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Detto Tra noi

13 gennaio 2010

EDELMAN “10ON10”: una finestra sul nuovo decennio che si apre

Come ogni anno, ritorna anche per il 2010, “10on10” il punto di vista di Edelman su alcune delle tendenze, mode e abitudini che, in qualche modo, potranno influenzare l’anno appena iniziato (www.edelman.com/10on10).

10 professionisti Edelman appartenenti a diversi settori e provenienti da diversi paesi del mondo offrono un interessante “spaccato” del mondo della comunicazione e dei nuovi consumatori: dalla complicazione di un mondo dove non esistono più regole e dove i cambiamenti avvengono a grandissima velocità, al crescente fenomeno “digital”; dalla fine della prima decade del nuovo millennio caratterizzata da un consumatore consapevole e “potente”, ai protagonisti di una realtà fatta di nuovi ruoli non stereotipati; dai Giochi Olimpici invernali, possibile barometro di cambiamenti sociali, al crescente fenomeno della responsabilità individuale e da parte delle aziende, ... al 30esimo compleanno dei nuovi “millennial”, i nati fra il 1980 e il 1995.

Ci auguriamo che “10on10” possa provacare curiosità, stimolare pensieri, essere d’ispirazione per tutti e ci trovi pronti ad affrontare con energia e colore il nuovo decennio.

posted by Anna Capella


30 ottobre 2009

Premio Assorel: arrivano importanti riconoscimenti per Edelman

   

  Assorel

   
Si è svolta ieri sera la cerimonia tradizionale del premio Assorel: anche quest’anno, nella sua dodicesima edizione, sono state premiate le campagne di comunicazione meglio riuscite. Edelman è molto felice di aver raccolto tre importanti successi: premio nella categoria “Comunicazione corporate” con la campagna per il Norwegian Seafood Export Council "NORVEGIA: LA VERA ESPERIENZA DEL GUSTO", menzione speciale nella categoria “Comunicazione di prodotto” e “Premio L’impresa” – come campagna più votata dal pubblico su www.limpresaonline.it – con la campagna per Lottomatica "GIOCO DEL LOTTO. I NUMERI SONO INTORNO A NOI... SMORFIAMO LA REALTÀ".

Tre importanti successi, questi, che l’agenzia è orgogliosa di aver ricevuto come riconoscimento per il buon lavoro fatto da tutti i team.

Posted by Fiorella Passoni

28 marzo 2008

Il social network dei relatori pubblici italiani: PR Italia

Il social network dei relatori pubblici italiani è nato da poco ma ha già 250 iscritti: PR Italia è una realtà - virtuale - ancora in fase di evoluzione e costruzione, ma in pieno stile web 2.0 è nata spontaneamente all'interno del sito di micro-social network Ning.
Un luogo di aggregazione, discussione e confronto per chi della comunicazione ha fatto la sua professione.

Posted by Fiorella Passoni

Pritalia

10 dicembre 2007

Le RP crescono in Italia, ma la distanza da US e UK sembra ancora in aumento

Abbiamo letto il post di adcomunicazione dedicato alla ricerca curata da MS&L Italia dal titolo “Marketing e Relazioni Pubbliche: un mercato in evoluzione”. Anche la nostra sensazione è che la situazione italiana sia una fase di forte cambiamento, ma non siamo sicuri che si stia avvicinando agli standard americani.

Ad esempio, anche in Italia i new media crescono, ma molto meno che negli USA e in UK; quindi la distanza sembra piuttosto aumentare che diminuire. Come confermano le cifre dell'indagine, cresce il numero di aziende che investono in Marketing Communication: il 43% contro il 38% dello scorso anno, con una crescita nelle RP (47%), ma nei new media la crescita è solo del 36%. Il ricorso al Crisis resta bassissimo, così come la comunicazione interna e i Public Affairs. Giustamente Daniela Canegallo, AD di MS&L Italia, commenta: “Desta perplessità la scarsa propensione all’uso delle RP in aree delicate come il crisis management. Sembra confermarsi un gap culturale storico per quelle imprese che hanno la tendenza a rincorrere i problemi invece di sforzarsi di gestirli proattivamente, trasformandoli in opportunità”.

Oggi, con ancora l'emozione e l'angoscia suscitata dall'incidente della Thyssen Krupp a Torino, questa tendenza italiana del rincorrere i problemi piuttosto che prevenirli appare ancora più sinistra e non ci lascia affatto ottimisti. Il Paese ha ancora molto da crescere, nei fatti e nella comunicazione. Del resto la classica politica non sta dando il buon esempio, né in un caso né nell'altro.

Posted by: Fiorella Passoni

30 novembre 2007

Quale sarà l'anima della nuova pubblicità? E chi può dirlo?

ImagesIl precedente post sulla rivoluzione della pubblicità e il dialogo con i consumatori in rete ha suscitato un piccolo confronto interessante. Vorrei allargare il tema mettendo sul tappeto un altro aspetto: il conflitto d'interessi di chi offre consulenza nella comunicazione ma appartiene a un gruppo che vede nella pubblicità il suo stesso core business. Situazione, questa, che caratterizza molti dei principali brand impegnati sul mercato italiano.


In questo momento la rete e i social media offrono eccellenti occasioni alle imprese per comunicare con i propri consumatori e i propri stakeholder, senza ricorrere alle tradizionali, "martellanti", campagne pubblicitarie. Occasioni per spiegare invece che stordire, per dialogare invece che bombardare il famoso "target", per conversare invece che gridare.


Ma, vien da chiedersi, come fanno quelle agenzie che dalla pubblicità dipendono ad andare contro i propri stessi interessi e convincere i propri clienti che un democratico dialogo in rete spesso è molto più vantaggioso di un costosissimo stordimento pubblicitario?

Eppure le evidenze ci sono, e tutte le indagini indicano che oggi il pubblico sempre più spesso giudica le imprese per quello che sono, per quello che fanno, per gli impegni di responsabilità sociale che mantengono; e che le scelte di "consumo" sono sempre meno scelte d'impulso (di induzione pubblicitaria) e sempre più scelte razionali (confronto con le esperienze in rete, nel senso di Internet, ma anche di rete nel senso di amici e colleghi).


Insomma, cambiano i consumatori e quindi dovrebbe cambiare la comunicazione nei loro confronti: fatti, non emozioni.

Per questo crediamo che oggi essere indipendenti, consulenti neutrali ed obiettivi, sia importante. Ed ecco forse anche perchè siamo così soli nel difendere la rete e tutto il "nuovo" che avanza e che, inevitabilmente, è destinato a sconvolgere gli equilibri attuali, a rimescolare le carte in tavola e a decretare il successo di nuovi leader. Beppe Grillo sicuramente è uno che ha capito come si utilizzano i nuovi strumenti di comunicazione.


Posted by: Sergio Veneziani

15 ottobre 2007

L'immagine non si compra. Si conquista, con i fatti

Nel suo ultimo post, Richard Edelman sintetizza il suo discorso al Forrester Consumer Forum in cui risponde alla richiesta di parlare sull’immagine delle aziende e sulla costruzione del brand nell’era delle nuove tecnologie di comunicazione e social media.

La tesi centrale è che le aziende non possano più comprarsi la reputazione o la fedeltà al marchio, ma che queste cose debbano essere acquistate attraverso fatti durevoli nel tempo. In questo ambiente profondamente cambiato, le RP possono adattarsi bene, se non più velocemente, di ogni altra disciplina della comunicazione. Le Relazioni Pubbliche dovrebbero sempre essere uno sforzo trasparente per sostenere la posizione dei clienti, supportate da una conoscenza profonda dei contenuti, offrendo uno spazio aperto al dialogo ed al commento.

L’obbiettivo è quindi quello di educare, quando possibile, costruire ponti, quando necessario e rispettare i nuovi confronti basati sul mercato, sempre. Si dovrebbero incoraggiare i propri clienti a prendere a cuore quelli che sono i beni centrali percepiti dalla società: l’ambiente, il salario minimo, il rispetto dell’identità femminile. L’obbiettivo delle Relazioni Pubbliche inoltre deve essere quello di facilitare e contribuire alla discussione sia nel tradizionale asse verticale (investitori, media principale, legislatori) che in quello orizzontale (impiegati, consumatori, NGO e comunità).

Le RP sono semplicemente un riflesso della realtà, probabilmente ben presentato, ma basato su fatti e comportamenti. Una comunicazione efficace dovrebbe evolversi dai messaggi controllati verso una collaborazione colloquiale. Si ha la necessità di riconoscere la dialettica tra controllo e credibilità, incoraggiando i clienti ad abbracciare questa nuova costruzione senza aver paura, ma anzi con prontezza. Solo aspirando a questa grande idea ed aiutando a cambiare la realtà e non solo la percezione, ci si può muovere in un continuo dalle Parole ai Fatti.

Posted by: Fiorella Passoni

11 ottobre 2007

Cari clienti, gare più trasparenti con le nuove regole Assorel

Garbagnati Ieri Assorel (Associazione italiana delle agenzie di RP a servizio completo), della quale io sono consigliere e Furio Garbagnati (foto a fianco) è il Presidente, ha finalmente approvato il documento sulla gestione delle gare (Download regolamento_gare_assorel_01.10.07.pdf): un traguardo importante per il quale tutti noi delle relazioni pubbliche abbiamo lavorato duramente. D'ora in poi alcuni principi base dovranno essere rispettati da tutti: gare con massimo 5 invitati, chiarezza e simultaneità del briefing, reale volontà di realizzare l'oggetto della gara, reale budget a disposizione per realizzare la comunicazione, rimborso per la partecipazione.


Insomma, chiediamo alle aziende di tracciare un percorso preciso, condiviso, che non può che migliorare l'ambiente nel quale noi tutti ci troviamo a lavorare.

Questa carta è un punto fermo importante, nel segno dell'evoluzione intrapresa a partire dal 2003 con l'approvazione dei "Criteri per scegliere un'agenzia di Comunicazione e Relazioni Pubbliche" (Documento scaricabile dei "Criteri di scelta dell'agenzia").

Posted by: Fiorella Passoni

07 settembre 2006

Mi scusi, quale ha detto che è la sua professione?

L'avventura di Richard Edelman, descritta nel suo blog , sta suscitando commenti anche nel mondo della Comunicazione italiana. Il dibattito è sul sito della Ferpi. La storia è divertente e significativa: Richard era andato in banca per ritirare soldi e si è trovato a dover compilare il solito modulo. Peccato che la voce "PR" non era contemplata, né ritenuta abbastanza specifica. "Mai sentito parlare di "PR, cos'è?" chiedeva l’impiegato. Cosa scrivere allora sul modulo? "Corporate"? "Marketing Communications". Decisamente troppo lungo per il modulo della banca. In sostanza, osserva Richard, facciamo un lavoro "clandestino", che non ha neppure un nome che lo definisca bene.

A chi di noi non è mai capitato, anche solo ad una cena fra amici, di dover utilizzare un lungo giro di parole per definire il nostro lavoro di tutti i giorni? Con la fastidiosa sensazione alla fine di non essere riusciti a spiegare con precisione cosa si fa per vivere. "Amici relatori pubblici, abbiamo ancora tanto lavoro da fare per l'identità della nostra professione", commenta Fabio Ventoruzzo, nel sito della Ferpi.

Mi chiedo, ma non ci converrebbe provare a inventare un altro nome? Che magari avesse più fortuna di questo, che proprio funziona poco? Per esempio "Comunicatore". C'è la Pubblicità e c'è il "Pubblicitario". C'è la Comunicazione e c'è il "Comunicatore". Oppure chiamarci "Consulenti in Comunicazione", ma il rischio è che l'acronimo diventi "CC", come l'Arma benemerita.

Non so trovare soluzione, ma il problema c'è. Ne vogliamo discutere? Ventoruzzo suggerisce il libro di Roberto Fioretto (Pubbliche Fascinazioni: i rituali delle relazioni pubbliche tra scienza e arte, ed. Cleup), io vi invito a una visione ironica del film "Thank you for smoking".

posted by Sergio Veneziani

16 maggio 2006

Il Codice Da Vinci: Sony apre un sito di dialogo col Vaticano

Codice20da20vinci Alla vigilia dell’uscita nelle sale italiane “Il Codice Da Vinci”, film tratto dal libro di Dan Brown, prodotto dalla Sony Picture Entertainment, è un fenomeno al centro delle polemiche e dell’attenzione dei massmediologi e dei sociologi che si chiedono come sia possibile che un “giallo” di fiction esoterica abbia potuto conquistare nel mondo 40 milioni di lettori e scatenato le reazioni della Chiesa Cattolica, con alti prelati che hanno invitato i fedeli a boicottare il libro e ordinato di non leggerlo. Ieri il cardinale Camillo Ruini ha aggiustato il tiro e ha dichiarato: “niente boicottaggio, ma più impegno nella catechesi”. Il caso è interessante perché dimostra come il Vaticano si senta particolarmente esposto di fronte a questo tipo di letteratura, figlia nella sub cultura  del “complotto gnostico” mondiale ben descritta da Umberto Eco nel suo famoso romanzo, "Il Pendolo di Foucault".

Dal punto di vista dei media è interessante anche il fatto che, per ridurre le polemiche ed evitare uno scontro diretto con il Papa, l’Opus Dei e le gerarchie ecclesiastiche, la Sony è corsa ai ripari e ha realizzato in fretta un sito internet che ha invitato ben 45 esperti, tra giornalisti, ricercatori e docenti (tra cui monsignor Francis Maniscalco, ex direttore della comunicazione della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti) e studiosi di teologia, a contribuire con saggi e interventi per illustrare i fondamenti della fede cattolica e il suo impatto sulla storia e le vite degli uomini. Al sito è collegato un blog che pubblica i commenti dei lettori. Negli ultimi 30 giorni Technorati indica che sono stati complessivamente più di 81mila i messaggi pubblicati dai blog in lingua inglese relativi al Codice mentre quelli in italiano sono stati circa 7.200.

posted by Sergio Veneziani

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