Troppa immagine positiva non giova alla buona reputazione
Si sa che ai clienti non piacciano le critiche e che anche solo un piccolo articolo "cattivo" generi ire profonde. Eppure un po' di critica non fa male a nessuno, il totalitarismo non è di moda e i giornali hanno il diritto di esprimere le proprie critiche.
Ho trovato molto interessante a questo proposito un vecchio articolo (2007) della Harvard Business Review, dal titolo: "Reputation and Its Risks", di Robert G. Eccles, Scott C. Newquist, e Roland Schatz.
In un passaggio, molto interessante, gli autori citano la ricerca fatta dal Media Tenor Institute for Media Analysis (fondata da uno degli autori, Roland Schatz) di Lugano, dalla quale emerge che una reputazione positiva ottimale dell’azienda richiederebbe almeno il 20% di articoli sui giornali importanti positivi e non più del 10% negativi. Il resto neutro. Un eccesso di positività nei media comporta il rischio di una eccessiva vulnerabilità di fronte a una qualsiasi issue.
E ne concludono: i manager possono influenzare il mix positivo o negativo degli articoli cercando di mantenere il livello di “coperture” negative nei limiti ottimali.
In sostanza, una certo minimo livello di criticità da parte dei media non solo è fisiologico, ma addirittura auspicabile per mantenere buona la reputazione di un’azienda senza creare l’illusione di una perfezione assoluta nell'immaginario collettivo degli stakeholder, che rischierebbe di portare a bruschi disincanti e a “crolli” improvvisi. Interessante.
Posteb by Sergio Veneziani
Thanks for sharing!
Scritto da: ön muhasebe programı | 17 ottobre 2011 a 16:46