Dagli Stati Uniti una nuova tendenza:” keep on truckin’ – the food truck trend”.
Tutti pazzi per i food truck (i punti di ristoro “mobili” di casa nostra), oggi protagonisti di campagne di marketing di successo (es. Nike Sportswear) e utilizzati perfino dalle più note catene di ristoranti che “battono” le strade americane nei loro templi della cucina su ruote.
Si è concluso qualche giorno fa a Roma il convegno “Mangiare Bene per Vivere Meglio”,l’appuntamento annuale aperto al pubblico promosso da Guglielmo Pepe, editorialista di Salute/La Repubblica e dedicato all’alimentazione e alla salute (www.alimentazione.somedia.it).
L’alimentazione e la lotta all’obesità sono tematiche chiave ormai da qualche tempo, ma più che mai attuali. Dati allarmanti riportano infatti che ormai la metà della popolazione italiana è sovrappeso o obesa ed è opinione condivisa, e sostenuta dal mondo scientifico e istituzionale, l’importanza di adottare uno stile di vita sano e corretto fin dalla prima infanzia per evitare di andare incontro ai rischi derivanti da un’alimentazione non equilibrata.
L’indagine Format-Salute/La Repubblica (www.formatresearch.com) presentata nel corso di questa edizione si è focalizzata sulla spesa alimentare e la salute degli italiani.
Un italiano su cinque (22.8%) ha problemi economici con la spesa alimentare, una percentuale ben superiore rispetto alla medesima tendenza rilevata lo scorso anno dalla stessa indagine, a testimonianza dell’impatto della crisi sulla capacità degli italiani di far fronte alla quotidianità.
Davanti allo scaffale, sette italiani su dieci prendono in considerazione il prezzo, tendendo a sacrificare le proprie preferenze abituali in nome del portafoglio.
Una tendenza che sembra incidere più sui giovanissimi, sui giovani e le famiglie, spesso in condizioni di lavorio precario.
La spesa media settimanale si aggira intorno agli 80 euro, anche se gli uomini spendono più delle donne.
Il 38.7% acquista in punti vendita meno costosi come i discount e il 27.3% riduce quantitativamente i prodotti comprati abitualmente.
Risultano essere diversi anche i consumi: si acquistano più cibi di base – pasta e riso a discapito di alimenti più costosi.
Molti gli argomenti trattati dagli altri relatori, rappresentanti della comunità scientifica e di alcune aziende alimentari e della distribuzione. Le diverse relazioni saranno disponibli sul sito www.alimentazione.somedia.it.
PIU' POVERA LA TAVOLA DEGLI ITALIANI: ALCOL UN NUOVO ALLARME
Si è appena conclusa la due giorni romana dedicata
all’alimentazione e alla salute; l’appuntamento – aperto al pubblico – con il
convegno “Mangiare Bene per Vivere Meglio”, promosso da Guglielmo Pepe
direttore di Repubblica Salute e giunto ormai al quarto anno.
L’alimentazione e la lotta all’obesità sono tematiche
centrali ormai da qualche tempo, ma più che mai attuali. E’ infatti opinione
condivisa e sostenuta dal mondo scientifico l’importanza di adottare uno stile
di vita sano e corretto fin dalla prima infanzia per evitare di andare incontro
ai rischi derivanti da un’alimentazione non equilibrata.
Quest’anno a questi argomenti se ne aggiunge un terzo,
altrettanto scottante, quello della tavola degli italiani in tempo di crisi.
Come cambia il menu degli italiani in tempo di crisi,
quali sono i corretti comportamenti alimentari, l’importanza del consumo
consapevole, il cibo come prevenzione delle malattie: sono questi i temi
dibattuti nel corso dell’appuntamento da importanti opinion leader del mondo
politico, della comunità scientifica e rappresentanti aziendali.
Parecchi gli argomenti di discussione presentati dagli
autorevoli relatori.
A partire dall’indagine realizzata da Format
Ricerche di Mercato focalizzata sui comportamenti alimentari degli italiani a tavola in tempo di crisi,
dalla quale risulta che quasi il 60% degli italiani negli ultimi mesi ha
modificato le proprie abitudini alimentari, prevalentemente per ragioni di
prezzo (43.5%) e cresce di circa il 4% rispetto all’anno precedente la
percentuale di coloro che dichiarano di avere avuto problemi nel mangiare
riconducibili a ragioni di carattere economico.
La crisi dei consumi sembra interessare principalmente gli alimenti
arricchiti (-26.7%), i cibi pronti (-23.4%), i pasti sostitutivi (-22.3%),
integratori di vitamine e minerali (-21.2%). Ma si registrano cali – e questo è
il dato più allarmante – anche nel consumo di pesce (-26.7%), carne (-21.2%) e
pane (-20.2%).
Fra i fattori di scelta degli alimenti, oltre il prezzo, gli italiani
prestano particolare attenzione alla sicurezza, ovvero la preoccupazione di
evitare cibi transgenici (77.4%) o contaminati (82%). Mentre in fase di
acquisto, vengono considerati qualità e genuinità (90.8%), gusto e sapore
(86.5%), apparenza e freschezza (84.4%) e provenienza del prodotto o paese
d’origine (77.7%).
Fra gli argomenti trattati dagli altri autorevoli relatori e rappresentanti
del mondo politico, delle istituzioni, della comunità scientifica e di alcune
aziende alimentari, spicca un nuovo “attore”.
Infatti, oltre ad un’alimentazione equilibrata all’insegna della varietà e
ad uno stile di vita attivo, l’alcol è emerso come uno dei fenomeni da tenere
in maggiore considerazione – specie fra i ragazzi e i giovani.
Primo killer negli Stati Uniti, il suo consumo sta diventando sempre più
problematico anche in Italia, dove l’età di avvio al consumo alcolico è la più
bassa di tutta l’Europa: 12 anni circa! (Osservatorio Nazionale Alcol – OssFAD
– ISS ).
The Food Change - L'industria alimentare tra normativa, gusto e salute
Si è svolto oggi a Milano l’incontro dibattito dal titolo
“The Food Change” promosso
da Edelman nell’ambito di un programma che la nostra azienda promuove nei
diversi settori in cui opera.
Obiettivo del workshop di oggi quello di paragonare gli
scenari americano ed europeo dell’industria alimentare, prendendo in esame
rischi e opportunità connessi con le normative sui claim nutrizionali, le
campagne contro il “marketing to kid” promosse da alcune associazioni dei
consumatori, ma anche la necessità da parte del mondo istituzionale di
cooperare con le industrie per affrontare insieme la sfida posta dai mutati
stili di vita della popolazione.
Ne abbiamo discusso con la professoressa Sylvia Rowe
della Tufts University ,
autorevole esperta in materia di nutrizione e salute e consulente di Edelman a
livello globale, Janet Cabot, director
Food and Nutrition Practice Edelman USA , l’avvocato Giuseppe Allocca,
specialista in norme alimentari, il professor Michele Carruba, direttore del
Centro Studi e Ricerche sull’Obesità dell’Università di Milano.
E’ opinione condivisa che il problema obesità sia diventato
“la lente di ingrandimento” attraverso la quale passano tutte le issue legate
all’alimentazione e al cibo.
In Italia, l’obesità nella popolazione adulta registra
tassi di crescita del 10% circa ogni 5 anni, mentre nei bambini la crescita è
decisamente più rapida, raggiungendo una media del 25% in 5 anni.
Una situazione drammatica, che lascia intravedere un
aumento dell’obesità negli adulti del 45% e del 200% quella infantile entro il
2025.
Le cause delle patologie legate al cibo, come l’obesità, il
diabete, le patologie cardiovascolari e alcuni tumori, sono da ricercare nello
sbilanciamento fra l’introito e il consumo calorico, la mancanza di attività
fisica e di movimento e uno stile di vita poco sano.
I cibi ad alta densità energetica, i grassi trans, il
sale, gli zuccheri, la dipendenza, il marketing to kid, i profili nutrizionali,
gli health claim … sono gli argomenti “caldi” maggiormente dibattuti a più
livelli (istituzioni, comunità scientifica, industria, media, consumatori, …)
nei diversi paesi.
Le leve per combattere la crescente problematica sembrano
risiedere in una maggiore informazione ed educazione a più livelli (dalla
scuola, ai programmi di prevenzione, …) e in un’azione combinata, che preveda
il coinvolgimento e la collaborazione di tutte le parti coinvolte – mondo
scientifico, istituzioni politiche, industria – per promuovere modifiche degli
stili di vita, il ritorno a un’alimentazione più corretta e bilanciata, e
l’aumento dell’attività fisica.
L’unica alternativa: una legislazione più restrittiva che
preveda, oltre ad una normativa sull’etichettatura dei prodotti alimentari e a
restrizioni nelle attività di marketing, anche alcune forme di tassazione differenziate
per Paesi e categorie di prodotti.
Nelle ultime settimane é ritornato pesantemente a farsi sentire il battage sull’obesità infantile con particolare focus su mal educazione e consumo eccessivo di merendine, biscotti, alimenti ricchi di grassi, molto pubblicizzati.
Oltre all’evidente emergenza del problema obesità e alla riduzione dell’attività fisica sul quale si dibatte giustamente da diverso tempo, il marketing to kids torna prepotentemente alla ribalta.
E’ vero allarme obesità in tutti i paesi d’Europa, ma in Italia la situazione è drammatica: sono oltre 4.700.000 gli adulti obesi in Italia (+9% rispetto a cinque anni fa), per non parlare dei nostri bambini. Dallo studio “OKKIO ALLA SALUTE” condotto dal Ministero della Salute (http://www.ministerosalute.it/dettaglio) in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità (http://www.iss.it) e reso noto in questi giorni, risulta che sono oltre un milione i bambini tra i 6 e gli 11 anni con problemi legati al peso eccessivo, circa un bambino su tre. La Campania, ultima classificata tra le 18 regioni italiane partecipanti allo studio con bambini sovrappeso (21%).
Fra le cause di questo fenomeno figurano sicuramente le cattive abitudini alimentari e la scarsa attività fisica, ma fattore ancor più preoccupante, i genitori con bambini sovrappeso convinti che i loro figli siano normali.
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