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Detto Tra noi

05 novembre 2010

Il nostro futuro tra mobile, social network e tablet: il web è davvero morto?

Wired-Web is Dead Giorni passati navigando nei dati della rete, in tutti i sensi: il 3 e 4 novembre si è svolto lo IAB FORUM, un appuntamento che da diversi anni scandisce l’evoluzione dello scenario digital. Anche quest’anno emergono alcuni spunti di riflessione interessanti che, in alcuni casi, confermano trend già percepiti.

Un esempio ci viene offerto dal discorso di Roberto Binaghi, Presidente IAB Italia: la continua espansione dei social network, che ci fanno compagnia per 7 ore e mezza al mese. Ebbene sì, tanto è il tempo che gli italiani passano in media sui social network ogni mese… inutile dire che forse proprio questo è il canale da tenere in considerazione per raggiungerli e coinvolgerli.

Altro aspetto interessante riguardante gli italiani emerge dai dati Audiweb di settembre: si afferma sempre di più l’accesso a internet in mobilità. Cresce, infatti, del 26,1% rispetto a settembre 2009 l’accesso a internet tramite cellulare, disponibile per 5,3 milioni di italiani. Ma cosa fanno dal loro telefonino gli italiani? Le attività principali sono la semplice navigazione (50,4% dei casi), la consultazione dei motori di ricerca (26,3%), l’accesso ai social network (24,5%...sembra che proprio noi italiani non possiamo più farne a meno!), inviare o ricevere e-mail (24%) e la consultazione di itinerari/mappe (20,7%).

Ulteriore spunto che ci fa riflettere arriva da Chris Anderson, editor in chief di Wired USA, che provocatoriamente inizia il suo discorso, facendo eco alla copertina di qualche numero fa di Wired USA, dicendo Il Web è Morto, il web inteso come pura navigazione su internet, lasciando da parte tutto il resto come fruizione di video, condivisione di file,…. Ma cosa significa? Che il web sta diventando qualcosa di diverso da come lo abbiamo vissuto finora, rimane sempre importante la sua funzione primaria di servizio (browsing, ovvero navigazione), ma la linfa vitale sarà sempre più costituita dall’entertainment, ovvero gaming, streaming, apps,rich media (magazine)…questo negli USA sta già succedendo, infatti il web come servizio registra un calo a favore dell’entertainment; tra noi del vecchio continente invece il browsing gode ancora di un buon vantaggio. Scorgiamo già davvero all’orizzonte la fine del Web?
Stiamo a vedere…

Posted by Claudio Rascio

 

29 aprile 2010

Tweetlevel e i 1.000 account Twitter-Tech più influenti

Novità dal mondo Edelman Digital, a raccontarle è il nostro collega Jonathan sul blog The Naked Pheasant: grazie a Tweetlevel, strumentino creato proprio da Edelman che permette di misurare il livello di popolarità, coinvolgimento e fiducia degli account Twitter, Edelman ha stilato la lista dei 1.000 account Twitter technology-oriented più influenti sul web.

Il primo dato che salta agli occhi è l'aumento degli account Twitter legati ai brand. Aziende, agenzie, periodici, start-up e consulenti, sembrano aver ormani compreso la forza del microblogging nel gioco delle relazioni con i clienti e il pubblico di riferimento.

Ad aprile più di 40 dei 200 top opinion leader tecnologici su Twitter sono brand (es. Google e Bing) rispetto ai 25 di gennaio (...) Molti hanno registrato un forte incremento del proprio livello di influenza: tra gennaio 2010 e aprile 2010 Ubertwitter è saltato dal 57esimo a 13esimo posto, HTC ha scalato 103 posizioni dalla 194 alla 91, Google è salito dalla 15esima alla 17esima, mentre il suo rivale Bing è sceso dalla posizione 118 alla 186. Tra i media solo 7 rientrano nella top 200. Anche i giornalisti costituiscono solo un piccolo gruppo di 7 elementi in una top 200 in cui a fare la parte del leone sono i guru e i professionisti della comunicazione. Unica eccezione Pete Cashnore, giornalista di Mashable, che rimane saldamente al primo posto nella lista dei mille più influenti. Scrive Jonathan.

Una menzione speciale e un po' "nazionalista": 5 tra i primi 1.000 account sono italiani, Riccardo Luna@RiccardoWired (373), Luca Conti@Pandemia (420), Nicola Mattina@nicolamattina (790), Marco Montemagno@Montemagno (950), Alberto D'Ottavi@Dottavi (998).

Qualora volestre aggiungere in un sol colpo tutti e 250 top Twitter techno-friendly account, potete cliccare qui per seguire la lista.

Se invece siete curiosi di capire come viene elaborato il ranking di Tweetlevel, oltre che al post su The Naked Pheasant, potete trovare le informazioni qui.

Si apre la sfida per scalare la classifica...

Posted by Vanessa Carmicino
(p.s. perdonate gli inglesismi)

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19 novembre 2009

Internet? La prima arma di "costruzione" di massa

Internet come volano per la pace nel mondo? Forse. Di certo, Wired ci crede: la bibbia del web 2.0 lancerà ufficialmente venerdì la candidatura di Internet al premio Nobel per la Pace 2010.

 

Al di là del suo valore provocatorio la proposta è, senza dubbio, interessante, se non altro perché invita a considerare internet non più come semplice strumento, ma come elemento in grado di cambiare il corso delle cose. Non sono pochi gli esempi che hanno provato il valore della rete in fenomeni di resistenza alla dittatura, dalle proteste in Iran alla rivoluzione Aran­cione nel 2004 in Ucrai­na, solo per citarne alcuni: se la rete non è stata in grado di cambiare radicalmente il corso degli eventi si è rivelata, in questi casi, uno strumento senza paragoni nel dar voce a chi è costantemente escluso dai media mainstream.

 

“Se il Web vincesse il Nobel – scrive il professor Umberto Veronesi nel suo appello al linguaggio universale, della scienza e di internet che verrà pubblicato sul prossimo numero di Wired, ed è stato anticipato da La Stampa – dimostreremmo agli osservatori futuri due cose: che avevamo capito la portata della rivoluzione globale rappresentata dalla Rete; che eravamo determinati a volgerla al miglior utilizzo nell'interesse dell'umanità intera.”

 

Internet è - e rimane - uno strumento, non ha forse l'umanità necessaria per promuovere la pace nel mondo. Ma "il medium è il messaggio", avrebbe detto Marshall McLuhan: se il messaggio proposto da questa arma di COSTRUZIONE di massa potrà portare ad un cambiamento radicale noi non potremo che esserne felici.

 

I4P Wired


Posted by Sergio Veneziani 

 

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