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21 gennaio 2010

Giornalisti-comunicatori: un rapporto da ripensare, con chiarezza dei ruoli

La newsletter di Ferpi pubblica oggi un interessante intervista al direttore del Mondo, Enrico Romagna Manoja sul tema centrale del rapporto fra giornalisti e comunicatori. Dice il direttore: "I giornalisti devono mettersi in testa che la loro professione non può più essere quella di una volta quando i grandi giornalisti erano gli opinionisti alla Montanelli o alla Biagi, i corrispondenti dall’estero, i grandi inviati di guerra".

Enrico Romagna Manoja
Giusto, ma è bene ricordare che dietro alle grandi firme anche allora, come oggi, ci sono tanti giornalisti che cercano di fare al meglio il proprio mestiere. Come noi comunicatori, d'altra parte. Forse, più che i giornalisti sono cambiati i giornali, che oggidanno rilievo a temi che una volta avrebbero fatto impallidire di vergogna e rabbia i Biagi o i Montanelli. Ma non è questo il punto.

Spiega Romagna Manoja: "Stiamo parlando di due mestieri contigui ma molto diversi tra di loro. Il giornalista deve dare notizie, buone o cattive che siano. Il comunicatore viene pagato per veicolare determinate informazioni (e solo quelle) e per gestire i rapporti con i media. Sono sempre stato dell’idea che il passaggio da uno all’altro di questi mestieri, pur essendo abbastanza frequente, non da sempre buoni risultati. Anche se è indispensabile che un comunicatore sappia come lavorano i giornalisti e che questi ultimi si rendano conto che i comunicatori non sono sempre e soltanto venditori di “marchette” ma ci aiutano spesso ad evitare di prendere fischi per fiaschi. La collaborazione tra le due categorie non è una scelta ma una necessità. Purché da parte di entrambi ci sia lealtà. Se questa si incrina il rapporto si guasta e produce danni per entrambi".

Vero, in Italia spesso si fa confusione fra i ruoli e si chiede al comunicatore d'impresa di "scrivere sul giornale", e al giornalista di comunicare a favore di una impresa. La chiarezza dei ruoli è invece il presupposto per una corretta interpretazione della professione, qualunque essa sia. Biagi e Montanelli hanno proprio insegnato questo, fra l'altro.

Posted by Sergio Veneziani

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