfano sulle intercettazioni, solleva molte polemiche nell'ambito della comunicazione e di chi per professione se ne occupa. La Rete e blogger e giornalisti italiani ne hanno colto alcune criticità discutendo la questione già da mesi.
Il timore di quanti vivono attivamente la Rete in Italia, producendo e condividendo contenuti, è che molti siti di diversa natura o blog saranno costretti a "chiudere per rettifica", se non daranno corso entro 48 ore alle eventuali richieste di rettifica.
Il Consiglio Nazionale della Stampa ha indetto due giornate di "sciopero del silenzio", per protestare contro il decreto, e l'iniziativa sta avendo la sua eco online. Alessandro Gilioli, dal suo blog Piovono Rane ha proposto ai blogger di unirsi ai giornalisti, gli ha fatto eco Vittorio Zambardino, e molti altri stanno portando avanti la protesta.

posted by Vanessa Carmicino

01 luglio 2009

Tra diritto alla privacy e dovere di cronaca

I blogger che in questi giorni stanno dando voce alle proteste di Teheran sono efficaci in quanto anonimi? Se fossero costretti a rivelare la propria identità potrebbero continuare la loro attività di testimonianza di quanto sta accadendo in Iran? Nascondere il proprio nome dietro uno pseudonimo o, meglio, un nickname, aiuta a mettere in luce scandali e retroscena o genera solo disinformazione?

Sono interrogativi, questi, che in questi giorni stanno prendendo sempre più piede nel discorso attorno alla rete. Il dibattito sulla pubblicazione della propria identità in internet è tornato alla ribalta, viste anche alterne vicende che – da prospettive diverse – hanno indotto i media a parlare di identità in rete.

È notizia di questi giorni che l'Alta Corte di Londra ha stabilito che l'autore di un importante blog – che aveva appena vinto un premio come autore su temi politici – non ha diritto a mantenere segreta la sua identità. La motivazione? “Se un blogger decide di rimanere anonimo non vuol dire che ne abbia sempre diritto e che un giornale non possa svelarne l'identità”. Tutti i passaggi della controversa vicenda li trovate qui.

La notizia amplifica di colpo il dibattito che – da sempre – ruota attorno alla privacy in rete, che era stato riportato in auge con il boom di Facebook: il social network più popolare del mondo, infatti, aveva scardinato la logica dell’anonimato del web 2.0 per portare milioni di individui a “metterci la faccia”, mostrando nome, cognome e volto senza nessun riserbo. Cosa che ha portato al problema dei "furti" d'identità, al proliferare di fake e a palesi violazioni della privacy.
Il riserbo rimane necessario, invece, se si pensa a quanto sta succedendo ai blogger iraniani: il pericolo che il controllo dell’identità possa trasformarsi rapidamente in censura o punizione per chi vuole esprimere la propria opposizione è reale.

 

Posted by Sergio Veneziani

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