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Detto Tra noi

15 febbraio 2010

Quando la fonte è il "social"

Senza arrivare all'estremo degli esaperimenti in "real internet" che si propongono di utilizzare i social network come unica e sola fonte di informazione nella professione giornalistica, l'invito del nuovo director della BBC Global News - Peter Horrocks - ai "suoi" giornalisti è stato chiaro: usate i social media e siate più collaborativi nell'individuazione delle storie. L'invito è apparso più come un "dovere" che come un semplice suggerimento, secondo Horrocks infatti, l'utilizzo dei social media non è discrezionale ma fondamentale nella pratica di un corretto giornalismo contemporaneo.

Quel che è certo è che la tecnologia sta cambiando il giornalismo ed ora, accanto a penna e taccuino, il portatile o lo smartphone non possono mancare per controllare costantemente Twitter, i feed rss del proprio reader, Facebook, e i giornalisti diventano non solo produttori ma anche "aggregatori" di notizie.

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Ora a dirlo c'è la stessa BBC che nelle sue linee guida, solo un anno fa, prendeva in considerazione i social media solo per l'impatto che il riutilizzo dei contenuti poteva evere sul copyright.

Intanto l'esperimento dei 5 giornalisti francofoni "chiusi" nella rete è terminato, dando vita alle prime riflessioni in termini di gerarchia, rilevanza, comprensione compleata dell'informazione attraverso l'uso esclusivo dei social media, con la consapevolezza che il "tempo" è una variabile che cambia in Rete e nei media classici.

posted by Vanessa Carmicino

19 maggio 2009

Se l'informazione ha un prezzo

La novità che sta creando un “caso mediatico” dentro è fuori la rete è da giorni sui giornali: La News Corp di Rupert Murdoch avrebbe deciso di far pagare agli utenti di Internet le notizie pubblicate su tutti i suoi quotidiani, sulla scia di quanto fa già oggi per alcune news del sito del Wall Street Journal.
Al di là degli aspetti tecnici e della modalità di pagamento che sarà messa a disposizione – si parla di un sistema di micro-pagamenti per leggere i singoli articoli e dei veri e propri abbonamenti per le sezioni o per la totalità delle news – quello che colpisce è che anche per i grandi tycoon dell’informazione globalizzata i tempi sono sempre più duri. Il calo delle vendite nelle edicole e la riduzione degli introiti pubblicitari stanno, evidentemente, spingendo gli editori a trovare altre strade alternative: l’idea di far fruttare le news online, come soluzione al declino della carta stampata, appare prendere sempre più piede.

Tendenza irreversibile? Tante le opinioni, con gli schieramenti diversi che dibattono su quanto sia giusta o sbagliata una decisione del genere. Quel che è certo è che siamo di fronte a un drastico cambio di stagione e di model­lo culturale, che potrebbe avere imprevedibili conseguenze sull’informazione, stampata o digitale. Forse, però, sarebbe più stimolante pensare ad alternative che un mondo sempre più mobile rendono possibile: riflettere su come sfruttare economicamente la fruizione delle informazioni via cellulare, ad esempio, potrebbe rivelarsi un’alternativa alla tassazione della libera fruizione delle informazioni in rete.

Posted by Vanessa Carmicino 

 

27 aprile 2009

Una legge per Internet: paradiso o giungla?

Arriva da Molfetta la notizia della prima querela per diffamazione a «mezzo Facebook» d’Italia. A sporgere la denuncia è Giulio Cosentino, imprenditore ed editore di una testata locale, nei confronti di un suo ex collaboratore che lo avrebbe offeso in maniera pesante sul più famoso social network. Lo rivela Angelo Alfonso Centrone sul Corriere del Mezzogiorno.
«Un danno d’immagine consistente – denuncia la vittima con la passione di internet – tenendo conto della visibilità delle offese ricevute, apparse sui computer dei miei 867 contatti Facebook e dei suoi 244 (riferendosi al querelato, ndr)». Un target mirato di conoscenti, colleghi e liberi professionisti della città.
Interessante vedere come andrà a finire: Facebook sarà equiparato a un qualunque medium? Quindi si tratterà di una caso ordinario di diffamazione a mezzo stampa? Il punto è importante e richiama alla mente un altro: chi proteggerà l'opinione pubblica dai "cattivi" citizen journalists?

Deprecare l'Ordine dei giornalisti e la mediazione obbligatoria dei giornali è bello, facile, e democratico. Ma un esame di Stato, come quello che consente l'accesso alla professione di giornalista, è pur sempre una barriera, se non una vera garanzia di informazione seria. La libera circolazione delle informazioni è un ideale nobile, ma occorre anche che ci sia chi protegge dalla "disinformazione". Siamo tutti sicuri che una rete del tutto libera e incontrollata sarà un paradiso di informazione autentica e non una giungla insidiosa e inaffidabile? L'interrogativo è lecito. Untitled

Mentre il Parlamento italiano discute la legge su Internet (vedere il blog "piovono rane" di Alessandro Gilioli), è interessante il dibattito che anima la rete sulla regole della rete stessa. Anche il blog di Luca De Biase segue il dibattito sul fenomeno del citizen journalism, rivelando un fatto curioso: un gruppo di 30 giornalisti usciti dal defunto giornale Rocky Mountain News, di Denver, avevano cominciato a scrivere per un giornale su web chiamato INDenverTimes.com, con un obiettivo: arrivare a 50mila abbonati paganti. Doveva essere un esperimento significativo per molti altri giornali online americani. Ed è andato male. Obiettivo mancato. Così come è andata male la migrazione dalla carta all'online per il SeattlePI.com. Il giornale, nato 146 anni fa, ha progressivamente perso lettori online: ora ha 20 giornalisti, contro i 150 di quando faceva anche l'edizione cartacea. E ha perso lettori anche contro l'edizione online del rivale The Seattle Times, che invece mantiene la carta e contemporaneamente aumenta i lettori online (2.2 milioni in marzo).

Posted by Sergio Veneziani

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