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Detto Tra noi

14 luglio 2011

Due nuovi strumenti Edelman per misurare l'influenza di blogger e Twitter

Edelman ha lanciato oggi BlogLevel e la versione 2.0 di TweetLevel, due strumenti grauiti che permettono di identificare chi siano i veri creatori di opinione nei diversi campi. Ovviamente, TweetLevel analizza Twitter e BlogLevel misura la blogosfera.

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I due strumenti offrono elementi pratici di indagine a aziende e brand che, attraverso questi algoritmi messi a punto da Edelman, possono stabilire metriche di comparazione fra blogger e tweeters, in tutti i Paesi e in tutte le lingue del mondo. Ottengono punteggi più alti coloro che creano contenuti e idee proprie che sono poi amplificate e riprese dagli altri, così come coloro che più scambiano commenti con i loro follower. 

Per maggiori informazioni su BlogLevel eTweetLevel, cliccare qui per FAQ, qui per una presentazione e qui per il comunicato stampa Download Edelman launches BlogLevelTweetLevel final.

Posted by Sergio Veneziani

13 aprile 2011

Il web in Italia vale 32 miliardi, il 2% del PIL.

Interessante l'articolo di Daniele Lepido pubblicato su I bastioni di Orione. Scrive "Se qualcuno non avesse ancora compreso fino in fondo la portata “economica” del web, farebbe bene a dare un occhio allo studio del Boston Consulting Group, commissionato da Google e intitolato Fattore Internet. Un'indagine che cerca di stimare l'incidenza della rete sull'economia italiana. Nel 2010 il valore della web-economy è stato di 31,6 miliardi di euro, pari al 2% del prodotto interno lordo nazionale, in crescita del 10% sul 2009. Per avere un termine di paragone, si sappia che i settori dell'agricoltura e delle utilities, sempre nel 2010, hanno raggiunto il 2,3% del Pil, mentre la ristorazione non è riuscita a superare il 2 %".

Fattore Internet Certo, bisogna capire che cos'è internet, multiforme filiera, “costellazione” di servizi e competenze, oltre che di prodotti. Intanto oltre la metà di questi 31,6 miliardi è fatta dalla componente “consumo”, pari a 17,4 miliardi, più altri 11,2 miliardi che arrivano dai privati (soprattutto dagli investimenti degli operatori di telecomunicazione nelle reti), più altri 7,1 miliardi di spesa “istituzionale” da parte di Stato ed enti pubblici. Tutte cifre alle quali bisogna sottrarre le importazioni nette di 4,1 miliardi. Dei 17,4 miliardi della voce "consumo" il 65% (oltre 11 miliardi) è dato dall'acquisto di prodotti, servizi e contenuti online. In pole position tra i servizi c'è sempre il turismo, che batte informatica, elettronica di consumo, assicurazioni e abbigliamento. Mentre tra i contenuti digitali i più ricercati non sono le news, ma il gaming e nello specifico il poker online, che nel 2010 ha registrato una raccolta di oltre 3 miliardi di euro. Il rimanente 35% della voce consumo (circa 6,4 miliardi) se ne va nell'hardware per connettersi in rete, in tablet, smartphone e ovviamente nelle bollette telefoniche. Cioè in tutto ciò che permette “fisicamente” di accedere a internet.

Le previsioni. Da qui al 2015 la crescita annua del valore economico del web potrebbe oscillare tra il 13 e il 18 per cento. E sempre tra quattro anni l'incidenza del cyberspazio sul prodotto interno lordo italiano potrebbe stimarsi tra il 3,3 e il 4,3 per cento. Conclusione: Bcg stima che nel 2015 tutto l'ecosistema economico di internet potrebbe valere in Italia 59 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto a oggi. Ecco il documento del Boston Consulting Group.

Posted by Sergio Veneziani

08 giugno 2010

Ai politici piace "social"

L'Avvenire di oggi ci ricorda che sono tre gli strumenti sul web utilizzati dai parlamentari: siti Internet, sociali forum e blog. Almeno 800 parlamentari su 951 hanno un sito Internet, almeno il 23% dei parlamentari ha poi un blog, in sostituzione o assieme al sito Internet. 

Anche se i blog hanno più potenzialità comunicative degli altri mezzi, e infatti sono base della definizione dell'agenda quotidiana dei politici insieme agli altri media, non stanno "esplodendo" quanto i social network.

Lo rileva uno studio della Sapienza, svolto dal professor Stefano Epifani, che analizza la crescita dell'attenzione a Internet da parte dei politici. Stefano epifani Il fenomeno, ancora quasi inesistente sino al 2007, è apparso con le regionali del 2010 e con la recente diffusione di Facebook e Twitter.

In Italia infatti la vera rivoluzione, nell'allargamento del dibattito pubblico, l'hanno provocata più i social network che i blog.

I nuovi diari di rete tuttavia sono diventati le piattaforme dei programmi elettorali, ma non sono ancora strumenti di peso sulla scorta del modello americano. Insomma sembrano più strumenti per relazionarsi con un pubblico (influente) di nicchia, che non utili per la comunicazione politica di massa.

Posted by Sergio Veneziani


 

22 dicembre 2009

Sono 2,3 milioni gli italiani che si informano sui blog, tanti.

Il 10% dei 23,6 milioni di utenti italiani di Internet, cioè circa 2,3 milioni di individui, sono lettori abituali di blog di informazione e attualità. Lo rivela Primaonline citando un'indagine condotta dalla società di ricerche Human Highway  (www.humanhighway.it ) in collaborazione con Liquida (www.liquida.it ), l'aggregatore di news del gruppo Banzai.

In prevalenza i lettori di blog sono uomini, di età matura (35-54 anni), residenti nel Nord-Ovest e nel Centro. Quasi un terzo di essi (cioè circa 700mila persone) legge esclusivamente blog; poco meno della metà (1 milione 85mila persone) legge anche i quotidiani online. Per loro la fruizione di contenuti degli editori tradizionali è marginale.

Secondo l'indagine di Human Highway, i lettori abituali di blog hanno già dimenticato la carta: sentono un'affinità molto maggiore con il quotidiano on line piuttosto che con il quotidiano cartaceo.

Interessante conferma di quello che è evidente a tutti quelli che si occupano di comunicazione: la rete c'è, conta ed è importante. Poco alla volta anche le aziende se ne accorgeranno.

Posted by Sergio Veneziani

Il testo della ricerca nei Documenti di Primaonline.it.

 



 

10 novembre 2009

I media digitali e i professionisti della politica - un nuovo studio di Edelman

Capital staffers index Direttamente dal blog di David Brain, President & CEO di Edelman Europe, arriva la segnalazione di un nuovo studio a firma Edelman: il Capital Staffer Index, una lucida analisi dell’uso dei media digitali da parte dei professionisti della politica. Condotto in Germania, USA, Belgio, Francia e Inghilterra, questo lavoro ci permette di capire se, come e quanto i politici stranieri usano gli strumenti che la rete mette a disposizione per connettersi (è il caso di dirlo) alla comunità di riferimento e alle strutture di governance internazionale.   

Dall’indagine emerge come le fonti online siano ormai una risorsa assodata per reperire informazioni – indispensabili per strutturare la propria posizione politica – e capire quali siano le opinioni contrapposte in merito. I blog, in questo contesto, la fanno da padroni: non solo non sono più una novità, ma si sono imposti come strumenti per monitorare le notizie, le opinioni e, non ultimo, per comunicare con i cittadini.

L’importanza che i media digitali – dai blog, appunto, ai social network, dai sistemi di microblogging (twitter e tumblr) agli aggregatori di news – hanno assunto in questo settore rivela che ormai non è più il caso di chiedersi se utilizzarli o meno nell’ambito della comunicazione politica, ma, piuttosto, quanto e come farlo.

Sarebbe interessante, in conclusione, capire cosa stia succedendo in Italia: neanche a dirlo, la situazione da noi è ancora in uno stato embrionale (maggiori dettagli dall'analisi di Sofi ed Epifani su Spindoc). Tra gli esempi, il canale You Tube del Ministro Gelmini, che tanto ha fatto parlare alla sua nascita, il blog di Antonio Di Pietro, la pagina Twitter di Dario Franceschini e la pagina su Facebook del Ministro Brunetta. Un po’ pochi, forse, per poter cominciare a parlare di un uso consapevole dei digital media. Un bel punto di partenza, invece, per cominciare a lavorare in questa direzione.

 

Posted by Davide Sicolo

30 settembre 2009

Chi è il più bello della blogosfera?

Blogfest-2009

Non ci sarà un vero e proprio “red carpet” allestito per dar vita alla sfilata, ma da venerdì 2 ottobre prenderà lo stesso il via la BlogFest: a Riva del Garda sfileranno le star della blogosfera italiana, pronte a “sfidarsi” per ricevere l'ambita statuetta di blogger più amata dalla rete.
Al festival italiano sulle tante sfaccettature della rete – dai social network alle community, dai blogger (appunto) agli user generated content – avranno luogo i "

Macchianera Blog Awards 2009": verranno premiati quei blog che sono stati i punti di riferimento degli italiani in rete. Se, infatti, i social network (Facebook e Twitter) si sono rivelati la killer application dell'anno, i blog e i blogger rimangono un punto di riferimento per gli internauti. E saranno proprio loro a scegliere, come nelle migliori tradizioni, i vincitori.
Rispetto allo scorso anno, molte le conferme e qualche novità: per ognuna delle 26 categorie selezionate troviamo i nomi, anzi i nickname più popolari e seguiti della rete. Potete votare qui.

La premiazione dei Macchianera Blog Awards 2009 si terrà sabato 3 ottobre alle ore 21 a La Rocca di Riva del Garda, ma si può seguire anche da qui: www.blogfest.it.

Posted by Vanessa Carmicino

04 luglio 2009

DDL intercettazioni: giornalisti e blogger protestano

Il DDL Alfano sulle intercettazioni, solleva molte polemiche nell'ambito della comunicazione e di chi per professione se ne occupa. La Rete e blogger e giornalisti italiani ne hanno colto alcune criticità discutendo la questione già da mesi.
Il timore di quanti vivono attivamente la Rete in Italia, producendo e condividendo contenuti, è che molti siti di diversa natura o blog saranno costretti a "chiudere per rettifica", se non daranno corso entro 48 ore alle eventuali richieste di rettifica.
Il Consiglio Nazionale della Stampa ha indetto due giornate di "sciopero del silenzio", per protestare contro il decreto, e l'iniziativa sta avendo la sua eco online. Alessandro Gilioli, dal suo blog Piovono Rane ha proposto ai blogger di unirsi ai giornalisti, gli ha fatto eco Vittorio Zambardino, e molti altri stanno portando avanti la protesta.

posted by Vanessa Carmicino

01 luglio 2009

Tra diritto alla privacy e dovere di cronaca

I blogger che in questi giorni stanno dando voce alle proteste di Teheran sono efficaci in quanto anonimi? Se fossero costretti a rivelare la propria identità potrebbero continuare la loro attività di testimonianza di quanto sta accadendo in Iran? Nascondere il proprio nome dietro uno pseudonimo o, meglio, un nickname, aiuta a mettere in luce scandali e retroscena o genera solo disinformazione?

Sono interrogativi, questi, che in questi giorni stanno prendendo sempre più piede nel discorso attorno alla rete. Il dibattito sulla pubblicazione della propria identità in internet è tornato alla ribalta, viste anche alterne vicende che – da prospettive diverse – hanno indotto i media a parlare di identità in rete.

È notizia di questi giorni che l'Alta Corte di Londra ha stabilito che l'autore di un importante blog – che aveva appena vinto un premio come autore su temi politici – non ha diritto a mantenere segreta la sua identità. La motivazione? “Se un blogger decide di rimanere anonimo non vuol dire che ne abbia sempre diritto e che un giornale non possa svelarne l'identità”. Tutti i passaggi della controversa vicenda li trovate qui.

La notizia amplifica di colpo il dibattito che – da sempre – ruota attorno alla privacy in rete, che era stato riportato in auge con il boom di Facebook: il social network più popolare del mondo, infatti, aveva scardinato la logica dell’anonimato del web 2.0 per portare milioni di individui a “metterci la faccia”, mostrando nome, cognome e volto senza nessun riserbo. Cosa che ha portato al problema dei "furti" d'identità, al proliferare di fake e a palesi violazioni della privacy.
Il riserbo rimane necessario, invece, se si pensa a quanto sta succedendo ai blogger iraniani: il pericolo che il controllo dell’identità possa trasformarsi rapidamente in censura o punizione per chi vuole esprimere la propria opposizione è reale.

 

Posted by Sergio Veneziani

22 aprile 2009

La Cina parla inglese e gli americani fanno del blog un mestiere

Due notizie che segnano il nostro tempo.
La prima ce la rivela Federico Rampini, sempre attento corrispondente dall’Estremo Occidente di Repubblica.
E’ arrivata l’edizione in lingua inglese di Global Times, il giornale con cui la Cina vuole “presentarsi” all’opinione pubblica internazionale. Global Times esisteva già da tempo in mandarino: è un giornale di qualità, letto prevalentemente da una élite che vuole informarsi sull’attualità internazionale. Il lancio dell’edizione inglese fa parte di un imponente sforzo da parte del governo di Pechino per estendere la sua capacità di comunicazione verso il resto del mondo”.
Global Times, ricorda Rampini qui, è una testata che appartiene allo stesso editore del Quotidiano del Popolo: il comitato centrale del partito comunista.

E mentre la Cina si misura con il “quinto potere”, gli Stati Uniti scoprono che blogger è una professione: il Wall Street Journal ci avverte che la categoria ha superato, per numero, pompieri e baristi. Su 2 milioni, 1,7 ne ricavano reddito e per 450 mila persone è il primo lavoro.

L’inviato di Repubblica, Alberto Flores D’Arcais, racconta che la categoria di chi si guadagna da vivere "postando" online è più numerosa dei programmatori di computer, oltre che dei pompieri o dei baristi (tanto per citare mestieri molto diversi tra loro) e alla pari con gli avvocati - anche se questi ultimi guadagnano sicuramente di più.
Shakespeare Lo ha scoperto il
Wall Street Journal (sito online) mettendo insieme gli studi, le analisi e le statistiche disponibili che riguardano gli oltre 20 milioni di blogger presi in esame in America (tutti quelli che lo fanno per passione, per informare, per gioco o per qualsiasi altro motivo).
Crescono i blogger e calano i giornalisti. O forse i giornalisti oggi fanno i blogger. Difficile stabilirlo. Certo è che mentre il numero dei blogger cresce, il numero dei professionisti dell'informazione tradizionale diminuisce significativamente. Solo a Washington, sottolinea Flores D’Arcais, la città più "blogged" d'America e forse del mondo, rispetto a pochi anni fa è diminuito del 79 per cento il numero dei giornalisti che lavorano nei tradizionali giornali di carta. Del resto i siti online al top della graduatoria già oggi hanno introiti considerevoli e a un certo punto "non ci sono dubbi che l'Huffington Post varrà più del Washington Post". 1997215819_516ef09668

Viene anche fornito l'identikit del blogger. Molto istruiti (tre quarti sono laureati in un college), la maggioranza bianchi che guadagnano sopra la media. Un giovane americano su tre fa il "blogger" (nel senso più esteso) e tra questi chi ci guadagna per vivere è il due per cento. In che modo? Secondo i calcoli del Wsj con centomila visitatori unici al mese un sito può guadagnare 75mila dollari all'anno. Per un buon "post" i blogger possono prendere da 75 a 200 dollari, qualcuno può fare addirittura lo 'spokeblogger', pagato dai pubblicitari per "bloggare" un prodotto.

Posted by Sergio Veneziani

23 settembre 2008

L'hic et nunc della Blogosfera mondiale

Online da oggi il capitolo numero uno di "State of the Blogosphere 2008": indagine di Techorati che si propone di tracciare un profilo della blogosfera mondiale.
L'indagine verrà pubblicata in cinque parti, nei prossimi giorni, e l'intento è decisamente andare oltre il fenomeno puramente numerico, rilveando invece carattaristiche, mentalità, tempo, pervasività dell'attività, modalità, strumenti dei blogger.

I dati a disposizione raccontano infatti di una blogosfera numerosa, composita e in continua esapansione


  •     comScore MediaMetrix (August 2008)    
    • Blogs: 77.7 million unique visitors in the US
    • Facebook: 41.0 million | MySpace 75.1 million
    • Total internet audience 188.9 million
     
  •     eMarketer (May 2008)    
    • 94.1 million US blog readers in 2007 (50% of Internet users)
    • 22.6 million US bloggers in 2007 (12%)
     
  •     Universal McCann (March 2008)    
    • 184 million WW have started a blog | 26.4 US
    • 346 million WW read blogs | 60.3 US
    • 77% of active Internet users read blogs

che secondo Technorati e soprattutto secondo i blogger stessi - l'indagine è infatti stata condotta interrogando direttamente una porzione dei 133 milioni di blogger che hanno indicizzato la propria "creatura" su Technorati dal 2002 ad oggi - è:

  • un fenomeno globale e destinato a perdurare
  • un universo non omogeneo in cui sono presenti tipologie diverse di blog - da quelli peronali a quelli professionali - che coprono le tematiche più disparate: così come i blogger non sono un gruppo omogeneo
  • uno strumento che genera guadagno
  • un medium che non prescinde dalla realtà commerciale, anzi ne è permeato, dal momento che il 90% dei blogger scrive di prodotti e brand che apprezza o disprezza
  • in continua evoluzione
Se poi vi interessa anche un profilo socio-demografico dei blogger lo trovate sempre qui.

Attendiamo interessatissimi le prossime 4 puntate...

posted by Vanessa Carmicino

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