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Detto Tra noi

29 dicembre 2010

Riconosciamolo, la vera notizia era Wikileaks

Come giustamente scrive Prima Comunicazione nell'ultimo numero, di Wikileaks si è detto già tutto. Però è l'avvenimento più importante degli ultimi anni nel mondo dell'informazione, anzi della comunicazione dato che i contenuti delle rivelazioni sono la parte meno interessante della vicenda.Julian_Assange_(Norway,_March_2010)

Il lato più interessante, come intelligentemente rileva il mensile italiano, è il rapporto fra Internet e i media tradizionali. Assange (foto a fianco), il fondatore, non prescinde dalla stampa, anzi ne pianifica sepientemtne l'uso perchè ha capito che un documento lungo e noioso da leggere, anche se contiene una notizia, non raggiungerebbe il grande pubblico. Ecco allora che lascia ai giornalisti "tradizionali" il compito di trasformare questi noiosi rapporti in gustose notizie e di sbatterli in prima pagina, come si diceva una volta.

Wikileaks_logo_svg L'operazione è riuscita alla grande e i dispacci diplomatici hanno ottenuto una visibilità mediatica da record mondiale. Il gioco sapiente delle anticipazioni e il "timing" perfetto da comunicatori consumati ha funzionato alla grande. E abbiamo tutti scoperto ancora una volta che più che il messaggio la vera notizia era il media, cioè Wikileaks, come ci ha insegnato Marshal McLuhan (foto in basso). "Perché la vera notizia è che qualcuno ha dimostrato che tutto può diventare accessibile a tutti e che questo obbligherà tutti a programmare in modo più trasparente", parola di Smile.

Posted by Sergio Veneziani

 MarshallMcLuhan

08 giugno 2010

Ai politici piace "social"

L'Avvenire di oggi ci ricorda che sono tre gli strumenti sul web utilizzati dai parlamentari: siti Internet, sociali forum e blog. Almeno 800 parlamentari su 951 hanno un sito Internet, almeno il 23% dei parlamentari ha poi un blog, in sostituzione o assieme al sito Internet. 

Anche se i blog hanno più potenzialità comunicative degli altri mezzi, e infatti sono base della definizione dell'agenda quotidiana dei politici insieme agli altri media, non stanno "esplodendo" quanto i social network.

Lo rileva uno studio della Sapienza, svolto dal professor Stefano Epifani, che analizza la crescita dell'attenzione a Internet da parte dei politici. Stefano epifani Il fenomeno, ancora quasi inesistente sino al 2007, è apparso con le regionali del 2010 e con la recente diffusione di Facebook e Twitter.

In Italia infatti la vera rivoluzione, nell'allargamento del dibattito pubblico, l'hanno provocata più i social network che i blog.

I nuovi diari di rete tuttavia sono diventati le piattaforme dei programmi elettorali, ma non sono ancora strumenti di peso sulla scorta del modello americano. Insomma sembrano più strumenti per relazionarsi con un pubblico (influente) di nicchia, che non utili per la comunicazione politica di massa.

Posted by Sergio Veneziani


 

28 maggio 2010

Nobel per la pace a Internet? Candidatura accettata!

Nella newsletter Ferpi del 27 maggio leggiamo un'interessante intervista al direttore di Wired, Riccardo Luna (qui sotto nella foto), che si è fatto portavoce e promotore in Italia della candidatura di Internet a Nobel per la pace. Spiega: "E' la più grande piattaforma di comunicazione che l’umanità abbia mai avuto, quel dialogo costruisce in ogni istante una cultura di collaborazione. E sta cambiando in meglio il mondo in cui viviamo e nessuno sa nemmeno chi l’ha inventata". Luna

Una proposta che ci sembra stimolante e subito accettata dal Comitato di Stoccolma che vaglia le candidature. Con Internet, in realtà, non si fa solo la pace ma anche la guerra e, soprattutto, il terrorismo, però è giusto sottolineare il suo valore universale e unificante: ha abbattuto più frontiere in pochi anni di quante non ne abbia cancellate la politica in cent'anni. 

Forse potrebbe anche meritarsi, Internet, un Nobel per la letteratura, perché ha inciso così profondamente nel modo di comunicare che ha fatto letteratura "vera" Ma questa è un'altra storia.

Posted by Sergio Veneziani


15 febbraio 2010

Quando la fonte è il "social"

Senza arrivare all'estremo degli esaperimenti in "real internet" che si propongono di utilizzare i social network come unica e sola fonte di informazione nella professione giornalistica, l'invito del nuovo director della BBC Global News - Peter Horrocks - ai "suoi" giornalisti è stato chiaro: usate i social media e siate più collaborativi nell'individuazione delle storie. L'invito è apparso più come un "dovere" che come un semplice suggerimento, secondo Horrocks infatti, l'utilizzo dei social media non è discrezionale ma fondamentale nella pratica di un corretto giornalismo contemporaneo.

Quel che è certo è che la tecnologia sta cambiando il giornalismo ed ora, accanto a penna e taccuino, il portatile o lo smartphone non possono mancare per controllare costantemente Twitter, i feed rss del proprio reader, Facebook, e i giornalisti diventano non solo produttori ma anche "aggregatori" di notizie.

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Ora a dirlo c'è la stessa BBC che nelle sue linee guida, solo un anno fa, prendeva in considerazione i social media solo per l'impatto che il riutilizzo dei contenuti poteva evere sul copyright.

Intanto l'esperimento dei 5 giornalisti francofoni "chiusi" nella rete è terminato, dando vita alle prime riflessioni in termini di gerarchia, rilevanza, comprensione compleata dell'informazione attraverso l'uso esclusivo dei social media, con la consapevolezza che il "tempo" è una variabile che cambia in Rete e nei media classici.

posted by Vanessa Carmicino

19 maggio 2009

Se l'informazione ha un prezzo

La novità che sta creando un “caso mediatico” dentro è fuori la rete è da giorni sui giornali: La News Corp di Rupert Murdoch avrebbe deciso di far pagare agli utenti di Internet le notizie pubblicate su tutti i suoi quotidiani, sulla scia di quanto fa già oggi per alcune news del sito del Wall Street Journal.
Al di là degli aspetti tecnici e della modalità di pagamento che sarà messa a disposizione – si parla di un sistema di micro-pagamenti per leggere i singoli articoli e dei veri e propri abbonamenti per le sezioni o per la totalità delle news – quello che colpisce è che anche per i grandi tycoon dell’informazione globalizzata i tempi sono sempre più duri. Il calo delle vendite nelle edicole e la riduzione degli introiti pubblicitari stanno, evidentemente, spingendo gli editori a trovare altre strade alternative: l’idea di far fruttare le news online, come soluzione al declino della carta stampata, appare prendere sempre più piede.

Tendenza irreversibile? Tante le opinioni, con gli schieramenti diversi che dibattono su quanto sia giusta o sbagliata una decisione del genere. Quel che è certo è che siamo di fronte a un drastico cambio di stagione e di model­lo culturale, che potrebbe avere imprevedibili conseguenze sull’informazione, stampata o digitale. Forse, però, sarebbe più stimolante pensare ad alternative che un mondo sempre più mobile rendono possibile: riflettere su come sfruttare economicamente la fruizione delle informazioni via cellulare, ad esempio, potrebbe rivelarsi un’alternativa alla tassazione della libera fruizione delle informazioni in rete.

Posted by Vanessa Carmicino 

 

27 aprile 2009

Una legge per Internet: paradiso o giungla?

Arriva da Molfetta la notizia della prima querela per diffamazione a «mezzo Facebook» d’Italia. A sporgere la denuncia è Giulio Cosentino, imprenditore ed editore di una testata locale, nei confronti di un suo ex collaboratore che lo avrebbe offeso in maniera pesante sul più famoso social network. Lo rivela Angelo Alfonso Centrone sul Corriere del Mezzogiorno.
«Un danno d’immagine consistente – denuncia la vittima con la passione di internet – tenendo conto della visibilità delle offese ricevute, apparse sui computer dei miei 867 contatti Facebook e dei suoi 244 (riferendosi al querelato, ndr)». Un target mirato di conoscenti, colleghi e liberi professionisti della città.
Interessante vedere come andrà a finire: Facebook sarà equiparato a un qualunque medium? Quindi si tratterà di una caso ordinario di diffamazione a mezzo stampa? Il punto è importante e richiama alla mente un altro: chi proteggerà l'opinione pubblica dai "cattivi" citizen journalists?

Deprecare l'Ordine dei giornalisti e la mediazione obbligatoria dei giornali è bello, facile, e democratico. Ma un esame di Stato, come quello che consente l'accesso alla professione di giornalista, è pur sempre una barriera, se non una vera garanzia di informazione seria. La libera circolazione delle informazioni è un ideale nobile, ma occorre anche che ci sia chi protegge dalla "disinformazione". Siamo tutti sicuri che una rete del tutto libera e incontrollata sarà un paradiso di informazione autentica e non una giungla insidiosa e inaffidabile? L'interrogativo è lecito. Untitled

Mentre il Parlamento italiano discute la legge su Internet (vedere il blog "piovono rane" di Alessandro Gilioli), è interessante il dibattito che anima la rete sulla regole della rete stessa. Anche il blog di Luca De Biase segue il dibattito sul fenomeno del citizen journalism, rivelando un fatto curioso: un gruppo di 30 giornalisti usciti dal defunto giornale Rocky Mountain News, di Denver, avevano cominciato a scrivere per un giornale su web chiamato INDenverTimes.com, con un obiettivo: arrivare a 50mila abbonati paganti. Doveva essere un esperimento significativo per molti altri giornali online americani. Ed è andato male. Obiettivo mancato. Così come è andata male la migrazione dalla carta all'online per il SeattlePI.com. Il giornale, nato 146 anni fa, ha progressivamente perso lettori online: ora ha 20 giornalisti, contro i 150 di quando faceva anche l'edizione cartacea. E ha perso lettori anche contro l'edizione online del rivale The Seattle Times, che invece mantiene la carta e contemporaneamente aumenta i lettori online (2.2 milioni in marzo).

Posted by Sergio Veneziani

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